SIMON SCARROW.
...
.
...
LA BATTAGLIA DEI DUE REGNI.
.
Ciclo: Revolution 1.
...
.
...
Parte 1.
...
.
...
Titolo originale: Young bloods. 2006. Revolution Series.
Traduzione di: Rosa Prencipe e Roberto Lanzi.
2017. Newton Compton, ROMA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
.
Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
.
Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
.
Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
...
.
...
Tutti i personaggi di questo romanzo, tranne quelli chiaramente storici, sono immaginari e qualunque analogia con persone reali, esistenti o esistite,  puramente casuale.
...
.
...
Nota del traduttore
...
.
...
L8 novembre 1793 fu approvato in Francia un decreto (Dcret sur le tutoiement obligatoire) che imponeva luso del tu tra tutti i cittadini francesi, quale che fosse il loro mestiere, funzione o posizione gerarchica. Il tu venne utilizzato dai sanculotti gi dal 1792. Nella traduzione italiana si  tenuto conto di questa circostanza nei dialoghi tra i diversi
personaggi
...
.
...
A zio John Cox, che ha il rispetto e laffetto di tutti quelli che lo conoscono
...
.
...
Nomi, date e misure
...
.
...
Molti lettori sapranno che il Duca di Wellington era in precedenza Arthur Wellesley. Prima ancora, la sua famiglia si chiamava Wesley. Il nome fu cambiato nel pi familiare Wellesley dopo che il fratello maggiore di Arthur eredit il titolo di famiglia. Arthur cominci a usare la nuova versione solo dopo larrivo in India, evento trattato nel libro successivo della serie  Il generale. Per rendere le cose semplici per il lettore, ho usato le unit di misura imperiali per entrambi i
lati della vicenda. Riguardo alle date, non ho usato il calendario rivoluzionario dal momento che la maggior parte dei francesi vi aderiva solo a parole e continuava a usare il calendario convenzionale.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Irlanda, 1769.
.
Con unultima occhiata alla stanza in penombra, la levatrice si ritir e si chiuse la porta alle
spalle. Si gir verso la figura in fondo al corridoio. Poveruomo, pens, asciugandosi
inconsapevolmente le mani forti nelle pieghe del grembiule. Non cera un modo facile per dargli la
cattiva notizia. Il bambino non avrebbe superato la notte. Non ne dubitava, avendo fatto nascere pi
bambini di quanti riuscisse a ricordarne. Era nato almeno un mese prima del termine. Cera stato solo
un guizzo di vita in quella creatura quando la signora laveva finalmente espulsa dallutero con un
lancinante urlo di dolore, poco dopo mezzanotte. Il risultato era stato uno smorto esserino che tremava,
anche dopo che laveva lavato, gli aveva tagliato il cordone e laveva consegnato alla madre avvolto
nelle pieghe pulite di una coperta per neonati. La signora aveva stretto il bambino al seno, travolta dal
sollievo che il lungo travaglio fosse finito.
Era cos che la levatrice laveva lasciata. Voleva che avesse qualche ora di consolazione prima
che la natura facesse il suo corso e trasformasse il miracolo della nascita in una tragedia.
Raggiunse luomo in attesa, lorlo della gonna che frusciava sulle assi del pavimento, e gli
rivolse un rapido cenno del capo mentre riferiva quanto aveva da dire.
Mi dispiace, milord.
Ti dispiace?. Lanci unocchiata alle spalle della levatrice, verso la porta lontana. Cos
successo? Anne sta bene?
Lei sta bene, signore.
E il bambino?  nato?.
La levatrice annu. Un maschio, milord.
Per un istante, Garret Wesley sorrise di sollievo e orgoglio prima di ricordare le prime parole
della levatrice. Cosa c, allora?
La signora sta abbastanza bene. Ma il piccolo  messo male. Perdonatemi, signore, ma non
credo che arriver a domattina. E anche in tal caso, sar questione di giorni prima che vada incontro al
Creatore. Mi dispiace tanto, milord.
Garret scosse la testa. Come puoi esserne sicura?.
La levatrice fece un respiro per controllare la rabbia per quelloffesa alla sua opinione
professionale. Conosco i segni, signore. Non respira bene e la pelle  fredda e appiccicosa al tatto. Il
povero piccolo non ha la forza di vivere.
Deve esserci qualcosa che si pu fare per lui. Manda a chiamare il dottore.
La levatrice scosse la testa. Non ce ne sono al villaggio e neanche nei dintorni.
Garret la fiss mentre la sua mente lavorava febbrilmente. Era a Dublino che avrebbe trovato le
cure mediche necessarie a suo figlio. Mettendosi subito in viaggio, potevano raggiungere la loro casa di
Merrion Street prima del tramonto del giorno seguente e mandare a chiamare immediatamente il
miglior dottore. Garret annu tra s. Aveva deciso. Afferr la levatrice per un braccio.
Va di sotto, alle stalle. Di al mio cocchiere di sellare i cavalli e prepararsi a mettersi in
viaggio il prima possibile.
Partite?. La donna lo guard incredula. Ma non  possibile, signore. La signora  ancora
molto debole e ha bisogno di riposare.
Pu riposare nella carrozza durante il viaggio fino a Dublino.
Dublino? Ma, milord, 腻. La levatrice aggrott la fronte mentre cercava di immaginare una
distanza maggiore di quella che aveva percorso in tutta la sua vita.  un viaggio troppo lungo per la
vostra signora, milord. Nelle sue condizioni. Ha bisogno di riposo, altroch.
Star benone.  il bambino che mi preoccupa. Ha bisogno di un dottore; tu non puoi fare altro
per lui. Adesso va a dire al mio cocchiere di preparare la carrozza.
Lei non disse niente, limitandosi a stringersi nelle spalle. Se il giovane signore voleva rischiare
la vita della moglie per il bene di un neonato gracile che sarebbe senzaltro morto, la decisione spettava
a lui. E avrebbe dovuto convivere con le conseguenze.
La levatrice chin il capo e si affrett verso le scale, scendendo rumorosamente i gradini. Garret
scocc unultima occhiata di sdegno nella sua direzione e si precipit verso la stanza in cui si trovava la
moglie. Si ferm per un momento davanti alla porta, preoccupato per la sua salute visto il difficile
viaggio che stavano per affrontare. Si chiese se fosse quella la cosa migliore da fare. Forse la levatrice
aveva ragione, dopo tutto, e il bambino sarebbe morto prima che riuscissero a raggiungere un dottore
abbastanza bravo per salvarlo. A quel punto Anne avrebbe sofferto per niente il disagio di un viaggio
tutto scossoni lungo la strada sconnessa per Dublino. Peggio ancora, avrebbe potuto mettere a rischio
anche la sua salute. Una morte certa se restavano l. Due possibili morti se partivano per Dublino. Una
certezza contro una possibilit. Messa cos, Garret decise che dovevano correre il rischio. Afferr la
maniglia di ferro, la abbass e apr la porta.
La stanza migliore della locanda era un posto angusto con umide pareti intonacate e una
cassapanca, un lavamano e un grande letto sopra al quale era appeso un semplice crocifisso. A un lato
del letto cera un tavolo con un portacandele di peltro. Tre candele mezze sciolte ondeggiarono
impercettibilmente allo spiffero della porta che si apriva. Anne si agit sotto le coperte e i suoi occhi si
aprirono.
Amore mio, mormor. Abbiamo un figlio, sai.
Issandosi sul cuscino, indic con un delicato cenno del capo il fagotto che teneva nellincavo
del braccio.
Lo so. Garret si costrinse a sorriderle. La levatrice me lha detto.
Raggiunse il letto e si inginocchi accanto alla moglie, prendendole la mano libera tra le sue.
Dov andata?
Ad avvertire di far preparare la carrozza.
Preparare la carrozza?. Lo sguardo di Anne guizz verso gli scuri, da cui per non filtrava
alcuna traccia di luce.  ancora buio. E poi, amore mio, sono stanca. Davvero stanca. Devo riposare.
Non possiamo restare qui un altro giorno?
No. Al bambino serve un dottore.
Un dottore?. Anne sembrava confusa. Sottrasse la mano dalla presa del marito e scost con
cautela una piega del morbido telo che avvolgeva il bambino. Al caldo chiarore delle candele, Garret
vide i tratti gonfi del neonato  occhi chiusi e labbra immobili. Solo il ritmico dilatarsi delle narici
indicava una traccia di vita. Annie pass un dito sulla fronte grinzosa. Perch un dottore?
 debole e ha bisogno delle cure giuste il prima possibile. Lunico posto in cui possiamo
assicurargliele  Dublino.
Annie aggrott la fronte. Ma  a un giorno di viaggio da qui. Come minimo.
 per questo che ho dato ordini di far preparare la carrozza. Dobbiamo partire
immediatamente.
Ma, Garret.
Shh!. Le premette con delicatezza un dito sulle labbra. Non devi sforzarti. Riposa, mia cara.
Risparmia le forze.
Si allontan dal letto. Al di l degli scuri si sentivano suoni provenire dalla rimessa delle
carrozze; uno stalliere imprec quando le porte cigolarono sui cardini arrugginiti. Garret fece segno alla
finestra. Devo andare. Dovr impormi per riuscire a partire in tempo.
Nel cortile lastricato della locanda, due lanterne erano state accese e appese a dei supporti fuori
dalla rimessa. Le porte erano aperte e bloccate e allinterno delle figure indistinte stavano sellando i
cavalli.
Sbrigatevi!, esclam Garret attraversando il cortile. Dobbiamo partire subito.
Ma  ancora notte, milord. Un uomo emerse dagli alloggi della servit infilandosi il soprabito
e Garret zitt la protesta del cocchiere con un brusco cenno della mano.
Partiamo non appena mia moglie  vestita e pronta a viaggiare, OShea. Assicurati che i nostri
bagagli siano caricati. Adesso porta qua fuori quei cavalli e attaccali alla carrozza.
S, milord. Come desiderate. Il cocchiere chin il capo ed entr a grandi passi nella stalla.
Forza, ragazzi! Muovetevi, pigroni!.
Garret lanci unocchiata alla finestra della moglie e prov una fitta di rimorso per non essere al
suo fianco. Abbass di nuovo lo sguardo sulle stalle e si accigli.
Andiamo, gente! Datevi da fare!.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
La carrozza lasci rumorosamente il cortile durante lultima ora di buio. Sul rozzo acciottolato
del villaggio, le ruote presero a sferragliare, rompendo il silenzio della notte. A ciascun lato, la scura
massa delle abitazioni che si susseguivano lungo la strada venne momentaneamente rischiarata dalle
due lanterne della carrozza. Linterno era illuminato da una singola lampada, fissata alla paratia dietro
al conducente. Garret sedeva con un braccio attorno alla moglie e teneva lo sguardo sulla forma
immobile del loro bambino, al sicuro sul grembo di lei. La levatrice aveva ragione. Il bambino
sembrava debole e fiacco. Anne lanci unocchiata al marito, indovinando il motivo della sua
espressione preoccupata.
La levatrice mi ha detto tutto prima di partire. So che ci sono poche probabilit che
sopravviva. Dobbiamo avere fiducia nel Signore.
S, convenne Garret.
La carrozza usc dal villaggio e il rimbombo dellacciottolato cedette il passo al pi sommesso
brontolio della strada sterrata che attraversava tortuosa la campagna verso Dublino. Garret scost una
delle cortine dalla porta della piccola carrozza e tir gi il finestrino.
OShea!.
Milord?
Perch non stiamo andando pi veloci?
 buio, milord. Riesco appena a vedere la strada davanti a me. Se andiamo pi veloci,
rischiamo di andare fuori strada o ribaltare la carrozza. Manca poco allalba, signore. Andremo pi
veloci non appena ci sar abbastanza luce.
Molto bene. Garret si accigli e richiuse il finestrino prima di accasciarsi di nuovo sul sedile
imbottito. Sua moglie gli prese la mano e la strinse piano.
Mio caro. OShea  un bravuomo. Sa che deve fare in fretta.
S. Garret si gir verso di lei. E tu? Come ti senti?
Abbastanza bene. Non sono mai stata cos stanca.
Garret la guard con aria tesa. Avrei dovuto lasciarti a riposare alla locanda.
Cosa? E portare da solo nostro figlio a Dublino?.
Lui fece spallucce e Anne ridacchi. Mio caro, per quanto ti ritenga un ottimo marito, ci sono
delle cose che solo una madre  in grado di fare. Io devo restare con il bambino.
Ha preso il seno?.
Anne annu. Un pochino. Poco prima di partire. Ma non abbastanza. Non credo che ne abbia la
forza. Accost il mignolo alle labbra del piccolo, stuzzicandole delicatamente, cercando di provocare
una reazione. Ma il neonato arricci il naso e gir il viso. Sembra che abbia poca voglia di vivere.
Poverino, disse con voce sommessa Garret. Povero Henry. Nellusare quel nome, sent la
moglie irrigidirsi. Cosa c?
Non chiamarlo cos. Lei si gir verso il finestrino.
Ma  il nome sul quale eravamo daccordo.
S. Ma potrebbe non vivere. Avevo riservato il nome a un figlio che sarebbe stato forte. Se
lui muore, non userei quel nome per un altro. Non potrei.
Capisco. Garret le diede una delicata stretta alla spalla. Ma nessun bambino cristiano
dovrebbe morire senza un nome.
No. Anne abbass lo sguardo sul minuscolo viso. Si sentiva impotente, sapendo che di l a
poche ore il bambino sarebbe potuto passare allaltro mondo, quasi senza aver respirato in questo. Il
dolore sarebbe stato sproporzionato alla durata della vita del neonato. Dare un nome a quellessere
malaticcio avrebbe peggiorato le cose e lei rifugg dal suo dovere.
Anne. Garret continuava a guardarla. Ha bisogno di un nome.
Pi tardi. Ci sar tempo per quello pi tardi.
E se non ci fosse?
Dobbiamo avere fiducia in Dio che ce ne sar.
Garret scosse la testa. Era tipico di lei. Anne odiava che la vita la mettesse di fronte alle
difficolt. Fece un profondo respiro. Voglio che abbia un nome. Non Henry, va bene, cedette. Ma
dobbiamo trovarne uno adesso, mentre  ancora vivo.
Anne trasal e guard fuori dal finestrino. Ma non vide altro che la propria immagine
sussultante, e quella di suo marito e del loro bambino.
Anne.
E va bene, replic spazientita. Dal momento che insisti. Gli daremo un nome. Per quello che
potr servire. Quale nome vogliamo dargli?.
Garret osserv il bambino per un momento, meravigliandosi per la profondit dei sentimenti
che nutriva per lui e al tempo stesso ripensando con timore al verdetto della levatrice. Pens ad Anne,
che lo aveva portato in grembo per cos tanti mesi, che ne aveva sentito i primi movimenti palpitanti,
che sapeva di portare una vita dentro di s Quando aveva detto a Garret della terribile immobilit nel
suo grembo, si erano precipitati a Dublino in preda al panico; ma durante il viaggio era cominciato il
travaglio. Il bambino era nato vivo e Garret aveva sentito il cuore gonfiarsi di sollievo, che per era
stato infranto quando la levatrice gli aveva spiegato con tatto che il bambino era troppo debole per
sopravvivere. Cerc di scacciare il dolore che gli attanagliava il cuore.
Garret?. Anne alz il viso per guardarlo negli occhi. Oh, Garret, mi dispiace tanto. Non sono
di grande aiuto, vero?
Io io star bene. Tra un momento.
Tir su la schiena e la tenne stretta a s, avvertendo la tensione nel corpo della moglie malgrado
la carrozza sobbalzasse sulla strada sconnessa. Allesterno, il primo pallido bagliore grigio dellalba
illuminava la cima delle colline a est e il cocchiere faceva schioccare la frusta sulla testa dei cavalli,
aumentando la velocit.
Anne si impose di concentrarsi. Era necessario un nome, e in fretta. Arthur.
Garret le sorrise e guard il loro bambino.
Arthur, ripet. Come il re. Piccolo Arthur. Accarezz la serica fronte del neonato. Un
giorno sarai valoroso e coraggioso come il tuo omonimo.
S, replic Anne con voce sommessa. Proprio quello che stavo per dire io.
Lalba, grigia e piovigginosa, irruppe sulla campagna irlandese e la strada sterrata divenne
presto fangosa, risucchiando le ruote della carrozza che avanzava tra gli spruzzi. A mezzogiorno fecero
una breve sosta in una piccola citt per far riposare i cavalli e rifocillarsi. Anne rimase a bordo della
carrozza con il bambino e prov ad allattarlo di nuovo. Come prima, le labbra di Arthur schioccarono
mentre cercava il capezzolo offerto ma, dopo appena qualche convulsa succhiata, distolse la faccia,
tossendo e sbrodolando latte, e rifiut di prenderne ancora.
Al calare del sole e quando loscurit torn ad avvolgere la carrozza, aggirarono una collina e,
davanti a s, Garret scorse il lontano tremolio di centinaia di finestre illuminate quando la capitale
apparve alla vista. Ancora una volta, OShea fu costretto a rallentare landatura mentre si sforzava di
vedere la strada. Erano ormai passate due ore dallimbrunire quando la carrozza entr in citt,
percorrendo le strade in un fragore di ruote fino alla casa di Merrion Street.
Garret aiut a scendere la moglie con il bambino e li accompagn allinterno, dando ordini
perch fosse subito acceso il fuoco nel salottino e preparato un pasto caldo per Anne e per s. Poi
mand dei servitori a cercare una nutrice e a chiamare il dottor Kilkenny, il pi stimato tra i dottori
della citt.
Il medico fu condotto nel salottino proprio mentre Anne e Garret finivano il loro brodo. Garret
balz in piedi per stringergli la mano guantata.
Grazie per essere venuto cos presto.
S, be, mi hanno detto che era urgente. Lalito del dottore odorava di vino. Allora, dov il
mio paziente, Wesley? Questa giovane signora?
No. Anne indic la culla vicino al caminetto. Nostro figlio, Arthur.  nato ieri sera. La
levatrice ha detto che le sue condizioni erano gravi non appena lha visto. Ha detto che dovevamo
aspettarci il peggio.
Ah!. Il dottore scosse la testa. Levatrici! Cosa ne sa una donna di medicina? Una donna
irlandese, se per questo! Non dovrebbero esprimersi riguardo a questioni mediche. Devono limitarsi a
far nascere i bambini. Ora, cosha che non va il bambino?
Non si attacca al seno, dottore.
Cosa? Per niente?
Succhia un po, poi gli manca il respiro e non vuole prendere altro latte.
Uhm. Il dottor Kilkenny pos la borsa accanto alla culla, si sfil il cappotto e lo porse a
Garret. Poi si protese sul bambino e scost delicatamente le fasce di lino. Arricci il naso nel sentire
lodore fin troppo familiare. Non ha problemi di intestino, per lo meno.
Lo far cambiare.
Tra un po, dopo che lavr visitato.
Anne e Garret osservarono in ansioso silenzio il dottore che esaminava attentamente il
corpicino al tremolante chiarore delle candele del lampadario. Si ud un flebile grido dalla culla quando
premette piano sullo stomaco del bambino e Anne trasal allarmata. Il dottor Kilkenny lanci
unocchiata da sopra la spalla. Stia tranquilla, mia cara signora.  perfettamente normale.
Garret le prese le mani e le tenne strette mentre il dottore concludeva la visita.
Garret lo guard. Ebbene?
Potrebbe sopravvivere.
Potrebbe sopravvivere, mormor Anne. Pensavo che foste in grado di aiutarci.
Mia cara signora, c un limite alle cose che un dottore pu fare per i suoi pazienti. Il vostro
bambino  debole. Ne ho visti tanti come lui. Alcuni si spengono rapidamente. Altri resistono per
giorni, settimane addirittura, prima di morire. Alcuni sopravvivono.
Ma cosa si pu fare per lui?
Tenetelo al caldo. Cercate di allattarlo pi spesso che potete. Dovete anche frizionarlo con un
unguento che vi lascer. Una volta al mattino e una la sera.  uno stimolante. Potrebbe fare la
differenza tra la vita e la morte. Il bambino potr piangere quando lo applicherete ma voi dovete
ignorare le lacrime e continuare il trattamento. Intesi?
S.
Adesso, il mio cappotto, per favore. Vi far avere la parcella domattina. Auguro a entrambi la
buonanotte.
Non appena il dottore se ne fu andato, Garret si accasci su una sedia vicino alla culla e guard
impotente il bambino. Le palpebre di Arthur si aprirono con un guizzo per un istante ma il resto del
corpo sembrava fiacco e inerte come prima. Garret continu a guardarlo ancora per un momento e poi
si sfreg gli occhi stanchi.
Dovresti andare a letto, disse piano Anne. Sei esausto. Hai bisogno di riposo. Devi essere
forte nei prossimi giorni. Avr bisogno del tuo sostegno. E anche lui.
Si chiama Arthur.
S. Lo so. Adesso va a dormire. Resto io con lui.
Va bene.
Mentre Garret lasciava la stanza, sua moglie guard il bambino, sfregandosi la fronte con aria
stanca.
Il giorno seguente, Anne prov ancora ad allattare il bambino, ma lui prendeva poco latte e
deperiva sotto i loro occhi. Allinizio lapplicazione dellunguento fece urlare il neonato ma, dopo un
po, Anne scopr che Arthur cercava il conforto del suo seno, dopo essere stato cosparso della sostanza
che emanava un leggero odore di alcol.
Anne e Garret mantennero segreta la nascita, restii a ricevere una processione di amici e
familiari preoccupati. Evitarono perfino di mandare notizie alla loro casa di Dangan per informare gli
altri figli dellarrivo del fratellino.
Poi, quattro giorni dopo la nascita, Anne irruppe eccitata nello studio del marito per dirgli che
finalmente Arthur poppava normalmente. E, poco per volta, mentre continuava ad attaccarsi al seno,
prese peso e colore e cominci a contorcersi e dimenarsi come qualsiasi neonato. Fino a quando non ci
furono dubbi che sarebbe sopravvissuto. Solo allora, il primo maggio, pi di tre settimane dopo, i
genitori annunciarono la nascita di Arthur Wesley, terzo figlio del duca di Mornington, sui giornali di Dublino.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Corsica, 1769.
.
Larcidiacono Luciano aveva appena iniziato la benedizione quando a Letizia si ruppero le
acque. La donna si trovava in un cono di luce proiettato dal vivido sole che splendeva attraverso lalta
finestra ad arco dietro allaltare della cattedrale di Ajaccio. Era un torrido giorno di agosto e la luce
portava con s un calore rovente, perci aveva caldo e prurito sotto le pieghe scure dei vestiti migliori,
quelli che indossava esclusivamente per la messa. Letizia sent il sudore colarle sotto le braccia, tanto
fresco da farla rabbrividire. E, come per reazione, il bambino dentro al ventre gonfio prese a dimenarsi.
Letizia sorrise. Cos diverso dal primo figlio. Giuseppe era stato cos immobile dentro il suo
ventre da farle temere un altro aborto. Ma adesso era un bambino perfettamente sano. Docile come un
agnellino. Non come quello che ora portava in grembo, che anche in quel momento sembrava lottare
per fare irruzione nel mondo. Forse era dovuto alla natura del suo concepimento e alla vita che lei e
Carlo erano stati costretti a condurre durante la gravidanza. Avevano combattuto i francesi per oltre un
anno: lunghi mesi di scarpinate sulle montagne scoscese e le valli nascoste della Corsica mentre
tendevano imboscate alle pattuglie francesi o attaccavano uno dei loro avamposti, uccidendone la
guarnigione e poi fuggendo nellentroterra prima che linevitabile colonna di cavalleria desse loro la
caccia. Mesi passati a nascondersi nelle caverne, in compagnia delle rozze bande di contadini
capeggiate da Carlo. Patrioti, braccati come animali.
Era stato in una di quelle caverne, ricord, che il bambino venne concepito. Durante una rigida
sera dinverno, poco prima di Natale, mentre lei e Carlo erano distesi su un giaciglio di aghi di pino,
sotto logore e sudice coperte. Attorno, gli altri avevano continuato a dormire, o a fingere di farlo,
mentre il loro capo e la sua giovane moglie si muovevano piano sotto le coperte. Letizia non aveva
provato alcuna vergogna. Non quando il giorno successivo uno dei due o entrambi potevano morire,
lasciando Giuseppe orfano a casa dei suoi nonni.
Avevano combattuto contro gli invasori per tutto linverno, fino allinizio della primavera, e nel
frattempo Letizia aveva sentito la vita crescere dentro di s. Con i primi successi della ribellione, Carlo
e gli altri patrioti erano stati cos sicuri della vittoria che il generale Paoli aveva abbandonato le
incessanti schermaglie e condotto le sue forze alla battaglia di Ponte Nuovo. Avevano ricevuto una
sonora batosta dai ranghi ordinati e dalle serrate raffiche dei soldati professionisti. Centinaia di uomini
caduti: la passione per lindipendenza corsa non costituiva alcuna difesa contro le palle di moschetto
che sibilavano tra le loro file. Uno spreco di ottimi uomini, pens Letizia. Paoli aveva sacrificato le loro
vite per niente. Dopo Ponte Nuovo, i patrioti sopravvissuti erano stati condotti sulle montagne,
doverano rimasti fino a che Paoli non era fuggito dallisola e i trionfanti francesi avevano concesso
unamnistia agli uomini abbandonati dal loro generale.
Allepoca Letizia era incinta di sette mesi e Carlo, temendo per la sua salute e affatto
intenzionato a passare altro tempo a vivere come un selvaggio, aveva accettato lofferta del nemico.
Nel giro di una settimana, erano tornati a casa loro ad Ajaccio. La lotta era finita. La Corsica, a lungo
propriet di Genova, aveva avuto un fugace assaggio di indipendenza e adesso era un possedimento
della Francia. E cos il bambino dentro di lei sarebbe nato francese.
Senza preavviso, Letizia sent unesplosione di fluidi tra le cosce ed emise un verso strozzato di
sorpresa mentre si portava una mano alla bocca in un istante di confusione e paura.
Carlo si gir verso di lei. Letizia?.
Lei lo guard con gli occhi sgranati. Devo andarmene.
Facce vicine si voltarono con espressione critica. Carlo cerc di ignorarle. Andare?
Il bambino, sussurr lei. Sta nascendo. Adesso.
Carlo annu, le mise un braccio attorno alle esili spalle e, con un rapido cenno del capo in
direzione dellenorme crocifisso doro sullaltare, condusse sua moglie verso lentrata della cattedrale.
Letizia strinse i denti e ondeggi leggermente mentre si dirigeva alle porte. Fuori, nellaccecante luce
del sole, Carlo chiam a gran voce una portantina. Allinizio i portatori non si mossero ma poi
accorsero nel vedere che la donna era in preda ai dolori. Carlo la aiut a salire e diede indicazioni per la
loro casa. Gli uomini sollevarono da terra la portantina e partirono. Carlo procedeva da un lato,
lanciando occhiate preoccupate alla moglie che, seduta sullo stretto sedile, stringeva i denti e serrava
con forza lintelaiatura del finestrino. I portatori grugnivano per lo sforzo e presto cominciarono ad
ansimare mentre i loro passi riecheggiavano tra le case sbiadite dal sole che affollavano le anguste
strade di Ajaccio.
Un grido stridulo fece accostare Carlo, che osserv terrorizzato il volto contratto della moglie.
Letizia, ansim, e si costrinse a sorridere mentre lei gli lanciava unocchiata di traverso.
Manca poco, amore mio.
Letizia abbass la testa e gemette: Sta nascendo!.
Pi veloci!, url Carlo ai portatori. Per piet. Pi veloci!.
La portantina sband girando un angolo ed ecco l, davanti a loro, la casa, una grossa e semplice
costruzione su tre piani.
Ecco!, indic Carlo.  quella!.
I portatori misero gi pesantemente la lettiga, strappando un altro grido alla passeggera, e Carlo
li maledisse mentre spalancava la porticina e tirava fuori sua moglie. Gett agli uomini qualche
moneta, cerc la chiave nel panciotto, la infil con la mano tremante nella serratura di ferro e poi apr
la porta con uno spintone.
Allinterno della casa, laria era fresca e aveva un odore stantio. Letizia faceva rapidi respiri
ansimanti guardandosi disperatamente attorno nella penombra.
L. Indic con la testa un basso e logoro divano nellangolo. Aiutami a stendermi.
Non appena ebbe appoggiato la schiena a un bracciolo del divano, Letizia si afferr lorlo della
gonna. Poi si ferm e guard il marito. Lespressione di lui rivelava paura e preoccupazione e cap che
non avrebbe retto a quanto stava per accadere. Carlo aveva assistito solo a uno dei suoi parti, un
bambino nato morto, ed era stato divorato dallangoscia dellimpotenza mentre osservava il pallido
fagotto senza vita di carne insanguinata. Letizia avrebbe dovuto cavarsela senza di lui. Lavrebbe fatto
senza nessun aiuto. La casa era vuota, tutti quanti erano a messa.
Va!. Letizia gli indic la porta. Chiama il dottor Franzetti.
Dopo un istante di esitazione, Carlo si diresse alla porta. Se la chiuse alle spalle e Letizia sent i
suoi stivali rimbombare in strada mentre andava a cercare aiuto. Smise di pensare a Carlo quando i
muscoli dello stomaco si fecero duri come il ferro, attanagliandola in una morsa di agonia. Sibil tra i
denti stretti, poi apr la bocca in un urlo silenzioso mentre il dolore sembrava durare uneternit prima
di placarsi finalmente e allentare la stretta. Ansim e sent una terribile tensione nellinguine. Tir su
lorlo della gonna e ne ammucchi le pieghe sulla liscia pelle tesa della pancia.
Poi la assal unaltra contrazione, che le strapp un urlo, e, mentre raggiungeva il culmine,
Letizia contrasse i muscoli delladdome e con uno sforzo sovrumano spinse. Per un momento non
accadde nulla, solo ondate su ondate di dolore, e con quanto restava delle sue forze, spinse ancora.
Con un viscido suono improvviso, la tensione spar e si sent vuota. Dun tratto fu pervasa da
euforia mentre allungava le mani tra le cosce e chiudeva delicatamente le dita attorno allappiccicoso
corpo del neonato. Il piccolo trasal al suo tocco e, piangendo di sollievo e gioia, Letizia se lo port al
seno, tirandosi dietro il viscoso cordone ombelicale grigio.
Un maschio.
Il piccolo schiuse la bocca e una bolla di saliva gli affior sulle labbra e scoppi. Le minuscole
dita si contrassero e si serrarono in piccoli pugni mentre Letizia si affrettava a sciogliere i lacci della
parte superiore del vestito. I seni erano molto pi gonfi del normale e, messa la mano a coppa attorno
alla pallida carne, offr il capezzolo al bambino. Subito le piccole labbra si incresparono e
cominciarono a schioccare, per poi chiudersi attorno al capezzolo. Lei sorrise.
Bravo bambino.
Quando Carlo e il dottor Franzetti arrivarono trafelati poco dopo, Letizia li guard sorridente.
Sta bene. Visto, Carlo, un bel bambino sano.
Suo marito annu mentre il dottor Franzetti si precipitava da lei e posava la borsa accanto al
divano. Fece una rapida visita al bambino e, mostrandosi soddisfatto, si chin sulla borsa. Ne tir fuori
un fermaglio dacciaio e lo chiuse delicatamente attorno al cordone ombelicale, quasi nel punto di
congiunzione con la pancia del bambino; poi prese un paio di forbici e tagli il duro cordone fibroso.
Quando ebbe finito, il dottore si tir su e osserv il bambino, sua madre e suo padre. Carlo sorrideva
raggiante e fiero al figlio appena arrivato mentre teneva un braccio attorno alle spalle della moglie. Il
neonato, anche se aveva bevuto a saziet, si agitava irrequieto nellincavo del braccio di Letizia.
 vivace, sorrise il dottor Franzetti. Il suo sorriso sbiad nel ricordare i precedenti due parti di
Letizia, bambini che non erano arrivati vivi in questo mondo.  forte e sano. Star benone e non
dovrebbe causarvi problemi. Adesso vi lascio.
Carlo si alz in piedi. Grazie, dottore!.
Bah. Ho fatto ben poco.  stata Letizia a fare tutto il lavoro. Avete una moglie coraggiosa,
Carlo.
Carlo la guard e sorrise. Lo so.
Il dottor Franzetti prese la borsa e si avvi alla porta. Si ferm sulluscio e si gir, osservando la
donna e il bambino sul divano.
Avete deciso il nome?
S. Letizia alz lo sguardo. Si chiamer come mio zio.
Oh?
Napoleone.
Il dottor Franzetti si mise il cappello e si conged. Passer tra qualche giorno per vedere come
sta il bambino. Nel frattempo vi auguro buona giornata, Carlo, Letizia. I suoi occhi guizzarono sul
bambino irrequieto e ridacchi. E anche a te, naturalmente, giovane Napoleone Bonaparte.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Negli anni che seguirono, Carlo Bonaparte non riusc a credere alla propria buona sorte. Non
solo il governo di Parigi aveva confermato la sua amnistia, ma gli era stato assegnato un posto come
assistente del tribunale di Ajaccio, con un salario di novecento livres. Certo non era una fortuna,
neanche con un enorme sforzo di immaginazione, ma gli consentiva di sfamare e vestire la famiglia e
mantenere la grande casa che aveva ereditato nel cuore della citt. Con un altro figlio in arrivo, a Carlo
serviva quel denaro. Il nuovo governatore della Corsica, il conte di Marbeuf, si era affezionato
allaffascinante giovane avvocato e adesso rivestiva il ruolo di protettore di Carlo, come parte della sua
missione di cementare i rapporti tra la Francia e la nuova provincia acquisita. Non solo Marbeuf gli
aveva procurato il posto presso il tribunale ma aveva anche promesso di sostenere la richiesta di Carlo
presso la Corte Francese perch riconoscesse il suo diritto al titolo nobiliare detenuto dal padre. Al
momento cerano parecchie richieste del genere poich laristocrazia corsa tentava di far includere le
proprie tradizioni allinterno del sistema francese. Ma adesso la sua mozione stava subendo dei ritardi e
ogni volta che Carlo sollevava largomento con Marbeuf, il vecchio dava un bonario buffetto alla mano
del suo protetto e gli rivolgeva un debole sorriso mentre gli assicurava che la questione sarebbe stata
risolta quanto prima.
Perch quel ritardo?, si domandava Carlo. Solo qualche giorno prima, lavvocato Emilio
Bagnoli aveva visto approvare la propria richiesta, nonostante fosse stata presentata ben sei mesi dopo
quella di Carlo. Un pomeriggio, torn a casa con il cuore pesante e si diresse alle scale per il primo
piano. Lo zio di Letizia, Luciano, larcidiacono di Ajaccio, viveva al pianterreno. Ormai usciva di rado,
affermando di essere troppo malato. Ma il vero motivo, noto alla famiglia, era che non osava separarsi
dal forziere che teneva nascosto nella sua camera. Carlo non aveva tempo per quelluomo scorbutico e
si limit a rivolgergli un cenno del capo mentre passava davanti allarcidiacono, appoggiato allo stipite
della porta. Sal in fretta i gradini cigolanti fino al primo piano ed entr nelle stanze riservate alla
famiglia, affrettandosi a chiudere la porta dietro di s. Dalla cucina, in fondo al corridoio, sent le voci
dei bambini al tavolo da pranzo, insieme allacciottolio di piatti e posate mentre Letizia apparecchiava.
Letizia alz lo sguardo con un sorriso, che per sbiad quando vide la sua espressione stanca.
Carlo? Cosa c?
Non si sa ancora niente della mia richiesta, replic Carlo mentre prendeva posto a tavola.
Sono certa che se ne occuperanno presto. Letizia and dietro di lui e gli accarezz il collo.
Sii paziente.
Lui non le rispose ma rivolse la sua attenzione ai bambini, che lo fissavano con lespressione
intensa della madre. Poi, mentre Giuseppe continuava a guardare suo padre, il figlio pi piccolo
sottrasse abilmente una grossa fetta di salsiccia dal piatto del fratello. Non appena Giuseppe si accorse
del furto, fece per agguantare la carne. Napoleone fu pi svelto di lui e cal il pugno sulle dita del
fratello prima che arrivassero al piatto. Giuseppe strill e sussult sulla sedia, rovesciando un bicchiere
dacqua sulla tavola. Carlo perse la pazienza e sbatt i pugni sul tavolo.
In camera vostra!, ordin. Tutti e due.
Ma, padre, esclam indignato il pi piccolo,  ora di cena. Io ho fame!.
Silenzio, Napoleone! Fa come ti  stato detto!.
Letizia pos la scodella che teneva in mano e and dai figli. Non discutete con vostro padre.
Andate. Vi chiameremo dopo che avremo parlato.
Ma io ho fame!, protest Napoleone incrociando le braccia.
Sua madre sibil rabbiosa e gli assest un ceffone. Farai come ti  stato detto! Adesso va!.
Giuseppe si era gi alzato da tavola e super timoroso il padre uscendo nel corridoio, dove
corse verso la stanza che divideva col fratello. Napoleone era rimasto sbigottito dallo schiaffo e aveva
cominciato a piangere, poi ricacci indietro le lacrime e, con gli occhi fiammeggianti, scost la sedia e
si alz in piedi. Scocc ai genitori unocchiata di sfida e usc dalla stanza a grandi passi sulle corte
gambe. Mentre si allontanava, la porta si chiuse alle sue spalle ma non prima di sentire suo padre dire a
bassa voce: Un giorno o laltro bisogner dare una lezione a quel moccioso. Poi la voce cal e
dalla cucina si ud solo un mormorio incomprensibile.
Napoleone si stanc presto di origliare e si allontan con passo felpato. Ma invece di
raggiungere Giuseppe nella loro stanza, sgattaiol al piano di sotto e usc di casa. Il sole era basso
allorizzonte, proiettando lunghe ombre sulla strada, e il bambino si diresse al porto di Ajaccio. Con
una camminata spavalda che non si addiceva alla sua corporatura esile e minuta, percorreva la strada
lastricata, con i pollici infilati nei calzoncini, fischiettando allegramente tra s.
Emergendo sulla strada che costeggiava il porto, Napoleone si avvi verso il gruppetto di
pescatori che, accovacciati sulle reti, le esaminavano alla ricerca di strappi prima di ripiegarle in
preparazione della pesca del mattino seguente. Lodore del mare e delle interiora di pesce assalirono le
narici del bambino, che ormai era abituato a quel lezzo. Raggiunse gli uomini e li salut con un cenno
del capo.
Che si dice?, esclam.
Un vecchio, Pietro, alz lo sguardo e gli rivolse un sorriso sdentato. Napoleone? Di nuovo in
fuga da tua madre?.
Il bambino annu e si avvicin al pescatore scoccandogli un ghigno.
Pietro scosse la testa. Cos successo oggi? Non hai fatto le faccende? Hai rubato i dolci? Hai
fatto il prepotente con quel tuo povero fratello?.
Napoleone ghign e si accovacci accanto al vecchio.
Pietro. Raccontami una storia.
Una storia? Non te ne ho gi raccontate abbastanza?
Ehi! Pesciolino!. Uno degli uomini pi giovani strizz locchio a Napoleone. Alcune di
quelle storie sono perfino vere!. Luomo rise e gli altri lo imitarono bonariamente.
Purch non abbiano a che fare con le dimensioni del pescato!, aggiunse qualcuno.
Zitti!, grid Pietro. Giovani sciocchi! Cosa ne sapete voi?
Abbastanza per non crederti, vecchio. Pesciolino, non farti imbrogliare dai suoi racconti.
Napoleone guard torvo chi aveva parlato. Creder a quello a cui scelgo di credere. Non osare
prenderti gioco di lui. Altrimenti io.
Tu cosa?. Il pescatore lo osserv sorpreso. Cosa mi farai, pesciolino? Mi dai un pugno?
Provaci, se vuoi.
Si alz e raggiunse a grandi passi il bambino. Napoleone lo squadr, strizzando gli occhi per via
del vivido alone di luce arancione che bordava la sagoma delluomo. Aveva un aspetto alquanto
minaccioso: ampio torace, grosse braccia e gambe nerborute e piedi nudi. Il bambino sorrise mentre
osservava il pescatore e sollev i minuscoli pugni. Gli altri pescatori scoppiarono in una fragorosa
risata e, quando luomo ghign ai compagni, Napoleone sfrecci in avanti e cal il tacco della scarpa
sulle dita dei piedi dellaltro con tutta la forza di cui era capace.
Aaaaah!. Luomo balz indietro per il dolore, tirando via il piede e saltellando sullaltra
gamba. Razza di piccolo bastardo!.
Napoleone venne avanti con le mani alzate e diede un poderoso spintone alluomo, facendogli
perdere lequilibrio e mandandolo a finire allindietro in una cesta di pesce. Tutto il pontile risuon
delle risate degli altri pescatori, divertiti dalla disavventura del compagno.
Pietro pos una mano sulla spalla di Napoleone. Ben fatto, ragazzo! Sarai anche piccolo,
diede un buffetto al petto ossuto del bambino, ma hai fegato.
Luomo si rialz a fatica dalla cesta, spazzolandosi le scaglie di pesce dai calzoni e dalla
camicia. Piccolo bastardo, borbott a denti stretti. Ti serve una lezione.
Meglio tagliare la corda. Pietro spinse via Napoleone e il bambino, saltando sulle reti, corse
verso il vicolo pi vicino, filando veloce sulle gambette mentre il pescatore lo inseguiva. Raggiunse il
vicolo prima che laltro superasse le reti e, prima di scomparire alla vista, gli fece una linguaccia. Non
volendo correre il rischio che il pescatore non avesse rinunciato allinseguimento, Napoleone continu
a correre, tagli per una stradina laterale e riemerse sul pontile a una certa distanza dai pescatori. Per
quella sera si sarebbe tenuto alla larga da loro.
In fondo al molo cera lentrata della cittadella, dove il conte di Marbeuf aveva la sua residenza
ufficiale.
Un gruppo di soldati francesi sedeva allombra di un albero vicino al portale. Nel vederlo,
salutarono a gran voce il bambino che era diventato per loro una specie di mascotte. Sorridente,
Napoleone and a raggiungerli. Malgrado capisse poco il francese e parlasse solo una variante corsa
dellitaliano, alcuni soldati parlavano litaliano ed erano in grado di conversare con lui. Napoleone, a
sua volta, aveva imparato qualche parola francese, compreso il tipo di imprecazioni che i soldati sono
inclini a insegnare ai bambini per divertimento.
Sembrava che lo stessero aspettando e gli fecero segno di sedersi su uno sgabello vicino a loro,
mentre uno dei soldati entrava nella cittadella e correva verso la caserma. Napoleone osserv i francesi
e vide che lo guardavano divertiti e con aria di attesa. Uno di essi stava affettando una salsiccia e il
bambino lo apostrof, indicando prima la carne e poi la sua bocca. Luomo sorrise e gli offr qualche
fetta, insieme a un pezzo di pane strappato da una pagnotta appena sfornata. Napoleone borbott un
grazie e cominci a ingozzarsi di cibo. Stivali chiodati risuonarono sullacciottolato e il soldato che era
corso in caserma torn con un pezzo di stoffa ripiegato con cura sotto un braccio. Nellaltra mano
aveva una spada di legno. Accovacciatosi davanti al bambino, pos la spada giocattolo accanto a lui e
apr linvolto, rivelando una piccola uniforme e un tricorno da bambino. Il soldato indic la propria
divisa.
Ecco, disse in un italiano dal pesante accento francese. La stessa cosa.
Napoleone sgran gli occhi per leccitazione. Si affrett a mettere via il resto del cibo e a
masticare e inghiottire quello che aveva in bocca. Si alz e prese la giacca bianca con i risvolti blu e i
lucidi bottoni di ottone. Infil le braccia nelle maniche e lasci che il soldato gliela abbottonasse e poi
gli agganciasse una piccola cintura attorno alla vita. Quando ebbe finito, luomo cominci ad
abbottonare un paio di ghette nere che arrivavano allorlo della giacca. Un altro soldato calc il tricorno
sulla testa di Napoleone e poi tutti si alzarono attorno a lui per esaminare il risultato. Il bambino prese
la spada e se la infil nella cintura; poi raddrizz la schiena e fece loro il saluto militare.
I francesi scoppiarono a ridere e gli assestarono affettuose manate sulle spalle.
Uno di quelli che parlava italiano si protese verso di lui. Adesso sei un vero soldato. Solo che
devi prestare giuramento. Si tir su e alz la mano destra. Monsieur Bonaparte, alzate la mano, per
favore.
Napoleone ebbe un momento di esitazione. Quelli erano francesi, dopo tutto, e, malgrado
lamicizia della madre con il governatore, lei non era ben disposta verso i nuovi dominatori della
Corsica. Ma Napoleone abbass lo sguardo sulla bellissima uniforme, con il manico dorato della spada
che spuntava dalla cintura. Poi osserv i volti sorridenti degli uomini radunati attorno a lui e prov
lacuto desiderio di far parte di loro. Alz la mano.
Bravo!, esclam qualcuno.
Adesso, piccolo corso, ripeti con me. Io giuro eterna obbedienza a Sua Cattolicissima Maest,
re Luigi.
Napoleone ripet le parole senza pensarci, crogiolandosi nella gioia di diventare un soldato e al
pensiero di tutte le avventure che avrebbe potuto vivere; di tutte le guerre che avrebbe potuto
combattere; di come sarebbe stato un eroe, guidando i suoi uomini in una valorosa carica contro
terribili avversit e trionfando tra le acclamazioni di amici e familiari.
Ecco! Proprio cos, giovanotto, stava dicendo il soldato francese. Adesso sei uno di noi.
Ma i pensieri di Napoleone erano ancora rivolti alla sua famiglia. Quando si volt a guardare il
porto, le prime lampade gi venivano accese lungo la strada e alle finestre delle case.
Devo andare, bofonchi, indicando in direzione della sua casa.
Oh!, rise il soldato. Gi diserti!.
Napoleone fece per sbottonarsi la giacca ma il soldato lo ferm. No. Luniforme  per te.
Tienila. E poi sei un uomo del re adesso e aspettiamo di rivederti presto di guardia.
Napoleone guard incredulo la giacca.  mia? Posso tenerla?
Ma certo! Adesso fila.
Gli occhi del bambino incrociarono quelli del soldato. Grazie, disse piano, chiudendo le
piccole dita attorno allelsa della spada giocattolo. Grazie.
Quando si avvi verso il cerchio di soldati, gli uomini si separarono per lasciarlo passare, come
se lui fosse un generale, e quando si volt, qualcuno grid un ordine e tutti si misero sullattenti,
sorridendogli e facendo il saluto militare. Napoleone, con aria seria, ricambi il saluto, si gir e si mise
in marcia verso casa, sentendosi alto quanto un uomo e maestoso quanto un re.
Dietro di lui, i francesi tornarono alla loro razione serale di salsiccia, pane e vino. Il soldato che
aveva vestito Napoleone guard il bambino camminare impettito lungo la strada e, sorridendo
soddisfatto, and a raggiungere i compagni.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Quando arriv a casa era ormai sera e tutta la spavalderia di Napoleone era svanita alla
prospettiva di riuscire a sgattaiolare in camera sua senza essere visto. Aspett per un momento
nellatrio, drizzando le orecchie. Dal primo piano giungevano le voci dei suoi genitori. And furtivo
verso le scale e poi, tenendosi pi vicino possibile alla parete per ridurre al minimo eventuali
scricchiolii, cominci a salire. Il cuore gli martellava per la tensione quando arriv in cima e, aperto
uno spiraglio nella porta degli alloggi della famiglia, sgusci nel corridoio in penombra e si avvi verso
la stanza che divideva con Giuseppe. Non riusc a raggiungerla. La spada giocattolo, infilata nella
cintura gratt allimprovviso contro il battiscopa.
Prima che potesse precipitarsi in camera, la porta della cucina si spalanc e un fioco chiarore si
rivers nel corridoio.
Dove diavolo?, esord suo padre. Ma poi la rabbia si trasform in sorpresa. Coshai
addosso? Vieni qui, ragazzo.
Napoleone si avvi circospetto verso la cucina, si ferm per togliersi il tricorno e guardare il
padre che troneggiava su di lui, e poi entr nella stanza. La madre era seduta a tavola. Serr le labbra
quando vide luniforme.
Dove lhai presa?
ȅ  un regalo.
Da parte di chi?
I soldati della cittadella.
Letizia si alz e punt il dito contro suo figlio. Toglitela! Come osi indossarla?.
Napoleone rimase scioccato dal veleno nella sua voce. Si affrett a sganciare la cintura, poi si
sbotton la giacca e, sfilata, la poggi sul tavolo. Seguirono le ghette, insieme al tricorno e alla spada
giocattolo. I genitori rimasero a guardarlo per tutto il tempo. Infine suo padre ruppe il silenzio.
Dimmi che non sei andato per strada con quelluniforme addosso.
Lho fatto.
Carlo alz gli occhi al cielo e si diede una manata sulla fronte.
Ti ha visto qualcuno?, scatt Letizia. Parla! La verit, bada.
Napoleone riflett. Stava facendo buio. Sono passato davanti a qualche persona.
Ti hanno riconosciuto?
S.
Bene, disse Letizia amareggiata, adesso si verr a sapere che nostro figlio  stato visto in
uniforme francese. Ecco la fine della reputazione che la nostra famiglia aveva un tempo in questa citt.
 gi brutto che tuo padre lavori per i francesi, Napoleone. E adesso nostro figlio se ne va in giro per la
citt con ununiforme francese. I paolisti getteranno nel fango il nome della nostra famiglia per
questo.
Carlo si avvicin al tavolo ed esamin la minuscola uniforme. Esageri, Letizia.  un
giocattolo, tutto qui. Vestiti per mascherarsi. Glieli hanno fatti fare per scherzo.
 un regalo, intervenne Napoleone.  mio.
Zitto tu, piccolo idiota, replic fredda Letizia. Non capisci quello che hai fatto? Quanto ci
hai messi in ridicolo?.
Il bambino scosse il capo, sbigottito dalla sua rabbia.
Be, cerca di capire, prima di rovinare ancora la nostra reputazione. Sai che ci sono ancora
bande di patrioti corsi alla macchia che continuano a combattere i francesi? Sai cosa fanno ai
collaborazionisti che catturano?.
Napoleone fece di no con la testa.
Tagliano loro la gola e lasciano i corpi dove gli altri possono vederli, come avvertimento. Vuoi
che ci succeda questo?
N-no, madre.
Basta!. Carlo alz una mano. Letizia, stai spaventando il bambino.
Bene! Ha bisogno di essere spaventato. Per il suo bene, oltre che per il nostro.
Ma noi non siamo alla macchia. Siamo in citt. C la guarnigione a proteggerci. A riportare
lordine. I paolisti sono poco pi che briganti. Saranno sgominati prima della fine dellanno. I francesi
sono qui per restare e prima la gente lo accetta, meglio . Io lho fatto.
Lei rise di scherno. Non credere che non labbia notato. Non credere che non mi abbia
disgustata quando abbiamo dovuto vendere il nostro diritto di nascita di corsi per salvaguardare il
futuro della nostra famiglia.
Napoleone guard preoccupato il confronto tra i genitori e per poco non gli si mozz il respiro
quando li interruppe. Madre, stavo solo giocando con loro.
Be, non farlo! Mai pi, intesi?.
Lui annu.
E per quanto riguarda questi, fece un fagotto di uniforme e cappello, dobbiamo
sbarazzarcene.
Ma, madre!.
Zitto! Devono sparire. E tu non dovrai mai parlarne con nessuno.
Il bambino fremeva di rabbia ma sapeva che doveva accettare le parole della madre o affrontare
una punizione che non avrebbe dimenticato per lungo tempo. Annu.
In ogni caso, intervenne Carlo in tono conciliante, hai passato troppo tempo a gironzolare
per la citt. Sembri un selvaggio. Guardati. I tuoi capelli hanno bisogno del pettine. Anzi, meglio
ancora, delle forbici. Ti serve una ripulita e un po di disciplina.  tempo che cominci ad andare a
scuola.
Napoleone sent il cuore sprofondargli nello stomaco. La scuola? Era brutto come finire in
prigione.
Tua madre e io ne abbiamo discusso. Ti serve uneducazione. Domani parler con labate
Recco riguardo lammissione tua e di Giuseppe nella sua scuola. Significher avere meno denaro in
casa ma, dati i fatti di questa sera, non penso che possiamo permetterci di non mandarti a scuola.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Irlanda, 1773.
.
Anne si vers unaltra tazza di t e guard oltre le porte dellaranciera il prato dove i suoi figli
stavano giocando. I due pi grandi, Richard e William, stavano di nuovo dando ordini a Anne e Arthur
mentre sistemavano una serie di stendibiancheria e lenzuola per creare una nave. Nella camera dei
bambini girava un libro sui pirati, divorato avidamente da ciascun bambino a turno, e durante le ultime
settimane estive non avevano giocato ad altro. Come sempre, il taciturno Arthur, ormai di quattro anni,
parlava poco ma eseguiva gli ordini con grande concentrazione. Anne lo osserv con un acuto senso di
piet. Il bambino aveva sviluppato un viso sensibile. Il naso curvava leggermente verso il basso e gli
occhi erano di un azzurro brillante, il tutto contornato da lunghi capelli chiari che svolazzavano nella
brezza delicata mentre era affaccendato nei suoi compiti.
Anne sollev la tazza e bevve delicatamente. Sul pavimento accanto a lei, dormiva il figlio
minore, Gerald, nato un anno dopo Arthur, e ne aspettava gi un altro, che si sarebbe chiamato Henry,
se fosse stato maschio.
Allaltro lato del tavolo, Garret sedeva con uno spartito musicale davanti a s. Stava lavorando
a una nuova composizione e, di tanto in tanto, prendeva il violino per pizzicare qualche corda allo
scopo di provare un nuovo arrangiamento. Poi metteva improvvisamente gi lo strumento, afferrava la
piuma doca e cominciava a modificare le note segnate sul pentagramma.
Anne fece un leggero colpo di tosse. Garret, cosa pensi ne sar di lui?
Eh?, grugn il marito aggrottando la fronte. Intinse il pennino e cancell irritato diverse note.
Arthur.
Garret alz lo sguardo, perplesso. Cosa vuoi dire?
Per favore, metti gi quella piuma prima di continuare questa conversazione.
Cosa? Oh, molto bene. Ecco fatto. Si appoggi allo schienale della sedia e incroci le mani,
sorridendo. Sono tutto tuo.
Grazie. Mi stavo chiedendo cosa pensassi di Arthur.
Cosa penso di lui?. Garret si gir a osservare i bambini che giocavano in giardino, come se si
fosse accorto solo allora che erano l fuori. Oh, se la caver benone.
Davvero? E che tipo di futuro pensi che potrebbe avere?
Oh, non lo so. Qualcosa nel clero, direi.
Il clero?
S. Dopo tutto, non mostra alcun segno di tempra intellettuale. Non come Richard e William.
Perfino il piccolo Gerald sembra avere una comprensione migliore di numeri e lettere rispetto a Arthur.
Faremo del nostro meglio per lui, naturalmente, ma oserei dire che non arriver mai a Oxford o
Cambridge.
Be, s. Sono daccordo.
Proprio in quel momento la conversazione fu interrotta da uno strillo proveniente dal giardino,
che li spinse a voltarsi di scatto. Arthur era caduto sulle ginocchia e si stava stringendo la testa. Una
spada di legno era a terra accanto a lui e William guardava arrabbiato il fratello minore.
Oh, per favore, Arthur!  stato solo un buffetto. E poi ti avevo detto di difenderti.
Garret scosse la testa e torn a occuparsi della sua musica. Poi rialz lo sguardo, colpito da
unidea improvvisa. Arthur, vieni qui, ragazzo mio. Mentre Arthur arrivava sgambettando dal
giardino, Garret sorrise. Penso che sia il momento di imparare a suonare uno strumento. E cosa c di
meglio del violino? Vieni qui, figliolo. Lascia che ti mostri.
Sotto lo sguardo di Anne, suo marito porse con cura il violino al bambino e gli disse il nome di
ciascuna corda. Poi prese larchetto e cominci a suonare alcune note. Nel giro di qualche minuto,
Arthur aveva scordato la testa dolorante e i suoi occhi vivaci assorbivano avidi ogni dettaglio dello
strumento mentre si concentrava sulle parole del padre. Infine Garret scost una sedia e lasci che il
bambino si sedesse con il violino in grembo; felice, Arthur mosse avanti e indietro larchetto in una
serie di stridii e grattate da far accapponare la pelle. Gerald, che dormiva sui cuscini, si svegli e si tir
su a sedere, allarmato dalla cacofonia.
Anne sorrise. Ora di cena, direi. Andate, bambini. Arthur, metti via quellaffare e va in
cucina. Vostro padre e io vi raggiungiamo subito.
S, madre.
Garret tese le mani verso lo strumento. Grazie. Vuoi che ti insegni a suonarlo come si deve?.
Gli occhi del bambino si accesero. Oh, s, padre! Mi piacerebbe.
Garret rise. Bene. E un giorno comporremo musica insieme.
Arthur gli fece un sorriso luminoso e poi corse dallaltro lato del tavolo per aiutare il fratello ad
alzarsi dai cuscini. Tutti e due si diressero in cucina a piccoli passi rigidi, tenendosi per mano. I genitori
li guardarono andare e poi si scambiarono un sorriso.
Un musicista, credo, disse Garret.
Dio ce ne scampi, borbott Anne. I tuoi concerti di beneficenza saranno gi la nostra
rovina.
Vergognati! Possiamo permettercelo. E poi in quanto cristiano  mio dovere diffondere la
cultura tra gli svantaggiati.
Avrei detto che il tuo primo dovere di cristiano fosse il benessere della tua famiglia.
Lo , mia cara. La fiss intensamente. Ora, stavamo parlando del piccolo Arthur. Dico sul
serio, penso che potrebbe essere adatto a una carriera musicale.
Che meraviglia, replic Anne sarcastica.
S, be Nel frattempo dobbiamo trovargli una scuola. Ne ho in mente una.
Ah, s?.
Garret annu. La scuola diocesana a Trim. Sai dov. Labbazia di St Mary.
Anne guard il figlio. Pensi che sia abbastanza grande?
Mia cara, se non cominciamo a prepararlo adesso alla vita, quando cominceremo? Se non
vogliamo che resti indietro rispetto a Richard e William dobbiamo lavorare sodo con lui.
Hai ragione, certo.  solo che sembra cos vulnerabile. Sono in ansia per lui.
Se la caver benone, disse Garret rassicurante.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Corsica, 1775.
.
Non ci vado! Non ci vado!.
Letizia scroll il figlio per le spalle. Ci andrai e questo  quanto! Adesso va a vestirti.
Fuori, le prime luci del giorno illuminavano i particolari delle case dallaltro lato della strada.
Letizia condusse il figlio agli indumenti preparati sul letto e glieli indic. Subito!.
No!, grid Napoleone e incroci le braccia. Non ci vado!.
Lo farai!. Letizia lo schiaffeggi. Andrai a scuola, bambino mio, e ti vestirai. Verrai a fare
colazione e ti comporterai in modo impeccabile quando sarai presentato allabate. O avrai tante botte
che ti basteranno per una vita. Sono stata chiara?.
Il figlio la guard torvo, con gli occhi che ardevano di sfida. Letizia si fece il segno della croce.
Maria, madre di Dio, dammi la pazienza. Perch non puoi essere pi come tuo fratello?. Indic
dallaltro lato della stanza, dove Giuseppe si stava allacciando gli stivali. I suoi vestiti erano puliti e
ordinati e i capelli rilucevano dopo la recente spazzolata.
Lui?, chiese Napoleone sarcastico. Non fatemi ridere, madre. Chi vorrebbe essere come lui?
Quella femminuccia.
Letizia gli diede un altro ceffone, pi forte stavolta, lasciandogli limpronta delle dita sottili
sulla guancia. Non osare parlare a quel modo di tuo fratello. Indic di nuovo gli indumenti. Adesso
vestiti. Se non sarai pronto quando torno, stasera avrai pane duro per cena.
Usc come una furia dalla stanza e si diresse in cucina, dove Lucien, lultimogenito, strillava per
la fame.
Per un momento, Napoleone rimase immobile, con le braccia conserte e lo sguardo torvo sui
vestiti. Dallaltro lato della stanza, Giuseppe fin con i lacci e osserv il fratello minore.
Perch lo fai, Napoleone?, disse piano.
Scusa, hai detto qualcosa?
Perch la fai arrabbiare cos tanto? Almeno per una volta, non puoi fare come dice?
Ma io non voglio andare a scuola. Io voglio giocare, voglio vedere di nuovo i soldati.
Be, non puoi!, sibil Giuseppe. Verrai a scuola con me. Dobbiamo imparare a leggere e
scrivere.
Perch?.
Il fratello maggiore scosse la testa. Non puoi essere un bambino per tutta la vita. Non puoi
essere cos egoista. Se vuoi avere successo da grande, allora devi avere uneducazione. Come nostro
padre.
Bah! E dove lha portato la sua bella educazione? Assistente di tribunale, ecco dove.
Il suo lavoro ci d da mangiare e da vestire e adesso ci permette anche di studiare. Dovresti
esserne grato.
Be, non lo sono!.
Giuseppe era contrariato. Sul serio, sei cos ingrato. A volte non riesco a credere che siamo
fratelli.
Napoleone sorrise. A volte neanche io. Ma guardati. Cocco di mamma. Mi fai ridere.
Giuseppe serr i pugni e and verso il fratello, ma Napoleone non si fece intimorire e rise
sprezzante. Che stai facendo? Vuoi davvero fare a botte con me? Ti ho giudicato male. Vieni avanti,
allora. Sciolse le braccia e tir indietro le spalle.
Giuseppe si ferm, scosse la testa e usc dalla stanza, dirigendosi in cucina. Si era battuto
abbastanza volte con il fratello per sapere che non ne valeva la pena. Non che Napoleone avesse la
meglio su di lui. Era solo che non sapeva mai quando arrendersi e riduceva quasi ogni scherzosa
scazzottata a una rissa sanguinosa prima che arrivasse un adulto a separarli. Giuseppe non poteva fare a
meno di disperarsi per il comportamento di Napoleone e si chiedeva perch sua madre non avesse dato
alla luce un fratello pi gentile e meno problematico. Al tempo stesso, nutriva per lui una certa
ammirazione. Non si faceva comandare da nessuno e coloro che cercavano di domarlo spesso ne
prendevano tante quante ne davano. E non si faceva prendere in giro da nessuno, quel ragazzino. Aveva
la mente affilata quanto quei pugnali che si portavano dietro gli uomini ed era altrettanto svelto a
usarla. Per contrasto, Giuseppe sentiva di essere uno sgobbone, nonch troppo ansioso di compiacere.
Quando gli amici della madre le facevano i complimenti per leducazione del figlio maggiore, Letizia
accantonava in fretta la lode e si metteva a parlare senza sosta dellintelligenza del pi piccolo, anche
se le sue marachelle la facevano impazzire.
Nella loro stanza, Napoleone rimase in silenzio per un momento, poi si guard attorno per
assicurarsi di essere solo prima di sfilarsi la camicia da notte e cominciare a vestirsi.
I bambini cominciavano la scuola subito dopo il sorgere del sole. Malgrado Giuseppe fosse
stato portato immediatamente nellaula per iniziare le lezioni con gli altri alunni, il fratello veniva
condotto dallabate, dal quale apprendeva i rudimenti della lettura e della scrittura per unora ogni
mattina prima che gli fosse permesso di unirsi agli altri. Poi, terminato il pranzo, Napoleone poteva
tornare a casa solo dopo unaltra ora di esercizi di alfabetizzazione.
Allinizio, non appena la scuola finiva, tornava a bazzicare i vecchi posti, ma adesso che labate
aveva acceso la sua curiosit, Napoleone passava parecchio tempo con i soldati francesi e si sforzava di
imparare la lingua dei nuovi sovrani della Corsica. Dato il sentimento patriottico della madre,
Napoleone si assicurava di non dire una sola parola del tempo trascorso con gli uomini della
guarnigione e le raccontava di essere andato a pescare o a passeggiare nella campagna attorno ad
Ajaccio. Di tanto in tanto lo faceva davvero e tornava a casa con qualche pesce o un coniglio catturato.
Perfino in quelle occasioni aveva modo di scambiare qualche parola con le numerose pattuglie francesi
che continuavano a cercare le bande di paolisti che potevano essersi date alla macchia. Solo una volta
avvist i ribelli; un confuso gruppo di uomini, armati di vecchi moschetti, che avanzava furtivo lungo il
distante limitare degli alberi. Non appena furono scomparsi alla vista, ud il lontano scoppio e crepitio
delle armi; pens di andare a dare unocchiata, ma la paura ebbe la meglio su di lui e cos torn di corsa
a casa.
Poveri diavoli, borbott suo padre dopo aver sentito il racconto durante la cena.
A chi ti riferisci?, domand Letizia. Ai tuoi ex compagni darmi o ai tuoi nuovi amici?.
Carlo la fiss per un momento prima di spingere il piatto da un lato e rivolgersi ai suoi figli.
Com andata a scuola oggi? Giuseppe?.Mentre il fratello maggiore ripercorreva con pedanteria ogni
dettaglio della sua giornata, i pensieri di Napoleone tornarono agli uomini che aveva visto quel
pomeriggio. Molte delle persone che vivevano ad Ajaccio avevano finito per considerarli alla stregua di
briganti, o illusi idealisti, nella migliore delle ipotesi. Eppure erano corsi, parlavano la stessa lingua di
Napoleone. Percepiva i francesi ancora come stranieri e il fatto di essere nato suddito francese gli
sembrava strano. Dunque cosera? Corso o francese? Ogni volta che ci rifletteva, la risposta era sempre
la stessa. Era corso.
E tu?.
Napoleone si accorse che suo padre stava parlando con lui e si affrett ad alzare lo sguardo.
Sta andando bene, padre. Anzi, ho delle buone notizie per voi. Stiamo leggendo dei romani e dei
cartaginesi o ho fatto grandi progressi. Labate dice che presto potr unirmi alla classe per lintera
giornata.
Davvero?. Carlo era raggiante. Ma  eccellente! E in cos breve tempo. Penso che faremo di
te un grande erudito, giovanotto!. Arruff i capelli del figlio mentre Napoleone cercava di mostrarsi
contento alla prospettiva di essere un erudito. Sapeva gi che voleva fare qualcosa della sua vita, non
passare gli anni a studiare le cose che avevano fatto altri uomini.
Bene, adesso tocca a me dare una buona notizia. Carlo sorrise. La famiglia si volt a
guardarlo con aria di attesa ma Carlo indic con la testa il piatto vuoto che aveva spinto da una parte.
Davvero un ottimo stufato, mia cara. Ce n dellaltro?.
Letizia tir su il pesante mestolo di ferro dalla pentola. S. Ma te le suono con questo se non la
smetti di fare giochetti e non ci dici qual  la notizia.
Lui rise. Molto bene. Il Tribunale Reale di Parigi ha confermato il certificato del governatore
attestante il mio titolo nobiliare. Me lha detto oggi Marbeuf.
Finalmente, borbott Letizia.  finita, allora.
Meglio ancora, ho saputo che adesso abbiamo il diritto di richiedere una sovvenzione presso le
scuole francesi per i ragazzi.
Letizia lo fiss e Napoleone parve confuso. Cosa significa, padre?
Significa che tra pochi anni tu e Giuseppe potreste frequentare una delle migliori scuole di
Francia. Riceverete la migliore istruzione disponibile. Naturalmente dovrete parlare benissimo il
francese prima di partire, ma c tempo in abbondanza per quello.
Andare a scuola in Francia?, mormor Giuseppe. Madre, voi due verrete con noi?.
Lei scosse la testa e si rivolse al marito. Capisco. Prima si prendono la nostra terra. Adesso
sono venuti a prendersi i nostri figli. Ce li porteranno via e li trasformeranno in veri e propri francesi.
Carlo la contraddisse. Non  cos, mia cara.  unopportunit, unoccasione per migliorarsi.
Unoccasione che non avranno mai se restano qui. Speravo che ti avrebbe fatto piacere.
Ne sono convinta. Dovr pensarci su.
Carlo distolse lo sguardo e disse piano: Ho gi mandato la richiesta a Parigi. Marbeuf lha
controfirmata nel momento in cui il mio titolo nobiliare  stato confermato.
Capisco. Letizia era contrariata. Merci.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Ho sempre saputo che ne era capace!. Letizia sorrise di gioia mentre sbandierava la pagella
scolastica davanti agli occhi del marito, al suo ritorno dal tribunale. Carlo prese la pagella e la lesse
sotto lo sguardo trepidante della famiglia. I due anni alla scuola dellabate Recco sembravano aver dato
i loro frutti. Due anni e altri due bambini, riflett Carlo. Oltre a Giuseppe e Napoleone, adesso cerano
altre tre bocche da sfamare: Lucien, Elisa e il giovane Louis, non ancora padrone delluso delle posate
e al momento impegnato a cercare di infilarsi il manico di un cucchiaio su per il naso.
Labate Recco era particolarmente lusinghiero riguardo i progressi di Napoleone. Il ragazzo
eccelleva in storia e matematica ma, come sempre, nelle materie artistiche e linguistiche era rimasto
parecchio indietro. Anche il suo comportamento era migliorato  molte meno liti e risse con gli altri
ragazzi  e anche se di tanto in tanto tendeva a mettere in discussione lautorit, nel complesso non
causava problemi. Carlo pos il foglio e annu adagio rivolto al figlio.
Di tutto rispetto. Ottimo lavoro.
Gli occhi di Napoleone sfavillavano di piacere.
Padre!, intervenne Giuseppe. Leggete la mia pagella!.
Dov?
Eccola. Letizia la prese dal tagliere e la consegn al marito. Non ci sono sorprese qui.
Ci volle molto meno tempo per leggere i progressi accademici del maggiore. Giuseppe era un
ragazzo gentile, premuroso ed educato che faceva buoni progressi in ogni materia e sembrava mostrare
particolare interesse per quelle ecclesiastiche. Carlo pos la pagella su quella di Napoleone.
Ben fatto, ragazzi. Sono fiero di entrambi. Giuseppe, hai pensato a una carriera nella Chiesa?
Sembrerebbe adatta a te.
Ci avevo pensato, padre.
Letizia annu. Unottima carriera. Hai il temperamento giusto.
Davvero?
Oh, s.
Mentre Giuseppe le sorrideva, Carlo si rivolse al figlio minore. E tu, Napoleone, cosa vuoi fare
da grande?
Il soldato, rispose lui senza un attimo di esitazione.
Carlo sorrise. Un obiettivo ammirevole, figliolo. Penso che potresti essere un eccellente
soldato, ma devi renderti conto che sar necessario obbedire agli ordini.
Ma, padre, io voglio darli, gli ordini, non obbedire.
Bene, in tal caso devi essere pronto a fare entrambe le cose se vuoi essere un bravo soldato.
Oh.
Letizia cominci a servire la cena: un ricco spezzatino di capra con nocciole in umido, una delle
ricette preferite della famiglia. Quando ogni fondina fu riempita, prese posto e i figli fecero silenzio,
chiusero gli occhi e giunsero le mani mentre Carlo rendeva grazie. Quando i ragazzi cominciarono a
mangiare, Letizia lanci unocchiata al marito.
Ci sono notizie riguardo la borsa di studio dei ragazzi?
No. Non ho saputo niente dallaccademia di Montpellier. A quanto pare andranno a Autun,
dopo tutto.
Letizia si accigli. Autun?
Autun andr bene per cominciare, disse Carlo. Hanno buoni agganci con alcune delle scuole
militari. Se Napoleone vuole arruolarsi, sarebbe un buon inizio per lui fino a che non riesco a trovare
unopportunit migliore. Ho fatto domanda a Brienne questa mattina.
 tutto molto bello, osserv piano Letizia, ma anche se i ragazzi ottengono la borsa di
studio, come potremo permetterci di pagare la differenza?
Potremmo non doverlo fare, rispose Carlo. Il governatore ha promesso di pagare la nostra
quota della retta.
Letizia rimase interdetta e poi scosse la testa. Pensare che siamo caduti cos in basso da
accettare la carit.
Non si tratta di carit, mia cara, replic Carlo, sforzandosi di mantenere un tono calmo.
Attribuisce grande valore a quanto facciamo per la Francia.
Oh, ne sono certa.
E poi, lui pu permetterselo senza problemi mentre noi non possiamo. Non sarebbe molto
educato rifiutare la sua offerta.
Uh!.
Letizia continu a mangiare per un po prima di rivolgersi di nuovo al marito. Pensi davvero
che stiamo agendo per il meglio?
S. Il loro futuro  in Francia.  la loro migliore speranza di ascesa sociale. Perci  l che
devono studiare.
Ma andranno via di casa. Quando li rivedremo?
Non lo so, replic Carlo. Quando potremo permettercelo, possiamo farli tornare per le
vacanze o andare a trovarli.
E come se la caveranno senza di me?
Chiediglielo, disse Carlo con fermezza. Vedi cosa ne pensano. Napoleone!.
Padre?
Vuoi andare a scuola in Francia?.
Il ragazzo scocc una rapida occhiata alla madre. Se devo.
Carlo lo guard e sorrise. Bravo! Visto, Letizia? Capisce la situazione.
Ma io no. Letizia scosse tristemente il capo. Non capisco cosa ho fatto se i miei figli
vogliono lasciarmi prima ancora di essere diventati adulti. Andare via di casa e dimenticarmi.
Madre, Napoleone parl sinceramente, io non vi dimenticher mai. Torner pi spesso che
posso. Lo giuro. E anche Giuseppe. Si rivolse al fratello maggiore. Giura!.
Lo prometto, madre.
Lei si strinse nelle spalle minute. Staremo a vedere.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
La lettera arriv a novembre. Giuseppe e Napoleone erano stati ammessi alla scuola di Autun
lanno seguente, con generose borse di studio da parte del governo francese. Le giornate passarono in
uno stato di nervosa attesa per Napoleone. Aveva otto anni e, malgrado lo spirito indipendente e la
passione per lavventura, era sempre pi preoccupato di lasciare casa sua. Non ci sarebbe stato pi un
guscio familiare a cui fare ritorno alla fine della giornata, con il conforto dei suoi cari intorno a lui.
Nonostante la buona padronanza del francese, sapeva che laccento lavrebbe bollato come forestiero.
Partirono una mattina presto di met dicembre. Tutta la famiglia si alz per salutare i due
ragazzi. Perfino lo zio Luciano, costretto a letto dalla gotta, usc dolorante in strada e mise loro in mano
qualche moneta per le piccole spese. Un carro e un vetturino erano stati noleggiati per portare Letizia e
i due figli al porto di Bastia, dove li avrebbe messi su una nave per Marsiglia. Salutando a gran voce e
sbracciandosi, la famiglia guard il carro allontanarsi rumorosamente lungo la strada, girare langolo e
sparire alla vista.
Carlo rimase ancora un po, sentendosi male alla prospettiva di non rivedere i figli per diversi
mesi e dubitando della decisione di mandarli in Francia. Gli era sempre parsa la cosa pi saggia da fare
durante tutti quegli anni in cui aveva atteso di veder riconosciuto il proprio titolo nobiliare e poi la
borsa di studio, pensando solo al loro futuro. Adesso che era arrivato il momento, la realizzazione dei
suoi progetti, aveva la sensazione che gli strappassero il cuore dal petto.
Il carro lasci Ajaccio e si immerse nella campagna circostante mentre il sole saliva nel cielo.
Giuseppe e Napoleone, appoggiati allo schienale del sedile posteriore, rimasero a guardare Ajaccio, un
guazzabuglio di case sul mare azzurro, fino a che il carro super unaltura e la loro casa scomparve alla
vista. Il conducente si immise sulla strada militare che i francesi avevano scavato nel cuore dellisola
allinizio della loro occupazione della Corsica. La strada si inerpicava tra le colline, attraverso piccoli
villaggi, alcuni ancora in rovina dopo essere stati dati alle fiamme dai soldati francesi per rappresaglia.
Piccoli avamposti fortificati restavano in punti strategici lungo il tragitto, segno che almeno alcuni
paolisti continuavano a mantenere viva la causa dellindipendenza corsa.
Quando la strada raggiunse Ponte Nuovo, sbiaditi ricordi tornarono alla mente di Letizia: i
coraggiosi corsi che andavano alla carica delle ordinate linee bianche dei soldati francesi  proprio l,
sulla radura che scendeva ripida verso limpetuoso corso dacqua e il ponte che lo attraversava. Adesso
capre brucavano sul pascolo invernale mentre i pastori si scaldavano le mani davanti a un piccolo
fuoco. Era quello il punto in cui era rimasta, insieme alle altre donne e i loro bambini, quando la prima
terribile raffica aveva falciato le file dei loro mariti, dei loro figli, dei loro amanti, facendoli a pezzi.
Una scarica dopo laltra aveva riecheggiato dai fianchi delle colline circostanti, soffocando le urla dei
feriti. Poi finalmente il fuoco era cessato e dalle cortine di fumo si erano levati gemiti di dolore e paura.
Fioche sagome di uomini erano apparse guizzanti alla vista, correndo su per il pendio, fuggendo per
mettersi in salvo. Alle loro grida si erano unite quelle delle donne e dei bambini attorno a Letizia e, in
preda a una terribile angoscia che le attanagliava le viscere, aveva aspettato Carlo. Grazie a Dio, lui era
insieme agli uomini sfuggiti alla carneficina di Ponte Nuovo. Ma non era lo stesso Carlo. Gli occhi
spiritati, tremante e sporco del sangue dei suoi compagni. Era l che la nazione corsa era morta. Letizia
rabbrivid.
Giuseppe la sent trasalire sul sedile accanto a s e le prese la mano. Madre?
Non  niente. Ho solo freddo. Ecco, tienimi stretta per un momento.
Bastia era cambiata molto dallultima volta che ne aveva visitato il porto. Anche allora le era
parsa pi italiana che corsa, ma adesso il marchio del governo francese era evidente ovunque, dai
soldati fuori servizio che gironzolavano per le strade, alle navi da guerra francesi nel porto, ai nomi
francesi di tante delle attivit commerciali al centro della citt.
Letizia si avvi allindirizzo dellagente marittimo di cui le aveva parlato Carlo e prenot per i
suoi figli due cuccette a bordo di un mercantile in partenza per Marsiglia il giorno seguente. Poi prese
una stanza in una locanda nei pressi del porto e fece scaricare dal carro i loro bauli prima di congedare
il vetturino per la notte.
Anche se era inverno, il porto ferveva di attivit e ci volle un po per trovare la nave giusta.
Tutto il carico era gi nella stiva e gli ultimi passeggeri si stavano imbarcando quando Letizia e i suoi
figli percorsero cauti la passerella e salirono sul ponte. I facchini li raggiunsero trafelati con i bauli e un
marinaio li indirizz agli angusti alloggi per i passeggeri. Il capitano depenn i nomi dei due ragazzi
dalla lista e si rivolse a Letizia.
Salpiamo a breve, signora. Ve ne sarei grato se foste rapida con i saluti.
Lei annu e, accovacciatasi, apr le braccia. I due ragazzi entrarono nel suo abbraccio e Letizia
sent il sussulto dei loro singhiozzi attraverso le pieghe dei mantelli.
Su, su, riusc a dire con la voce tesa. Dentro di s si sentiva pi infelice di quanto si fosse mai
sentita in tutta la vita e non desiderava altro che prenderli con s e tornare a casa.
Madre, mormor Napoleone al suo orecchio. Madre, vi prego, non voglio andare, non
voglio lasciarvi. La strinse ancora pi forte. Per favore.
Lei non si fid della propria voce e sent la gola contrarsi in modo insopportabile mentre
cercava di ricacciare indietro le lacrime. Poco lontano, il capitano la guard per un istante e poi si volt
verso il mare, concedendole un ultimo momento privato prima della separazione. Letizia deglut e si
costrinse ad assumere unespressione calma. Allent la presa sui figli e si scost fino a che furono
faccia a faccia.
Basta, adesso, Napoleone. Devi essere coraggioso. Dovete esserlo tutti e due.  per il vostro
bene, vedrete. Cercate di scrivere pi spesso che potete. Adesso asciugati gli occhi. Gli porse un
fazzoletto e lui se lo appallottol sulla faccia.
Coraggio  ora.
Si alz e i ragazzi le si aggrapparono alla vita. Il capitano la raggiunse e le indic la passerella.
Sono spiacente, signora, ma.
Lei annu e si liber delicatamente dalla presa di Giuseppe e Napoleone. I fratelli continuarono
a stringerla ancora per un po e infine il capitano mise loro le mani sulle spalle.
Forza, ragazzi, adesso vostra madre deve andare. Ha bisogno che siate coraggiosi per lei. Non
deludetela.
Le braccia dei ragazzi ricaddero riluttanti lungo i fianchi quando si rialzarono, lottando contro
le lacrime. Letizia si chin per baciare Giuseppe sulla testa e poi si rivolse a Napoleone, sussurrandogli
allorecchio: Coraggio.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Irlanda, 1776.
.
Labbazia si ergeva su unaltura che dava sul Boyne e, al di l del fiume, cerano le enormi
rovine del castello di Trim. Mura e torri erano cinti da un fossato e avevano ancora un aspetto
minaccioso agli occhi di Arthur, che guardava fuori dal finestrino. Poi il castello scomparve alla vista
quando la carrozza varc le porte dellabbazia ed entr nel cortile.
A una prima impressione quellambiente austero gli sembr una prigione e il cuore gli fece
male per la nostalgia di casa e della sua famiglia. La sensazione crebbe dentro di lui quando OShea
scaric lo scarno bagaglio di indumenti, libri e altri effetti personali e gir la carrozza verso luscita.
Poi il cocchiere se ne and e il rumore delle ruote sulla ghiaia si affievol rapidamente. Arthur rimase
da solo davanti allingresso principale. Tutto era tranquillo, ma non proprio silenzioso. Dallinterno
dellabbazia, un coro di voci coniugava un verbo latino.
Ragazzo nuovo!, chiam una voce.
Arthur si volt e vide un ragazzo non molto pi grande di lui attraversare il cortile da un
edificio laterale. Era scuro di capelli e di costituzione robusta. Arthur deglut nervosamente. Io,
signore?.
Il ragazzo si ferm e si guard attorno con forzata concentrazione. Sembra che non ci sia
nessun altro a cui rivolgermi. Razza di idiota.
Arthur apr la bocca per protestare ma perse il coraggio e arross. Laltro si mise a ridere.
Lascia perdere. Tu devi essere Wesley.
S-s, signore.
Non sono signore. Mi chiamo Crosbie. Richard Crosbie. Mi  stato detto di venire a cercarti.
Ecco, lascia che ti aiuti col baule.
Presero le cinghie a ciascuna estremit del baule e lo sollevarono con un certo sforzo.
Da questa parte, grugn Richard. Trasportarono il baule attraverso il cortile, fino a un chiostro
oltre un arco di pietra. In fondo, una corta rampa di scale portava a un dormitorio dal soffitto basso.
Questo  il tuo letto. Il ragazzo pi grande pos il baule davanti a un semplice letto che a
Arthur parve sorprendentemente grande. Lo dividerai con Piers Westlake. Tu dormi da questo lato. Il
baule va sotto.
Arthur osserv il letto. Letti in comune?
Certo. Non  mica un palazzo.  una scuola.
Tutte le scuole sono cos?, domand Arthur con voce sommessa.
Come faccio a saperlo?. Richard fece spallucce. Non sono mai stato in nessun altro posto. Il
direttore vuole vederti subito. Ti faccio strada. Vieni.
Condusse Arthur a un breve corridoio in penombra che terminava con una spessa porta di
quercia chiodata.
 l, spieg Richard. Bussa. Ti sta aspettando.
Com?, bisbigli Arthur.
Il vecchio Harcourt?. Richard soffoc un ghigno. Mangia i ragazzi nuovi a colazione. Ci
vediamo pi tardi, se sopravvivi.
Richard si volt e and via in tutta fretta, lasciando il ragazzino davanti alla grossa porta. Arthur
sent che la mano gli tremava quando la sollev verso il legno scuro. Poi si ferm, impaurito e solo. Per
un momento prov limpulso di fuggire. Poi la determinazione ebbe la meglio e buss due volte.
Avanti!.
Arthur fece un respiro profondo per calmarsi, sollev il chiavistello e schiuse la porta, facendo
capolino dal battente spesso. Dallaltro lato cera unampia stanza illuminata da unalta finestra. Il
caminetto era spoglio, proprio come il pavimento lastricato in pietra. La stanza era dominata da
unenorme scrivania, dietro la quale, seduta a un sedia dallalto schienale, cera una grossa figura in
abito talare. La faccia era larga e rubizza e gli occhi scuri scrutavano il nuovo arrivato da sotto le
sopracciglia ispide.
Voi siete Wesley?.
Arthur annu.
Parlate, giovanotto!.
S, signore. Sono Arthur Wesley.
Cos va meglio. Padre Harcourt annu. Squadr il ragazzo dalla testa ai piedi, senza mostrare
segni di approvazione. Poi rivolse la sua attenzione a una lettera aperta sulla scrivania. A quanto pare i
vostri genitori sono preoccupati per la mancanza di progressi accademici. Be, rimedieremo subito. C
qualcosa che sapete fare bene, giovane Wesley?
S, signore. So leggere la musica. Sto imparando a suonare il violino.
Davvero? Che bella cosa. Ma non vi servir a niente qui. Questa  una scuola, ragazzo, non
una sala per concerti. Siate gentile e impegnatevi a imparare ci che tenteremo di insegnarvi negli anni
a venire.
Anni?, domand sconsolato Arthur.
Padre Harcourt sorrise freddamente. Ma certo. Quanto tempo pensate occorra per portare i
ragazzi come voi a un livello accettabile di competenza in tutte le materie fondamentali?.
Arthur non ne aveva idea e si limit a stringersi nelle spalle.
La risposta dipende dalla diligenza con cui vi applicherete negli studi, giovane Wesley.
Lavorate sodo, siate obbediente e farete bene. Eventuali inadempienze prevedono una punizione
corporale. Intesi?.
Arthur rabbrivid e fece di s con la testa. S, signore.
Queste sono le regole pi importanti qui. Le altre le apprenderete quanto prima. Adesso andate
ad aspettare nella sala principale. Presto sar ora di pranzo. Frequenterete la classe del signor OHare.
Andr direttamente a segnalarvi a lui. Adesso andate.
Arthur annu e si avvi alla porta.
Giovanotto!.
Arthur si gir con un sussulto e vide padre Harcourt agitare un dito nella sua direzione.
Quando un membro del personale vi d unistruzione, dovete rispondere S, signore. Altrimenti
affronterete le conseguenze.
S, signore.
Cos va meglio. Andate.
S, signore.
I primi giorni allabbazia furono i pi duri della vita di Arthur. Allinizio nessuno degli altri
ragazzi gli rivolgeva la parola, a eccezione di Richard Crosbie, ma anche il ragazzo pi grande
sembrava divertirsi a dargli informazioni imprecise sulla scuola e le sue regole e, ben presto, Arthur
fin per non fidarsi di nessuno e a rifugiarsi nella solitudine per tenersi lontano dai guai ed evitare di
attirare lattenzione dei compagni pi prepotenti. Ma, essendo quello nuovo, era il loro bersaglio
principale e cadde vittima di ogni tipo di scherzo e comportamento malevolo.
Si svegliavano ogni giorno allalba. I ragazzi si lavavano con lacqua fredda attinta ai pozzi
dellabbazia e poi si vestivano per la giornata. Tutti i pasti venivano serviti nella sala e prevedevano un
costante regime di porridge, brodo, carne salata e verdure bollite, accompagnati da un pezzo di pane. Si
mangiava in silenzio e gli insegnanti si aggiravano per la sala con corte verghe di salice, pronti a
sferzare chiunque parlasse o infrangesse le regole di precedenza e decoro nel modo in cui prendevano
posto o andavano a ritirare il cibo.
Le lezioni si tenevano in celle che avevano accesso sul chiostro quadrangolare, venti ragazzi per
stanza, seduti su semplici panche e chini su tavoli consunti, mentre si affannavano con dettati,
matematica elementare, esercizi di lettura e rudimenti di latino e greco. Il mancato completamento dei
compiti assegnati veniva ricompensato da bacchettate con il bastone di salice sulla parte posteriore
delle gambe o il palmo della mano. Allinizio Arthur pianse e ricevette tre colpi extra per non aver
controllato il dolore. Impar in fretta a stringere i denti e a fissare un punto sulla parete alle spalle
dellinsegnante, concentrandosi per sopportare la punizione. Malgrado simili incentivi a eccellere nei
compiti che gli venivano assegnati, Arthur restava uno studente nella media, con difficolt in ogni
materia. Linfelicit cresceva e il desiderio di tornare a casa divenne sempre pi intenso, passando dalla
semplice nostalgia a una sorta di cupa disperazione per quella dura vita crudele e interminabile.
Nei pomeriggi di sabato e mercoled, ai ragazzi era consentito uscire nella propriet
dellabbazia e Arthur andava dritto al ponte sul Boyne per esplorare i ruderi del castello di Trim.
Spesso, gruppetti di ragazzi giocavano ai cavalieri medievali, battendosi con spade e lance
improvvisate, e trattenevano i colpi allultimo momento per non fare del male allavversario, ma con la
mente facevano a pezzi i nemici. Quando queste competizioni avevano inizio, Arthur si ritirava dalla
mischia e restava a osservare dal riparo di un muro coperto di muschio o un arco in rovina. Non era
solo la prospettiva del dolore a spingerlo ad allontanarsi, era la brutalit dellespressione dei compagni,
il godimento della violenza sui loro volti. Lo spaventava la facilit con cui il gioco varcava un labile
confine diventando vera e propria aggressione.
Verso la fine del primo trimestre, ricevette un pacco da casa. Conteneva un violino in una
custodia finemente decorata e un breve messaggio di suo padre.
Mio caro Arthur,
poich a casa hai dimostrato una tale predisposizione per lo strumento, sarebbe un vero peccato
non continuare con le lezioni. Ti mando il violino che mi fu dato alla tua et. Forse per adesso sar un
po grande per te, ma non per molto! Mi sono informato e ho trovato un insegnante di musica vicino a
Trim, un certo signor Buckleby, e ho concordato con padre Harcourt che tu possa andare a lezione da
lui una volta a settimana. Non vedo lora di sentire dei tuoi progressi quando tornerai a Dangan.
Con affetto, tuo padre.
p.s. Ti prego di avere grande cura del violino.
Cos, ogni sabato, Arthur lasciava labbazia e, con la grossa custodia del violino sottobraccio, si
recava a Trim. Il signor Buckleby viveva in un villino di pietra dal tetto in ardesia ai bordi della citt.
Arthur non ebbe difficolt a trovare il posto la prima volta e, facendosi coraggio, sollev il batacchio di
ferro e buss. La porta si spalanc quasi allistante e, per lo spavento, Arthur fece mezzo passo
indietro.
Un omone vestito di marrone riempiva la soglia. Le calze, un tempo bianche, erano grigie e
cascanti sulle fibbie di princisbecco delle scarpe scrostate. Una parrucca incipriata gli cadeva di
traverso sulle guance rugose. Portava gli occhiali, dietro i quali occhi scuri scrutavano il ragazzino.
Vi ho visto venire dal vialetto, giovanotto. Cosa posso fare per voi?
Buona giornata, signore, disse piano Arthur. Sto cercando il signor Buckleby.
Dottor Silas Buckleby, al vostro servizio. Voi dovete essere il giovane Wesley, il figlio di
Garret. Entrate, entrate.
Si fece da parte e Arthur si infil in un piccolo ingresso. Era pieno di spartiti, rilegati e sfusi, e
strumenti musicali in vario stato di riparazione erano appoggiati alle pareti. Pulviscolo brillava nello
spicchio di luce che entrava dalla porta e scomparve bruscamente quando il dottor Buckleby la chiuse.
Luomo si volt e gli indic una porta in fondo.
Da quella parte, signore. Dobbiamo cominciare subito!.
Gli pass accanto e and ad aprire la porta, facendogli segno di entrare. La stanza era molto
diversa dallingresso. Era quasi spoglia, a parte una sedia e due leggii. Una finestra piombata dava su
un piccolo giardino incolto e arazzi sbiaditi coprivano le altre tre pareti. Raffiguravano scene basate su
antichi miti e lo sguardo di Arthur fu attratto dai particolari di un baccanale. Gli occhi acuti del dottor
Buckleby notarono lespressione del ragazzo.
Gli arazzi sono qui solo per uno scopo acustico. Cercate di ignorarli.
S, signore.
Trovo che le doti di alcuni miei allievi siano tali da costringermi a smorzare il pi possibile le
urla dei loro tormentati strumenti, altrimenti impazzirei. Sorrise mentre lasciava cadere la poderosa
sagoma sulla sedia, che emise un cigolio di protesta. Allora, giovane Arthur, sapete chi sono io?
No, signore. Arthur si morse un labbro. Mi dispiace, signore.
Il dottor Buckleby agit una mano. Non importa. Lasciate che ve lo dica. Sono luomo che ha
insegnato a vostro padre a suonare il violino. Un vero talento. E ha fatto grandi cose. Ho saputo che 
professore di musica al Trinity.
S, signore.
Bene, allora dobbiamo fare in modo che la tradizione di famiglia venga mantenuta. Tese in
avanti le mani. Adesso fatemi vedere cosa sapete fare con quel vostro strumento!.
Essendo gi stato introdotto al violino da suo padre, Arthur dimostr presto di essere un
eccellente allievo dotato di talento naturale. Da parte sua, il dottor Buckebly era un ottimo maestro, che
tirava fuori il meglio dal sensibile ragazzino con modi fermi e amichevoli. Ben presto, non cera altro
che Arthur aspettasse con pi ansia delle lezioni settimanali a Trim.
Al contrario, la vita a scuola divenne quasi intollerabile, con le sue scarse comodit e la rigida
disciplina. Quando lautunno cedette il passo allinverno, le fredde mura di pietra dellabbazia si
rivelarono umide ogni mattina e gelidi spifferi di vento si insinuavano in ogni fessura di porte e
finestre. Raggomitolato sotto le coperte con il compagno di stanza, Arthur passava ogni notte tremando
e si alzava stancamente giorno dopo giorno come un automa. E mentre aveva raggiunto una discreta
padronanza della matematica, continuava a non mostrare alcuna attitudine per i classici, con grande
frustrazione e, poi crescente rabbia, dei suoi insegnanti. Pi si affannava, e veniva punito per la
mancanza di progressi, pi infelice e introverso diventava, cos che alla fine perfino il dottor Buckleby
se ne accorse.
Arthur, la vostra mente  a spasso. Avete suonato lultima parte come se teneste in mano un
telaio.
Mi dispiace, signore, bofonchi lui.
Il dottor Buckebly vide che al ragazzino tremava il labbro e, sporgendosi verso di lui, gli tolse
delicatamente il violino dalle mani. Ditemi cosa vi tormenta, figliolo.
Per un momento, Arthur rimase in silenzio.
Io io odio la scuola. Voglio andare a casa.
Tutti quanti abbiamo odiato la scuola alle volte, ragazzo.  capitato anche a me. Fa parte del
diventare grandi.  ci che ci allena ad affrontare le avversit future.
Ma io non la sopporto!. Arthur alz lo sguardo con aria di sfida. A volte vorrei solo
morire.
Sciocchezze! Perch uno dovrebbe desiderare una cosa del genere?. Il dottor Buckleby
sorrise.  dura, ma ci farete labitudine, ve lo assicuro.
E invece no. Non sono affatto bravo. Arthur tir su col naso. Non ho amici. Non sono bravo
negli sport. E non sono intelligente come i miei fratelli. Non sono intelligente, punto, concluse
tristemente. Non  giusto.
Arthur, tutti impariamo secondo i nostri tempi. Alcune abilit richiedono semplicemente pi
tempo, e dedizione. Alcune cose le impariamo pi in fretta di altre. Prendete la vostra abilit con il
violino, per esempio. Siete come vostro padre.  un dono raro quello che avete. Deve essere una
soddisfazione per voi.
Arthur lo guard. Ma  solo uno strumento. Non ha nessun valore nel mondo.
Il dottor Buckleby si accigli e Arthur si rese subito conto di essere stato molto offensivo. Si
vergogn del fatto che poteva aver ferito i sentimenti di quelluomo che viveva per la musica. Era
allettante arrendersi alla musa, dedicarsi alla musica. Col tempo avrebbe ottenuto dei riconoscimenti
per il suo talento. Ma dove lavrebbe portato? La ricompensa sarebbe stato finire in un villino in una
piccola cittadina di provincia e guadagnarsi da vivere insegnando ai figli dei notabili del luogo? Lidea
spaventava Arthur. Voleva di pi dalla vita.
Il dottor Buckleby sospir.  una cosa tanto terribile avere talento per la musica? Essere
padrone dellarte che, pi di tutte le altre, ci distingue dalle bestie comuni?.
Arthur rimase a guardarlo, con il cuore pesante di dolore e gravato dallintollerabile fardello di
una natura onesta. Deglut. No, signore. Non  una cosa terribile. , come dite voi, un dono.
Ecco! Visto, non tutto  perduto. Anzi. Coraggio, adesso torniamo ai nostri esercizi. Negli anni
a venire, gli uomini acclameranno il grande Arthur Wesley maestro!.
Arthur si costrinse a sorridere. Forse il dottor Buckebly aveva ragione. Forse il destino lo aveva
scelto per una simile carriera. Forse doveva accettarlo. Un giorno sarebbe stato riconosciuto per il suo
talento. Dentro di s, aveva il terrore che potesse essere vero.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
A Natale, la famiglia Wesley si riun a Dangan. Anne era impegnata a organizzare il calendario
mondano per quelle settimane. Oltre alla grande festa che si sarebbe tenuta nel salone per tutti i piccoli
proprietari terrieri e le loro famiglie, cera il consueto giro di castelli e dimore di parenti e amici a cui
fare visita. Bisognava ordinare cibo e bevande, scegliere indumenti e sistemarli nei bauli e assumere
personale temporaneo per il periodo di festa. Inevitabilmente, per via della carenza di domestici inglesi,
per il personale temporaneo avrebbero attinto alla comunit irlandese. La prospettiva di avere intorno i
loro volti accigliati e rozzi impensieriva Anne. Il loro accento era quasi incomprensibile, i modi
pessimi e lei li considerava poco pi che bestie da soma.
Mentre faceva ansiosamente progetti al suo scrittoio, sentiva Garret nella sala della musica,
intento a comporre un brano per il piccolo concerto che aveva insistito per organizzare in occasione
della grande festa. Di tanto in tanto, una breve melodia si levava dal pianoforte, seguita da
incomprensibili borbottii o unesclamazione di sorpresa, il leggero grattare di una piuma sulla carta e
poi un altro tentativo sui tasti. Anne sapeva che la cosa poteva andare avanti per giorni e, non per la
prima volta, desider che il marito non fosse cos dotato per la musica. Ora, se solo fosse diventato uno
scrittore, la sua attivit sarebbe stata meno impegnativa per la sua famiglia. Dopo tutto, i costi di essere
scrittore si limitavano a carta e penna. Un compositore, come aveva preso gusto a definirsi dopo la
cattedra al Trinity, spendeva una smodata quantit di denaro per gli strumenti, per non parlare di tutti i
concerti che organizzava per presentare le nuove composizioni e che bisognava sovvenzionare. Se solo
Garret avesse potuto arricchirsi col suo talento, riflett. Ma non sarebbe mai accaduto. La musica era il
primo amore della sua vita, la sua vera sposa, e avrebbe continuato a viziarla fino alla morte. O fino a
che il patrimonio della famiglia sarebbe durato.
Le finanze familiari, come quelle di molte altre prestigiose casate irlandesi, al momento
languivano. Mentre le entrate derivanti dalla terra erano costanti, affitti alti, arretrati e sfratti stavano
causando malcontento in tutto il Paese. Diversi amministratori erano stati assassinati nel corso
dellultimo mese e la prima ondata di latifondisti stava lasciando lisola a favore di una maggiore
sicurezza economica in Inghilterra. Perci i prezzi delle terre stavano crollando. Peggio ancora, riflett
Anne, i disordini che covavano nelle colonie americane stavano scuotendo la sicurezza dei mercati
finanziari di Londra. Garret aveva ricevuto alcune lettere preoccupanti dal banchiere di famiglia nella
capitale, che lo avvertiva che le entrate complessive degli investimenti Wesley erano calate
bruscamente e, di conseguenza, Anne sapeva di dover tagliare il bilancio familiare. Era tutto cos
frustrante. Gli scontenti villici irlandesi e quegli sciocchi rivoltosi nelle colonie, avrebbero mandato in
rovina le fortune delle classi pi abbienti. Anne si accigli. Che diritto avevano di farlo? Mettere a
rischio il suo futuro e quello dei suoi figli innocenti?
Il pensiero dei figli le fece prestare attenzione al lontano suono di grida e risate che giungeva
dalla sala. Poich fuori era freddo e bagnato, aveva dato loro il permesso di giocare l. Il tavolo della
colazione era stato spostato da un lato, una rete tirata su e i ragazzi stavano giocando a volano. Avrebbe
dovuto tenerli occupati per qualche ora, almeno, sospir, tornando ai suoi piani mentre la pioggia
picchiettava contro la finestra.
Richard rimase immobile, la testa piegata allindietro e gli occhi che seguivano larco del
volano mentre raggiungeva lapice della traiettoria e cadeva verso di lui. Dallaltro lato, il giovane
Arthur si limit ad abbassare la racchetta, accettando linevitabile destino. Per un breve momento,
Richard pens di sbagliare la battuta, lasciando che il fratello prendesse il punto, in modo che la
sconfitta non fosse cos netta. Poi, prima che riuscisse a trattenersi, mosse la racchetta con tempismo
perfetto e il volano sbatt a terra dallaltro lato della rete.
Ho vinto!, esclam Richard. Chi  il prossimo?
Io!. La piccola Anne salt su, attravers di corsa la sala e strapp via la racchetta a Arthur
mentre lui andava a raggiungere gli altri fratelli seduti da una parte. Su una sedia era poggiata una
lavagnetta presa dalla camera dei bambini. Gerald era impegnato ad annotare lultima vittoria di
Richard. Non cerano segni accanto al nome di Arthur. Perfino Gerald, un anno pi piccolo di lui,
aveva vinto due partite. Arthur si mise a sedere in fondo alla linea di sedie e si stravacc.
Osserv invidioso il fratello maggiore. Richard era una persona migliore di lui e Arthur sapeva
di doverlo accettare. Era cos che il destino aveva deciso con i fratelli Wesley. Richard era molto pi
intelligente, molto pi popolare e senza dubbio si sarebbe costruito una scintillante carriera, mentre
Arthur sarebbe rimasto un nome anonimo nellalbero genealogico.
Ho bisogno di una pausa, annunci Richard. William, giocate tu e Gerald. Si ferm un
momento prima di prendere posto accanto a Arthur.
Non hai messo il broncio, spero.
E perch dovrei?.
Richard fece spallucce. Non possiamo essere tutti quanti bravi in tutto, Arthur.
Ah, sei venuto a offrirmi la tua compassione.
Richard non pot fare a meno di sorridere. Sai,  alquanto sgarbato starsene seduti qui e
cercare di guastare latmosfera. Cercare di rovinare il divertimento agli altri. Dobbiamo tutti accettare
la sconfitta a un certo punto, Arthur.
A un certo punto? O sempre? Penso che sarei contento di dover accettare la vittoria a un certo
punto. Ma, naturalmente, non lo capiresti. N lo capirebbero William e neanche Gerald. Siete tutti cos
intelligenti, cos sicuri di voi stessi. Non come me.
Andiamo, questo non  vero. So per certo che nostro padre pensa che tu sia un prodigio della
musica. E dovresti sapere quanto significa per lui. Non puoi passare la vita a commiserarti. Sarebbe un
criminale spreco del talento che hai. So che arranchi a scuola. Non tutti sono portati per il latino e il
greco.
Tu lo sei, ribatt Arthur. E anche William, e Gerald.
Vero, ammise Richard. E le cose che noi troviamo facili, per te non lo sono. Capisco quanto
sia dura accettarlo.
Davvero? Lo capisci davvero?
Penso di s. Potr anche essere pi intelligente di tanti, ma non a discapito dellempatia.
Bene, quando sarai il grande statista, o il brillante generale, che sono certo diventerai, allora
vedremo quanto vale la tua empatia.
Richard riflett un momento prima di rispondere. Non nego di sognare di raggiungere unalta
carica e far tutto quanto in mio potere per riuscirci. Ma non c motivo perch tu non debba nutrire
simili ambizioni.
Io?. Arthur lo guard con aria scettica e rise. Io? Non essere sciocco, Richard. So che non
otterr niente. Perci perch prendersi il disturbo di tentare? Perch sprecare tempo per raggiungere il
successo che non potr mai avere?
Ti sbagli.  esattamente per questo che dovresti tentare. Supponiamo per un momento che tu
non riesca a eguagliarmi dal punto di vista intellettivo.
Questo  piuttosto facile.
Zitto! Supponiamo che sia vero. E che tu un giorno raggiunga unalta posizione. Grazie alla
determinazione e al duro lavoro. Ci non eclisserebbe ogni mio risultato, vista la naturale posizione
vantaggiosa da cui sono partito?.
Arthur fiss il fratello per un istante prima di abbassare lo sguardo sul grembo e scuotere la
testa. Belle parole, Richard, ma nientaltro che parole. Sar anche uno sciocco, ma perfino io so che il
mondo non va cos. Sono il figlio minore di un piccolo aristocratico e quello che mi manca in fatto di
posizione sociale  aggravato dal non avere neanche nessun talento.
Hai la tua musica.
Proprio cos. Ho la mia musica. Arthur si alz. Ora, se non ti dispiace, penso che la mia
presenza qui sia alquanto inutile. Me ne vado nella mia stanza. A stare con la mia musica. Tanto vale
farci labitudine.
Lasci la sala e il rumore dei suoi passi svan in lontananza mentre i fratelli si scambiavano
occhiate divertite.
Che cosa  successo?, volle sapere William.
Niente. Per un momento, Richard rimase a fissare la soglia dalla quale era uscito il fratello,
sperando che Arthur cambiasse idea. Ma non si sentivano passi ritornare. Lascialo perdere. Allora,
qual  il punteggio?.
Arthur sent le lacrime bruciargli negli occhi mentre saliva su per la scalinata. Si guard attorno
ma non cera nessuno in vista e cos se le asciug in fretta. In cima, a ciascun lato del ballatoio, un
corridoio percorreva la casa in tutta la sua lunghezza. Le stanze a sinistra venivano preparate per gli
ospiti e le voci smorzate dei domestici si diffondevano lungo il corridoio. Arthur gir a destra e si
diresse agli alloggi della famiglia. La porta della stanza della musica era aperta e la luce si riversava sul
pavimento. Quando vi pass davanti, suo padre, ancora chino sul pianoforte, lo vide.
Arthur, non giochi con gli altri?.
Il ragazzo scosse la testa.
Garret lo guard. Cosa c?
Niente.
Niente?.
Arthur scosse di nuovo la testa e fece per proseguire verso la sua camera.
Aspetta, vieni dentro. Garret si alz e trascin lo sgabello vicino a unaltra sedia accanto a un
leggio. Ho bisogno del tuo aiuto.
Il mio aiuto?
S. Vieni qui.
Arthur entr adagio nella stanza della musica e raggiunse suo padre, impegnato a scegliere degli
spartiti sul leggio.
Eccolo! Trovato. Voglio includere uno dei brani che Buckleby ti ha chiesto di imparare nel
nostro spettacolo natalizio. Ho pensato che potevamo fare un duetto.
Un duetto? Io?.
Garret rise. Certo. Pensi che mi affiderei ai tuoi fratelli per una cosa del genere? Sono negati.
E poi penso che sia ora che il tuo talento venga riconosciuto pubblicamente. Perci mi sono preso la
libert di farmi portare il tuo violino. Eccolo,  sul divano. Ora, giovanotto, mi faresti lonore di
accompagnarmi in questo pezzo?.
Sorrise e Arthur non pot fare a meno di ricambiare.
Ecco. Cos va meglio. Mettiamoci allopera.
Arthur prese violino e archetto e, accostatosi al leggio, assunse la posizione corretta sotto lo
sguardo soddisfatto del padre. Garret si mise seduto per essere alla stessa altezza del figlio e prepar il
proprio strumento. Fece un respiro profondo, i loro sguardi si incrociarono e Garret cominci: Uno
due tre, e annu.
Mentre suonava, la mente di Arthur si liber di tutti i pensieri, concentrandosi sulle dita, che si
muovevano rapide e precise sul manico dello strumento. Le dita dellaltra mano controllavano
larchetto in movimenti calcolati alla perfezione sulle quattro corde. Aveva suonato quel brano cos
tante volte che lo conosceva a memoria. Chiuse gli occhi e la melodia gli riemp la testa. E non solo la
testa. Anche il cuore, che si gonfi con le note che si diffondevano nellaria, cos che il suono divenne
un sentimento, uno stato danimo che lo pervase di gioia.
Il brano fin e larchetto smise di muoversi. Arthur apr gli occhi e trov suo padre che lo
guardava sorpreso e ammirato.
Oh, Arthur, era bellissimo, davvero bellissimo. Sono cos fiero di te. Poi, come imbarazzato
da quella confessione, Garret sfogli gli spartiti sul leggio. Suoniamo qualcosaltro?
Se volete, padre.
S, s, mi piacerebbe. Ecco, cosa ne dici di questo? Lo conosci?.
Arthur annu.
Pronto, allora?.
Cominciarono. Era un pezzo leggero, tecnicamente impegnativo ma in fin dei conti piuttosto
comune, eppure risollev lanimo del ragazzino. Si sentiva bene nella stanza della musica, suonando
con il padre, consapevole del piacere e dellorgoglio suscitato dal suo talento musicale.
Era un peccato che non potesse suonare per sempre.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Il periodo natalizio era giunto al termine, le feste erano finite e Dangan era tornata di nuovo alla
vita di tutti i giorni. I tre ragazzi Wesley pi grandi erano impegnati a fare i bagagli per il trimestre
successivo nelle rispettive scuole. Mentre Richard e William avevano riempito il fondo dei loro bauli
con lise copie di classici, quello di Arthur era pieno di spartiti presi in prestito dal padre.
Garret era felicissimo dei progressi fatti dal figlio. Si capiva che Buckleby non aveva perso il
suo tocco da maestro. Arthur sarebbe diventato un ottimo musicista, quello era certo, e Garret gi
faceva progetti per il futuro. Naturalmente lIrlanda era un palcoscenico gi troppo piccolo per lui e lo
sarebbe stato anche per Arthur negli anni a venire. Londra avrebbe offerto maggiori possibilit e un
pubblico pi competente. Meglio ancora, Parigi o addirittura Vienna. Garret fren i suoi voli pindarici
con un sorriso di autocritica. Quali che fossero le sue doti o il talento di Arthur, non potevano sperare
di essere allaltezza del talento naturale o del virtuosismo tecnico dei musicisti viennesi. Forse Londra,
ma non Vienna.
Quindi il seme fu piantato e, dopo che i ragazzi furono rientrati a scuola, Garret fu libero di
indulgere nella sua fantasia. Pi ci pensava, pi allettante diventava la prospettiva di un trasferimento a
Londra. La violenza che covava in Irlanda stava peggiorando. Cera lonnipresente fardello della
stridente povert dei contadini, mentre nel ceto medio i cattolici irlandesi si vedevano negare ogni sorta
di privilegi e cariche pubbliche. Il loro risentimento trovava sempre pi occasioni per essere sfogato e
gli oppressi stavano osando denunciare pubblicamente le lampanti ingiustizie della societ irlandese.
Cerano arresti ma la terribile sorte di padre Sheehy, che era stato impiccato, legato e squartato dieci
anni prima per aver osato pronunciarsi a favore dei poveri, stava perdendo effetto. Avevano esaurito la
pazienza e facevano ricorso alla violenza con animo vendicativo. Gli amministratori delle propriet
terriere adesso giravano lisola scortati da guardie armate, temendo giustamente per la propria vita. Era
solo questione di tempo, concluse Garret, e poi lo spirito ribelle di quei disgraziati irlandesi sarebbe
sfociato in aperte aggressioni allaristocrazia.
Infine cera la crescente frustrazione per il provincialismo di quel posto. Gi i ragazzi stavano
assumendo accenti che rendevano distinguibile la loro origine e Garret sapeva bene che di quel passo la
societ londinese avrebbe guardato dallalto in basso la sua famiglia. E quello sarebbe stato un peso
intollerabile, in particolare per il giovane Arthur, a cui mancavano lingegno e la sagacia dei fratelli. I
ragazzi avrebbero beneficiato di unistruzione migliore, Anne avrebbe avuto una vita sociale pi
eccitante e lui avrebbe avuto un pubblico pi vasto per le sue composizioni. Con quel pensiero felice, si
accinse a sondare il terreno.
Malgrado fossero nel cuore dellinverno, la scuola di Trim parve molto meno minacciosa a
Arthur al suo ritorno da Dangan. Anche se aveva pochi amici, la maggior parte dei ragazzi fu felice di
rivederlo e Arthur prov la gioia di sentirsi accettato, di trovare un suo posto nel piccolo mondo della
scuola. Ma solo con il dottor Buckleby si sentiva libero di esprimersi pi apertamente e questo solo
perch, essendo il loro rapporto svincolato dalla scuola, non cera il rischio che quelle discussioni
uscissero da quelle mura. Il maestro di musica  come dovrebbe essere ogni maestro di musica  si era
dimostrato un eccellente ascoltatore e restava in silenzio mentre il ragazzino gli confessava la propria
disperazione alla prospettiva di non riuscire a eccellere negli studi e di non raggiungere mai niente
degno di nota.
Perch bramate tanto di ottenere dei riconoscimenti, Arthur?, gli domand una volta il dottor
Buckleby.
Perch?. Arthur lo guard. Cosaltro c?
Cosa volete dire, giovanotto?
Ho solo questa vita. Quando sar finita, mi guarder indietro e mi chieder quali risultati ho
raggiunto. Voglio essere in grado di darmi una risposta soddisfacente.
Non lo facciamo tutti?. Il dottor Buckleby sorrise. E la domanda  in un certo senso pi
pressante per un uomo della mia et.
Capisco. Arthur lo scrut. E in che modo risponderete, signore?
Tralasciando la giovanile impertinenza di una simile domanda, direi che ho fatto la cosa che ha
pi importanza per me. Ogni volta che prendo in mano uno strumento, creo un momento di sublime
ordine e bellezza. C cosa migliore che un uomo possa ottenere a questo mondo?.
Arthur aggrott la fronte. Non capisco.
Il dottor Buckleby sospir. Ho il sangue di un plebeo e perci mi  preclusa ogni speranza di
lasciare un segno nel mondo. Di fronte a questa prospettiva, cosa pu ottenere un uomo come me? Il
mio talento con il violino era un tempo oggetto di conversazione a Londra. Ma che valore aveva? Non
ho cambiato il mondo. Gli unici campi in cui al mio ceto  concesso sfoggiare il proprio talento sono le
arti e le scienze. E perch? Perch le prime forniscono divertimento ai nostri governanti e le seconde
svariate comodit e strumenti di potere. Perci mi sono ritirato dal mondo e vivo qui a Trim, dove i
miei bisogni sono soddisfatti e i risultati sono personali. Ho risposto alla vostra domanda?.
Arthur riflett per un momento prima di replicare. Non del tutto. Come posso essere sicuro che
un risultato sia degno di valore a meno che gli altri non convengano che lo sia? E se vi sbagliaste? E se
vi stesse illudendo di aver raggiunto qualcosa di meritevole senza che sia cos? Come potreste mai
saperlo?
So di aver raggiunto leccellenza con la mia musica.  il massimo che poteva fare un uomo
con le mie origini. Il dottor Buckleby gli diede un buffetto sulla spalla. Per voi  molto pi dura,
Arthur. Voi siete un aristocratico. Avete opportunit che io non ho mai avuto. Voi potete scegliere il
vostro cammino verso leccellenza. Non dovete essere per forza un musicista. Ma alla fine dovrete
rendere conto delle vostre decisioni. E poi vivere con lansia perpetua di aver preso la decisione
sbagliata. E tutto ci che avrete per placare quellansia  la parola degli altri uomini. Ebbene, siete
ancora cos sicuro del valore di un simile riconoscimento?.
Arthur guard il dottor Buckleby per un momento e poi riflett. Per la prima volta svilupp una
comprensione della figura paterna, che aveva scelto di comporre attorno a s un universo ordinato dal
quale erano bandite brutture e dissonanze. Osserv la ricca impiallacciatura del suo violino e,
sollevatolo sulla spalla, prepar larchetto.
Adesso possiamo continuare la lezione, signore?.
Il dottor Buckleby annu. Ne sarei molto felice.
Prima della fine del trimestre, Arthur ricevette una lettera dal padre che lo informava di aver
trovato una casa per la famiglia a Londra. Sua madre era impegnata con i preparativi per il trasloco da
Dangan. Non appena si fossero sistemati a Londra, avrebbero trovato scuole per i figli e poi li
avrebbero mandati a prendere. Arthur fu scioccato dalla notizia, non sapeva bene cosa provare a
riguardo. Lidea di vivere a Londra era innegabilmente eccitante. Ma significava lasciarsi alle spalle la
casa e la tenuta di Dangan, posti che conosceva da sempre e che sentiva come parte di s. Avrebbe
lasciato anche la scuola di Trim, motivo di qualche turbamento visto che ormai si era ambientato e
avrebbe dovuto ripetere langosciante esperienza di inserirsi in una nuova scuola a Londra. Ma, peggio
di tutto, il trasferimento significava perdere il dottor Buckleby.
Arthur tenne per s la notizia e continu a frequentare le lezioni di violino, concentrandosi nel
migliorare la tecnica il pi possibile prima del momento di lasciare Trim per il lontano e cosmopolita
mondo di Londra. Da parte sua, il maestro di musica era confuso dallimprovvisa e intensa
concentrazione del ragazzo, ma i rapidi miglioramenti distolsero Buckleby dallindagare le cause. Cos,
nei pochi mesi che restano loro, Arthur continu a studiare il violino e il suo maestro continu a gioire
per i progressi dellallievo.
Fino a che un giorno, Arthur si present al villino e buss. I passi pesanti annunciarono larrivo
del dottor Buckleby e la porta si apr. Dai tratti inespressivi delluomo, Arthur cap subito che qualcosa
non andava. Qualcosa era cambiato. Il maestro lo condusse nella stanza della musica senza dire una
parola e si sedette pesantemente sulla sua sedia mentre Arthur tirava fuori lo strumento.
Il dottor Buckleby toss. Dal momento che questa sar la nostra ultima lezione, ho pensato che
potevamo provare qualcosa di diverso.
Arthur si sent gelare il sangue nelle vene. Chiedo scusa, signore?
La nostra ultima lezione, Arthur. Sapete di cosa sto parlando. Ho ricevuto una lettera da vostro
padre ieri. Mi ha scritto per ringraziarmi di avervi fatto da maestro e saldare i conti. A quanto pare
lascerete a breve Trim per Londra. Certo, sar triste perdere un allievo cos promettente. I ragazzi del
vostro calibro sono pochi e rari.
Io io non dimenticher mai quello che mi avete insegnato. Ogni cosa che mi avete
insegnato.
Lo spero sinceramente. Bene, adesso. Il dottor Buckleby si protese per sostituire lo spartito
di Arthur con una nuova composizione. Proviamo questo.
Arthur scrut lo spartito e si rese conto allistante della sfida che gli era stata lanciata. La
posizione delle dita e i tempi erano molto pi complessi di tutto ci a cui era abituato. Tuttavia aveva
letto abbastanza musica da cogliere il senso della melodia e rimase subito colpito dal tono melanconico.
Non la conosco.
Non mi sorprende. Coraggio, vediamo come ve la cavate.
Dopo una faticosa ora con la nuova composizione, il dottor Buckleby finalmente cedette e
permise allallievo di posare lo strumento.
Sembra ci sia ancora tanto da imparare.
S, signore. Arthur sentiva di averlo deluso.
E ormai il nostro tempo  finito. Mettete via il vostro violino.
In silenzio, Arthur lo ripose nella custodia mentre il dottor Buckleby recuperava il nuovo brano
dal leggio e andava alla porta. Accompagn Arthur e gli tenne aperta la porta dingresso. Arthur usc
dal villino e poi, esitante, si volt e tese la mano al dottor Buckleby.
Addio, allora, signore.
Addio, giovane Wesley. Il maestro gli strinse la mano. Ricordate, schiena dritta e spartito in
alto.
S, signore.
E, ehm, questo  per voi. Le guance pesanti del dottor Buckleby si colorirono quando porse
allallievo il nuovo brano musicale. Arthur lo prese con un cenno del capo a mo di grazie.
Siete molto gentile. Posso chiedere chi lha composto, signore?
Io. Il dottor Buckleby sorrise. Lho scritto per voi. Forse un giorno, quando lavrete
imparato bene, potreste tornare a suonarlo per me.
Arthur si sent dolere il cuore di gratitudine per la gentilezza di quelluomo. Io non so cosa
dire.
Allora vi auguro una buona giornata, signore. Devo prepararmi per il prossimo allievo.
Sapevano entrambi che non era vero. Non cerano altri allievi quel giorno. Arthur si conged e
si avvi lungo il vialetto, sentendo la porta chiudersi delicatamente alle sue spalle.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Francia, 1779.
.
La scuola di Autun era un istituto molto pi grande di quello dellabate Recco ad Ajaccio, e
Giuseppe e Napoleone la osservarono al tempo stesso ammirati e intimoriti mentre varcavano il
cancello, seguiti da un facchino che portava i loro bauli. Luomo li condusse alla sala professori
accanto allimponente ingresso. Napoleone and alla porta e buss sulla scintillante laccatura. La porta
si apr e il ragazzo si trov davanti a un uomo alto e dallaria severa in completo e calze scure.
S?
Sono Napoleone Bonaparte, rispose nel suo miglior francese. Questo  mio fratello
Giuseppe.
Luomo si accigli nel sentire il fastidioso accento. Chiedo scusa?.
Napoleone ripet le presentazioni e luomo parve capire qualcosa di pi al secondo tentativo. Si
gir verso la sala professori. Monsieur Chardon? Penso che questi siano i due ragazzi che stavate
aspettando. Dalla Corsica?
S, conferm Napoleone. Dalla Corsica.
Luomo si fece da parte e dopo un po un uomo robusto in abito talare li osserv sorridente.
Benvenuti a Autun. Io sono labate Chardon. Guard prima luno e poi laltro e annu rivolto al pi
piccolo e bruno. Voi dovete essere, fatemi pensare s, ci sono, Napoleone.
Napoleone, signore.
S, be, dal momento che vostro padre ha messo bene in chiaro che la vostra prima priorit era
parlare il francese come veri francesi, tanto vale cominciare subito, con la versione francese dei vostri
nomi. Giuseppe sar Joseph 1 e voi, giovanotto, mi avete messo in difficolt. Gli rivolse un sorriso
gentile. La migliore approssimazione di cui sono capace  Napolon.
Napolon?, ripet il ragazzo. Non era certo che gli piacesse la versione francese del suo nome
ma quellinsegnante aveva avuto difficolt con il nome corso e, inevitabilmente, sarebbe stato cos per
tutti gli altri a scuola. Si sentiva gi abbastanza un forestiero. Guard labate e si strinse nelle spalle.
Come desiderate, signore. Sar Napolon.
Bene! Questione risolta. Lasciate che vi porti al dormitorio.
Li condusse verso una scalinata in fondo alla sala e salirono tre rampe per raggiungere un
corridoio che si estendeva sotto le gronde su ciascun lato. Napoleone vide che era bordato di letti con
una cassa ai piedi di ciascuno.
Al momento non c nessuno, spieg labate. Il resto dei ragazzi sar a lezione fino allora
di cena. Avrete modo di conoscerli allora. Poich il primo compito  migliorare il vostro francese,
abbiamo deciso di mettervi ai lati opposti del dormitorio, ciascuno accanto a un ragazzo francese, cos
potrete correggere laccento, che  ancora un po pesante, se posso permettermi.
Napoleone arross nel sentire quellappunto ma suo fratello gli prese la mano e scosse la testa a
mo di avvertimento.
Labate agit una mano. Non appena arriveranno i vostri bauli, sistemate la vostra roba e poi
tornate in sala professori. Vi porter dai vostri insegnanti e vi presenter ai compagni di classe.
S, signore, replic Giuseppe. Grazie, signore.
Labate sorrise e si avvi a grandi passi lungo il corridoio.
Quando furono soli, Giuseppe si rivolse al fratello minore. Allora, cosa ne pensi?
Sembra abbastanza comodo.
Non parlavo di quello. Napolon allora? Ti fa sembrare un vero francese.
S, lo so, replic lui con aria infelice. Napolon e Joseph. Cosa direbbe nostra madre se
potesse sentirmi adesso?.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Labate Chardon osservava dal suo studio il cortile della scuola di Autun. Era la ricreazione e
allesterno i ragazzi stavano giocando nella neve. Avvolti in cappotti, sciarpe e guanti, si divertivano a
lanciarsi palle di neve come al solito; stridule grida di divertimento e sorpresa riempivano laria,
perfettamente udibili anche da dietro il vetro della finestra. Poi la sua attenzione si fiss su una figura
ferma vicino al cancello della scuola e il sorriso sbiad. La rigida postura del ragazzo in lontananza era
inconfondibile. Il piccolo Napoleone Bonaparte di nuovo per conto suo.
Era passato pi di un mese da quando i due ragazzi corsi erano arrivati a scuola e, mentre
Giuseppe aveva cominciato ad ambientarsi e a fare amicizia, il pi giovane si teneva risolutamente in
disparte e frequentava solo il fratello, e solo quando questi non stava giocando con i nuovi amici.
Chardon era sorpreso dal fatto che il ragazzo pi grande sembrasse cos timido e mostrasse soggezione
nei confronti di Napoleone. Ma, daltro canto, il fratello minore aveva una personalit impetuosa e
potente, come allabate mai era capitato di incontrare. Nonostante fosse arrivato a Autun per imparare
il francese e beneficiare di quella che era forse la migliore educazione che lEuropa aveva da offrire, il
ragazzo restava sprezzantemente corso ed era pi che propenso a fare ricorso a uninvettiva o ai pugni
se qualcuno metteva in discussione la sua terra dorigine. Cosa che, ovviamente, lo aveva reso il
bersaglio di tutti quei ragazzi inclini a provocare o tormentare chiunque tra di loro si distinguesse dagli
altri.
Napoleone incroci le braccia, infilando le mani sotto le ascelle per tenerle al caldo. Era rimasto
fermo cos a lungo che le dita dei piedi avevano cominciato a intorpidirsi e cos si mise a camminare su
e gi davanti allentrata. Odiava quel freddo feroce e lumidit persistente sulla pelle e le lenzuola
quando si alzava ogni mattina. In Corsica, in quel periodo dellanno, laria era fresca ma secca e i venti
che soffiavano dal Mediterraneo mantenevano il cielo su Ajaccio limpido e azzurro. Il pensiero di casa
non lasciava mai la sua mente e lo tormentava terribilmente, soprattutto quellultimo momento prima
che la nave salpasse da Bastia. Sentiva quasi lodore della madre, il suo tocco e il calore del suo alito
sullorecchio quando laveva salutato per lultima volta.
Serr i pugni e contrasse le labbra. Non avrebbe ceduto alla nostalgia. Non si sarebbe mostrato
debole e indulgente con se stesso come le altre persone.
Una palla di neve lo colp dietro alla testa e un coro di acclamazioni riemp laria. Si spensero
allistante quando Napoleone si gir di scatto, gli occhi lampeggianti e i pugni pronti a colpire.
Chi  stato?, url. Chi  stato?.
Qualcuno ridacchi nel vedere lespressione feroce e poi, come una scarica elettrica,
quellilarit si propag ai ragazzi che lo stavano fissando fino a che le risate risuonarono nelle sue
orecchie.
Chi  stato?, grid. Ditemelo! Ditemelo o me la vedr con tutti quanti!.
Ma le risate continuarono e cos Napoleone si lanci alla carica del gruppetto pi vicino.
Allistante i ragazzi si dispersero e corsero via, continuando a ridere nervosamente. Sollevando pezzi di
neve al suo passaggio, Napoleone li rincorse, ma era troppo piccolo e lento, e gli altri non ebbero
difficolt a distanziarlo. Fatto qualche altro passo, rinunci e si ferm, gridando trafelato: Tornate a
battervi! Vigliacchi! Vigliacchi! Vigliacchi.
Napoleone!.
Si guard attorno e vide il fratello che si avvicinava circospetto. Giuseppe, con aria
preoccupata, tir su una mano. Napoleone. Calmati calmati.
Napoleone continu a respirare profondamente e, abbassati i pugni, sent il senso di oppressione
al petto cominciare ad allentarsi, rifluendo dal suo corpo come un veleno e lasciandolo infreddolito e
stanco. Giuseppe and al suo fianco e gli mise un braccio attorno alle spalle.
Stai tremando. Vieni dentro. Andiamo nella stanza degli stivali, c un fuoco con cui possiamo
scaldarci. Vieni.
Guid il fratello verso la costruzione esterna dietro la scuola, lontano dai ragazzi nel cortile.
Alcuni continuavano a schernirlo, sperando in unaltra esplosione di rabbia, ma persero presto interesse
quando Napoleone si lasci condurre via. Entrarono nella stanza degli stivali e Giuseppe chiuse la
porta. Rastrelliere di legno per gli stivali coprivano un lato della stanza, ciascuna numerata per ogni
studente. Dallaltro lato, accanto al caminetto, cerano file di ganci. Era l che si mettevano ad
asciugare calzature e cappotti bagnati, e laria era calda e umida, dallodore stantio. Giuseppe prese un
paio di sgabelli, li mise davanti al focolare acceso e fece sedere il fratello.
Hai saltato la colazione. Devi essere affamato. Ecco. Giuseppe tir fuori da una tasca un
pezzo di pane e una piccola porzione di formaggio duro dallaltra. Sorrise. Li ho tenuti da parte per
te.
Napoleone osserv le offerte per un momento e poi le accett riluttante con un cenno di
ringraziamento. Quando cominci a mangiare, lappetito ebbe presto la meglio su di lui e divor
famelico il formaggio. Giuseppe lo guard per un po e poi, preso un altro ciocco dal mucchio di legna,
lo mise sui tizzoni ardenti.
Ti senti meglio?
S. Grazie.
A cosa servono i fratelli?, ghign Giuseppe.  normale che mi prenda cura di te.
So badare a me stesso.
S. Lho notato. Stavi facendo un ottimo lavoro.
Napoleone lo guard torvo e il fratello non pot fare a meno di ridere mentre lo ammoniva con
un dito. Adesso non ricominciare! Stavo solo scherzando.
Per un momento, la familiare espressione selvaggia arse negli occhi di Napoleone. Poi cedette e
rivolse lo sguardo verso il fuoco mentre Giuseppe continuava. Devi smetterla di reagire come un
pazzo ogni volta che qualcuno dice qualcosa. Devi controllare quel tuo caratteraccio. Pensavo che
volessi diventare un soldato.
 cos.
Be, non puoi perdere la testa nel mezzo di una battaglia. Devi avere la mente lucida,
specialmente se vuoi essere un ufficiale.
Napoleone riflett e, suo malgrado, si mostr concorde. Un giorno imparer a controllare i
miei sentimenti.
Farai meglio a impararlo quanto prima, disse Giuseppe in tono pacato.
Il fratello gli rivolse unocchiata curiosa. Perch dici questo?
Perch lascerai Autun il mese prossimo. Giuseppe si costrinse a sorridere.
Di cosa stai parlando?
Nostro padre ci ha mandato una lettera. Lho trovata sul letto allinizio della ricreazione. Ecco
perch ero venuto a cercarti fuori. Appena in tempo, a quanto pare.
Napoleone raddrizz la schiena e tese la mano. Fammi vedere la lettera.
Giuseppe armeggi con le dita fredde allinterno del cappotto e ne tir fuori un foglio piegato
recante un sigillo rotto. Lo consegn a Napoleone che, dopo averlo aperto, cominci a leggere,
divorando con gli occhi le sinuose righe della scrittura di suo padre.
Brienne. Si volt a guardare Giuseppe e sorrise. Unaccademia militare.
Proprio quello che volevi.
S셻. Il sorriso di Napoleone sbiad quando guard di nuovo la lettera e la rilesse
rapidamente. Non parla di te.
No. La voce di Giuseppe trem. Pare che io debba restare qui.
Non ci andiamo insieme? Deve esserci un errore. Non possono separarci. Napoleone serr la
mano del fratello. Non voglio stare da solo. Limprovviso pensiero di stare cos lontano da casa e
dalla sua famiglia e adesso anche dalla rassicurante presenza del fratello lo riemp di paura. Non
voglio stare da solo, ripet piano.
Giuseppe apr la bocca per replicare ma allinizio non ne uscirono parole. Quale consolazione
poteva offrire? Cerc di assumere un tono convincente. Neanche io voglio che tu mi lasci. Ma 
meglio cos. Nostro padre vuole darti la possibilit di diventare un soldato. Brienne  il posto giusto per
te. Io io rester qui a studiare per diventare un membro della Chiesa.
Napoleone sent un groppo in gola mentre ripiegava la lettera e la riconsegnava al fratello. Toss
e poi cerc di parlare con voce ferma. Mi scriverai?
Ma certo!. Giuseppe mise un braccio attorno alle spalle del fratello e stavolta sent Napoleone
protendersi verso di lui. Ben presto, si rese conto Napoleone, nessuno dei due avrebbe pi avuto un
conforto umano per alleviare la nostalgia di casa. Ciascuno sarebbe stato costretto ad affrontare la vita
come uno straniero in una cultura ostile. Prov unondata di affetto per il fratello maggiore e gli prese
la mano.
Voglio andare a casa.
Lo so. Anchio.
Pensi che se scrivessimo a nostro padre riusciremmo a convincerlo a riportarci a casa?.
In Giuseppe scorreva abbastanza sangue corso da aborrire la prospettiva di essere ritenuto uno
spirito debole. No. Non lo consentir.
Napoleone lott per ricacciare indietro le lacrime. Sapeva che il fratello diceva la verit e si
sent combattuto tra lodio per la fredda determinazione del padre e lamaro disprezzo che provava per
se stesso per essere preda di emozioni tanto indegne. Se solo non avessero mai lasciato Ajaccio.
Giuseppe? Cosa ne sar di noi?
Non ne ho idea, rispose infelice il ragazzo pi grande. Non lo so proprio.
Napoleone chiuse con forza gli occhi e mormor: Ho paura.
Carlo Bonaparte si rec a trovare i suoi figli alla fine di aprile. Dapprima padre e figli erano
stati sopraffatti dalla gioia o di rivedersi. Poi, quando fu palese quanto fossero infelici Giuseppe e
Napoleone e quanto volessero ritornare a casa, i modi di Carlo nei loro confronti si raffreddarono e
divennero sprezzanti e rabbiosi. Erano degli ingrati, disse. Non riconoscevano tutti i sacrifici che lui e
Letizia avevano fatto per assicurare ai due ragazzi un futuro di cui la famiglia potesse essere fiera. Dato
tutto quello che era stato fatto per loro, il minimo che Giuseppe e Napoleone potevano fare era
approfittare delle opportunit ricevute.
Stavano davanti a lui, il capo chino per la vergogna e la disperazione, e per un momento la
determinazione di Carlo si allent. Luomo mise le mani sulle spalle dei figli.
Coraggio, non pu essere cos brutto. Si costrinse a ridere. Alla vostra et, lavrei ritenuta
unavventura eccitante. Unoccasione per viaggiare, vedere il mondo, imparare dai migliori insegnanti
in circolazione. Tu, in particolare, Napoleone.
Mi chiamano Napolon qui, disse piano il ragazzo.
Napolon?. Carlo si accigli per un istante e poi fece spallucce. Be, perch no? Suona pi
francese.
Ma io sono corso, padre.
Certo che lo sei. E dovresti esserne fiero.
Lo sono!, replic il ragazzo con veemenza.
Molto bene. Ma non lasciare che diventi una scusa per farti prendere in giro dagli altri,
aggiunse smaliziato. Ho parlato con labate Chardon prima di venire da voi. Dice che ci sono stati
alcuni incidenti.
Hanno iniziato loro! Ma io glielho fatta pagare.
Carlo non riusc a non ridere. Ne sono certo. Come corso, lodo il tuo spirito. Ma, come padre,
sono preoccupato per te. Non voglio che tu ti renda la vita difficile. Perci comportati bene. Carlo tir
su il mento del figlio cos che i loro occhi si incrociarono. Promettimelo.
Napoleone rimase in silenzio e si limit ad annuire.
Lo prendo come una promessa, allora. Carlo arruff i lisci capelli scuri del ragazzo. A ogni
modo, sono certo che apprezzerai il cambiamento di ambiente. Brienne  una delle accademie militari
reali. L faranno di te un uomo e se ti comporterai bene, potresti ottenere un posto alla Regia Scuola
Militare a Parigi. Poi, un giorno, sarai il colonnello Bonaparte, con un reggimento di ottimi soldati da
comandare. Non sarebbe magnifico?.
Il ragazzo lo fiss con mille pensieri per la mente. Era vero, voleva tutto quello che suo padre
aveva detto e, per un momento, con un po di egoismo sogn proprio quel futuro. Ma cera anche la
terribile prospettiva di stare da solo a Brienne. Gli ultimi tre mesi a Autun erano stati gi abbastanza
brutti, quindi quanto peggio poteva essere senza la compagnia di Giuseppe?
Deglut e guard nervosamente il padre. Pu venire anche Giuseppe?.Carlo scosse la testa.
Brienne aveva solo una borsa di studio disponibile e sono stato fortunato ad aggiudicarmela per te.
Il ragazzino lo guard in silenzio negli occhi per un momento e poi annu debolmente. Carlo
sorrise e mise una mano attorno alla guancia di Napoleone. Bravo ragazzo. Adesso va a preparare il
baule mentre io parlo con tuo fratello.
Unora dopo, il carro a noleggio usc dal cancello della scuola e prosegu sulla strada sconnessa.
Mentre il padre guardava rigido davanti a s, Napoleone si volt verso la scuola, individuando
allistante la figura solitaria di Giuseppe, fermo a un lato della portineria. Giuseppe alz la mano e la
agit piano. Il fratello minore ricambi il saluto mentre labate Chardon appariva alla vista, posava una
mano gentile sulla spalla di Giuseppe e lo riportava al di l della portineria.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Laccademia militare si trovava alla periferia della cittadina di Brienne. La scuola era composta
da funzionali edifici disposti ordinatamente attorno a un cortile interno. Era destinata, spieg Carlo al
figlio, ad accogliere centoventi cadetti, met dei quali erano borsisti come Napoleone. Perci non
doveva sentirsi troppo fuori posto. Mentre il carro attraversava il quadrilatero, diretto alla rimessa e alle
stalle sul retro delledificio principale, Napoleone si guardava attorno con aria interessata.
Intanto che uno stalliere si occupava del carro, un facchino accorse per scaricare il baule e poi
accompagn Carlo e il figlio agli uffici amministrativi nel cuore dellaccademia. Allinterno, un
corridoio percorreva ledificio in tutta la sua lunghezza e il lucido parquet scintillava alla luce obliqua
delle alte finestre dotate di imposte, che si susseguivano lungo il lato del corridoio di fronte agli uffici.
Lodore di lucido riempiva laria e il rumore dei loro passi riecheggiava tra le lisce pareti intonacate.
Da questa parte, signore. Il facchino indic una porta da un lato. Una targa diceva a chiare
lettere che quello era lufficio del direttore dellistituto. Una semplice panca era appoggiata alla parete
esterna.
Carlo chin il capo. Grazie.
Porto il baule del giovane signore alla sua cella, signore.
Molto bene.
Quando il facchino, gravato dal bagaglio, si allontan lungo il corridoio, Carlo e suo figlio si
scambiarono una breve occhiata.
Carlo gli scocc un rapido sorriso e mormor: Be, eccoci qui, Napoleone.
Alz una mano per bussare al lucido pannello di legno, si ferm per fare un respiro profondo e
poi diede un rapido colpo.
Si sent tossire dallaltro lato e poi una voce flebile e rauca esclam: Avanti!.
Carlo abbass la maniglia e apr la porta. Era pi pesante del previsto e si oppose ai suoi sforzi
con un leggero cigolio dei cardini prima di cedere. Vide un ampio ufficio, dalle pareti rivestite di
scaffali di libri, lungo i quali rilucevano le costole dorate di volumi cos ordinati che sembravano di
rado sfilati dal loro posto. La stanza era inondata dalla luce di una grande finestra che dava sulla corte
interna. Davanti alla finestra, cera una modesta scrivania di noce. Seduto dietro di essa cera un uomo
esile con una semplice redingote nera e la parrucca incipriata. Portava un paio di occhiali che facevano
sembrare i suoi occhi pi grandi di quanto non fossero e Napoleone li sent trafiggerlo quando luomo
prese a osservarlo attentamente. Ci fu un momento di silenzio e poi Carlo toss e spinse adagio il figlio
avanti.
Carlo Bonaparte, al vostro servizio. Inarc leggermente le sopracciglia. Voi, signore, dovete
essere il direttore.
Luomo distolse lo sguardo da Napoleone per rivolgerlo sul padre del ragazzo. Fece un sorriso
tirato e replic in tono debole e stridulo: S, credo che sia ci che dice la targa fuori dalla porta,
signor2 Bonaparte. Il suo sguardo guizz di nuovo su Napoleone. E questo  il nuovo ragazzo.
Lespressione di Carlo si fece gelida nel sentirsi apostrofare alla maniera italiana, ma trattenne
lirritazione e chin il capo. S, signore. Mio figlio, Napoleone.
Vi aspettavamo due giorni fa.
Una burrasca ha ritardato la mia partenza da Bastia. Ho recuperato un po del tempo perso per
prendere mio figlio a Autun. Vi chiedo scusa.
Il direttore fece un breve cenno del capo, come a indicare che si sforzava di accettare le scuse.
Molto bene, signore. Penso che sia giusto dirvi che lammissione del ragazzo al collegio  concessa a
malincuore.
A malincuore, signore? Cosa intendete?
Solo che  nostra abitudine concedere i posti ai figli della nobilt francese. Questa  la nostra
prima domanda di ammissione dalla Corsica.
Che adesso  francese, come ben sapete, signore.
Il direttore si strinse nelle spalle ossute. Cos parrebbe. In ogni caso, preferirei non annacquare
la qualit del nostro corpo studentesco ammettendo qualcuno che non viene dalla Francia. Fece una
pausa e sorrise. La Francia continentale, a ogni modo.
Annacquare?. Carlo sent la rabbia serrargli il petto. Avete detto annacquare?
S, signore. Ma non intendo offendere la vostra isola n vostro figlio, naturalmente. Sono
sicuro che col tempo gli abitanti della Corsica si abitueranno alla nuova nazionalit. Alla nuova cultura.
Fino a quel momento,  mia opinione che mescolare le rispettive culture possa solo confondere lethos
educativo del collegio.  una preoccupazione tanto per il benessere di vostro figlio quanto per il resto
degli studenti. E se non fosse stato per i benintenzionati ma inopportuni ricorsi del conte di Marbeuf
presso la Corte Regia, sarei riuscito a impedire questo spiacevole stato di cose. Tant腻. Fece di
nuovo spallucce e apr le mani pallide.
Carlo mise una mano sulla spalla di Napoleone e gli diede una stretta rassicurante mentre
replicava al direttore. Ma, per come stanno le cose, avete avuto ordine di accettare mio figlio in questo
istituto.
S, signore. Sono certo che comprendiate la delicatezza della situazione.
Carlo fiss il direttore per un momento prima di ribattere. La comprendo.
Il direttore sorrise sollevato. Sono certo che il piccolo Napoleone trover che il proseguimento
degli studi a Autun sia la cosa migliore.
Il ragazzo resta qui, disse con fermezza Carlo. Gli  stata assegnata una borsa di studio
reale. Voi gli darete unistruzione, come da accordi.
Capisco. Be, se siete deciso a volere che venga educato qui.
Lo sono.
Unimprovvisa espressione ispirata guizz sul volto del direttore. E chiss cosa ne pensa lui
della situazione, mi chiedo. Si protese in avanti, oltre il bordo della scrivania e fiss lo sguardo
intenso su Napoleone. Ebbene, ragazzo? Desiderate restare qui? O tornare dai vostri amici a Autun?
V-vi prego, signore. Non lo so.
Napoleone, intervenne suo padre con severit, girandolo verso di s per guardarlo negli
occhi. Studierai qui.  tuo diritto. E non lasciare che ti dicano il contrario. Hai capito?.
Napoleone si sent rimescolare dentro, una combinazione di orgoglio ferito e il desiderio di
lasciare quel posto e tornare dal fratello. Ma non avrebbe deluso suo padre. Non sarebbe indietreggiato
davanti a quellarrogante francese. Napoleone deglut nervosamente e annu. Ho capito, padre.
Bene. Carlo gli diede un buffetto sulla spalla e torn a rivolgersi al direttore. Questione
chiusa, dunque.
Molto bene, disse il direttore in tono rassegnato. Ora, immagino che vi aspetti un lungo
viaggio per tornare a casa vostra in Corsica. Prego, non voglio trattenervi oltre. Far in modo che
vostro figlio  rivolse un sorriso tirato al ragazzo  far in modo che il giovane Napoleone venga
seguito a dovere.
Carlo lo fiss per un momento e poi annu. Allora mi congedo da voi. Ringraziandovi per
averlo preso a Brienne. Sono certo che si dimostrer uno studente meritevole.
Sembra un ragazzo alquanto determinato. Sono sicuro che cercher di mettersi alla prova. Ora,
se volete scusarmi, devo completare i registri di iscrizione. Siate gentile e portatelo al magazzino del
quartiermastro in fondo al corridoio, cos potr essere dotato della sua uniforme. Vi auguro buona
giornata, signore.
Carlo condusse il figlio alla porta e da l di nuovo nel corridoio. Quando la pesante porta si
chiuse dietro di loro con un leggero cigolio dei cardini, padre e figlio si guardarono in silenzio. Carlo
sentiva ancora la rabbia scorrergli nelle vene, ma lo sguardo ferito negli occhi del figlio lo fece sentire
in colpa.
Padre, devo restare qui?
S. So che sar difficile. Ma non avrai una possibilit migliore per il futuro. Abbi coraggio,
Napoleone.
Coraggio, pens il ragazzo. S, coraggio. Ecco cosa lavrebbe protetto adesso. Per la prima volta
sarebbe stato lontano da tutta la famiglia. Sarebbe stato solo. Un corso tra gli arroganti figli di
aristocratici francesi. Solo il coraggio lavrebbe salvato.
Andiamo adesso. Suo padre sorrise. Andiamo a cercare il quartiermastro. Non vedo lora di
vederti in quella bella uniforme nuova!.
Ecco!. Carlo si tir su e fece due passi indietro. Un vero gentiluomo.
Napoleone raddrizz la schiena e sorrise a suo padre. Luniforme gli dava una bella sensazione.
Lo faceva sentire pi grande e saggio e, in un certo senso, pi coraggioso. Con quella giacca indosso
non era cos diverso dagli altri studenti che passavano nel corridoio fuori dalla porta del quartiermastro
adesso che le lezioni del mattino erano terminate. Almeno non sarebbe apparso troppo diverso. Ma
Napoleone sapeva che era l che finivano le somiglianze. Non appena avrebbe aperto bocca, le sue
origini sarebbero state dolorosamente evidenti. E allora?
Suo padre lo stava ancora osservando con espressione compiaciuta. Ti sta bene. Sono certo che
sarai un bravo soldato un giorno. Uno di cui potr essere fiero.
Napoleone si sent serrare la gola e, non fidandosi della propria voce, si limit ad annuire con
un vago mormorio che avrebbe fatto del suo meglio.
Ne sono convinto. Il sorriso sbiad sulle labbra di Carlo. Adesso devo andare.
Guard suo figlio e, per un momento, vide solo il bambino dal viso dolce la cui nascita
sembrava risalire solo a poco tempo prima. Un tempo cos breve. Forse troppo breve, riflett assalito
dal senso di colpa, e per un istante prov limpulso di stringere il ragazzino tra le braccia e riportarlo a
casa dalla sua famiglia. Poi cerc di scacciare quel pensiero. Non poteva proteggerlo per sempre dal
mondo. Era meglio che Napoleone ne conoscesse le sfide quanto prima. E quale migliore opportunit
di una borsa di studio in uno dei pi prestigiosi collegi di Francia? Carlo aveva fatto tutto quanto in suo
potere per garantire ai figli lascesa sociale. Era tutto per loro e quella separazione era solo uno dei tanti
sacrifici che aveva affrontato. Carlo gli tese la mano in modo formale.
Porter i tuoi saluti a tua madre. Fa il bravo e lavora sodo.
Napoleone esit un momento prima di premere la mano nel palmo di quella di suo padre,
sentendo il calore che pass fugace tra la loro carne. Poi, suo padre allent la presa.
Napoleone deglut. Quando vi rivedr?.
Carlo aggrott la fronte. Non ci aveva pensato, ma doveva rassicurare suo figlio. Presto. Verr
a trovarti non appena gli affari di famiglia saranno in ordine.
E quando sar?
Presto, Napoleone. Allora verr a trovare te e Giuseppe. Forse ci sar anche vostra madre.
Mi piacerebbe, disse piano Napoleone, volendo che il padre gli desse una data ben definita,
ma sapendo che era impossibile. Mi scriverete?
Certo che lo far! Il pi spesso possibile. Carlo gli scocc uno dei suoi luminosi sorrisi. E
mi aspetto che tu mi risponda, giovanotto.
Lo far. Promesso.
Molto bene. Adesso devo andare.
S.
Carlo gli diede un ultimo buffetto sulle spalle e si avvi verso il grande portone in fondo al
corridoio che dava sul cortile delle scuderie. Mentre suo padre si allontanava impettito, Napoleone
prov il disperato bisogno di toccarlo e la sua mano si alz istintivamente dal fianco. Ma non appena si
rese conto del gesto, si sent ardere dalla vergogna e costrinse la mano a infilarsi in uno spazio tra i
bottoni delluniforme, intrappolandola contro lo stomaco dove non avrebbe potuto tradirlo.
Dopo una decina di passi, il padre si ferm e si volt. Con un rassicurante cenno del capo,
esclam: Ricorda, Napoleone. Coraggio!.
Napoleone annu. Poi suo padre and via a grandi passi, in mezzo alle frettolose file degli altri
allievi.
Il ragazzo continu a guardare fino a che, varcata la soglia, Carlo scomparve alla vista. Una
parte di lui voleva mettersi a correre nel corridoio, scorgere unultima volta suo padre, ma poi si
accorse degli sguardi incuriositi di alcuni ragazzi. Fece un respiro profondo, si gir e si avvi senza
fretta alla sua cella.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Napoleone si rigir nel letto e si port le ginocchia al petto nel tentativo di riscaldarsi.
Nonostante fosse giugno, le notti erano state fredde ultimamente e con la singola coperta concessa ai
cadetti, per tutto lanno, era quasi impossibile prendere sonno. Il letto sul quale era disteso aveva una
struttura rozza: un pagliericcio poggiato su semplici cinghie che con gli anni si erano afflosciate e
facevano sembrare il tutto pi unamaca che un vero e proprio letto. Tuttintorno, le semplici pareti
intonacate della cella arrivavano fino alle travi del soffitto che seguivano linclinazione del tetto.
Ununica, stretta finestra in alto sulla parete esterna forniva luce durante il giorno e adesso, al sorgere
del sole, un tenue dito grigio si insinuava nella stanza, illuminando un lento turbinare di granelli di
polvere.
Imprecando sottovoce, si tir su dal pagliericcio e spinse il cuscino contro la parete. Poi, nel
piccolo armadietto accanto al letto, cerc a tentoni la copia di Livio che aveva preso in prestito dalla
biblioteca locale. Conosceva troppo poco il latino per tentare di leggere loriginale e aveva optato per
una recente traduzione in francese. Ormai aveva padronanza della lingua, sia scritta che parlata, anche
se non era riuscito a nascondere laccento corso. Anzi, era una cosa per la quale cominciava a provare
un certo orgoglio, come parte dellidentit che lo rendeva diverso dai figli dellaristocrazia francese.
Con la schiena contro il cuscino, apr il libro, and al capitolo che aveva segnato con un vecchio
pezzetto di pergamena e cominci a leggere. Sin da quando aveva iniziato a frequentare la scuola ad
Ajaccio e a conoscere la storia dellantichit, Napoleone nutriva un fervido entusiasmo per la materia.
Passione che aveva in comune con un altro ragazzo, Louis de Bourrienne, ovvero ci che Napoleone
aveva quanto di pi vicino a un amico. Louis era felice di condividere la propria raccolta di libri con il
giovane corso. Napoleone passava lunghe ore a leggere delle campagne di Annibale, Cesare e
Alessandro. E cos, sotto la coperta, si immerse nella guerra tra Cartagine e Roma fino a che il cupo
rimbombo del tamburo non suon ladunata.
Napoleone ripose il libro nellarmadietto e salt gi dal letto. Aveva gi calze, braghe e
camicia, dal momento che le aveva tenute contro il freddo della notte appena passata. In ogni caso,
costituiva un vantaggio quando il tamburo convocava i cadetti alladunata mattutina. Si infil gli
stivali, leg i lacci e si rialz, osservandosi i vestiti. In alcuni punti cerano delle brutte grinze e subito
si pass le mani sui punti peggiori per cercare di spianarle. Poi agguant la giacca, ficc le braccia nelle
maniche e, afferrato il cappello, lasci la cella raggiungendo gli ultimi cadetti che si affrettavano verso
la corte interna.
Quando emerse dalledificio, quasi tutti gli altri ragazzi erano gi schierati e allineati in silenzio.
Napoleone arranc sullacciottolato, consapevole che sarebbe stato lultimo. Raggiunse il suo posto,
allestremit della prima linea della sua classe, a causa della bassa statura, e si affrett a raddrizzare la
schiena, irrigidire i muscoli dorsali e a guardare fisso davanti a s.
Cadetto Bonaparte!, sbrait padre Bertillon, linsegnante di turno. Ultimo uomo alladunata.
Una nota di demerito!.
S, signore!, grid a sua volta Napoleone accettando la punizione.
Si accorse che alcuni compagni di classe gli stavano lanciando occhiate furiose e una voce
sussurr alle sue spalle:  una nota di demerito di troppo, Napoleone. La pagherai per questo.
Le labbra di Napoleone si curvarono in un sorriso freddo. Conosceva bene quella voce.
Alexandre de Fontaine, lalto e biondo figlio di un aristocratico proprietario terriero della Piccardia. Sin
dallarrivo di Napoleone a Brienne, Alexandre aveva manifestato il suo disprezzo per il corso.
Allinizio erano stati piccoli sgarbi e giudizi beffardi sulla povert del ragazzo nuovo. Alexandre aveva
accolto con gioia la scoperta di un bersaglio per le sue prepotenze, che non mancava mai di abboccare
allamo con incandescenti esplosioni di rabbia che provocavano risate fragorose in chiunque vi
assistesse. Cera stato qualche scambio di colpi, il tipo di risse svogliate che davano ampiamente modo
agli altri di intervenire per fermarli, ma tutti e due sapevano che un giorno o laltro ci sarebbe stata una
vera e propria resa dei conti. Una che Alexandre era destinato a vincere, essendo parecchio pi grosso,
oltre che forte e in forma. Napoleone sapeva che lo aspettava una batosta, ma era meglio battersi ed
essere sconfitto che essere marchiato come un vigliacco.
Il direttore emerse dalledificio amministrativo e and incontro ai cadetti a grandi passi. Rivolse
un cenno di saluto a padre Bertillon e, senza preamboli, cominci lispezione della prima classe,
procedendo adagio lungo i ranghi e individuando pecche ogni volta che poteva. Un demerito per un
bottone mancante sulla giacca. E un altro per una macchia derba sui calzoni di un cadetto. Pass alla
classe di Napoleone e cominci dalla retroguardia. Napoleone lo sent affibbiare un demerito per uno
strappo nel colletto di una giacca e poi nientaltro che il grattare degli stivali del vecchio
sullacciottolato.
Cadetto de Fontaine.
S, direttore!.
Impeccabile come al solito. Una nota di merito.
Grazie, direttore.
Napoleone non riusc a trattenere un sorrisetto astioso. Luniforme di Alexandre era stata, come
sempre, pulita da uno dei garzoni di cucina e consegnata segretamente nella sua cella durante la notte,
mentre il giovane aristocratico dormiva. Il servizio costava parecchio e non era consentito dal collegio.
Ma, daltro canto, Alexandre proveniva da una classe che era al di sopra delle regole valide per tanti
degli altri cadetti.
Il direttore stava ispezionando la prima linea e Napoleone rimase immobile pi che poteva,
fissando lo sguardo su uno dei comignoli sul lato opposto del quadrilatero, per non vacillare sotto lo
scrutinio del direttore.
Ah, e qui abbiamo il mio piccolo avversario preferito, ridacchi il direttore. Monsieur
Bonaparte, come andiamo oggi?
Bene, direttore.
Davvero? Dite davvero?. Il direttore and a mettersi proprio di fronte al ragazzo pi piccolo
della classe e si protese leggermente in avanti, fissando Napoleone da dietro le spesse lenti. Potrete
anche stare bene, signore, ma, ahim, i vostri indumenti sono in condizioni spaventose. Sembra che ci
abbiate dormito dentro. Ebbene, lo avete fatto?
Ho fatto cosa, signore?
Non siate sfacciato con me, ragazzo. Avete dormito con quei vestiti addosso?
No, signore.
Quindi si sono sgualciti da soli? Si sono giustamente ritratti dal contatto con la vostra ruvida
pelle corsa.
Napoleone soffoc la propria rabbia. Evidentemente, signore.
Capisco. Il direttore raddrizz la schiena ed esclam rivolto allinsegnante di turno alle sue
spalle. Cadetto Bonaparte, un demerito per il disordine e un altro per la disonest.
Si volt e pass a ispezionare la classe successiva. Napoleone percepiva lostilit dei compagni
di classe e, per un istante, si maledisse per aver adottato quel tono ribelle con il direttore. Con quelle
due note la sua classe sarebbe stata in fondo alla graduatoria di merito. Era quasi la fine del mese e, se
la posizione fosse rimasta la stessa, la classe sarebbe stata confinata nel collegio mentre gli altri cadetti
avrebbero potuto trascorrere una giornata in citt  un rozzo ma efficace sistema di premiazione,
spietato con coloro che mancavano di soddisfare le aspettative dellaccademia.
Lispezione giunse al termine quando il direttore sal i gradini di una piccola pedana di legno e
inizi a recitare le preghiere del mattino. Come sempre, la mente di Napoleone era refrattaria al senso
delle parole che riecheggiavano nel quadrilatero. Aveva poco tempo per la religione, ritenendola una
delle peggiori insulsaggini che affliggevano lumanit. Riflett su quante altre scarpe un ciabattino
avrebbe potuto fare, quante altre pagine avrebbe potuto scrivere uno storico, per quante altre miglia
avrebbe potuto marciare un esercito, se solo fossero state risparmiate loro le ore pretese dalla Chiesa.
La vita era gi abbastanza breve e un uomo doveva fare un uso migliore del tempo che gli veniva dato.
Le preghiere terminarono e, non appena il direttore fu scomparso allinterno delledificio
amministrativo, padre Bertillon conged i cadetti per la colazione. I ragazzi sciamarono nella sala sotto
le loro celle e presero silenziosamente posto nelle due file di lunghi tavoli di legno. Una volta che
furono tutti presenti, padre Bertillon disse una breve preghiera di ringraziamento e diede il permesso di
sedersi. Un assordante strisciare di stivali e panche riemp la sala. I cadetti cominciarono a parlare 
piano, allinizio, e poi il volume crebbe fino a riecheggiare tra le pareti.
La porta della cucina si spalanc e numerosi garzoni entrarono nella sala portando fumanti
zuppiere di porridge. Sistemarono le zuppiere davanti al cadetto anziano a capo di ciascun tavolo. Al
tavolo di Napoleone, il cadetto in questione era Alexandre de Fontaine, e Napoleone era seduto a
numerosi posti di distanza. Davanti a ciascun cadetto cera una scodella di legno, un cucchiaio e una
tazza. Al centro del tavolo cera una caraffa di birra annacquata che, mentre arrivava il porridge, veniva
fatta passare per riempire le tazze. Fino a quel momento, nessuno aveva rivolto la parola a Napoleone
ma latmosfera tra i compagni era ostile e mancavano le solite chiacchiere spensierate. Non era un buon
segno e Napoleone si chiese come si sarebbero vendicati perch aveva fatto finire la classe in fondo
alla graduatoria di merito.
Passate le scodelle!, esclam Alexandre, in piedi davanti alla zuppiera. Ne mescol il
contenuto con un mestolo, sollevando una nuova voluta di vapore. I cadetti spinsero le scodelle verso di
lui e ciascuna fu riempita per poi essere restituita a partire da quelli pi vicini al capotavola.
Napoleone, ancora considerato il ragazzo nuovo, era lultimo della fila e, quando prese la sua scodella,
Alexandre guard nella sua direzione e schiuse le labbra in un ghigno malevolo.
Sollev il mestolo in modo che tutti potessero vedere quanto stava accadendo e poi vers nella
scodella di Napoleone una porzione molto pi piccola di quelle distribuite agli altri cadetti. Poi si
protese sulla scodella e vi sput dentro.
Un piccolo pensiero in cambio dei demeriti che ci hai gentilmente fatto avere.
Napoleone strinse i pugni e serr le labbra in una linea sottile. Sent il cuore ribollirgli di dolore
e odio. Poi, mentre la ciotola veniva fatta passare di mano in mano verso di lui, ciascun cadetto vi sput
dentro a turno. Lultimo lanci unocchiata a Napoleone, arricci le labbra e sput prima di spingere la
scodella di lato. Napoleone guard torvo Alexandre e poi, certo di non riuscire a controllarsi, abbass
gli occhi sulla scodella. Il porridge era un piccolo grumo rappreso al centro del contenitore e sopra vi
riluceva una patina di bianca saliva spumeggiante. Gli venne la nausea e per poco non vomit.
Alexandre rise. Mangia, Bonaparte! Altrimenti resterai sempre un plebeo corso nanerottolo.
Le mani di Napoleone volarono da sotto al tavolo e afferrarono la scodella. In quello stesso
momento sent un colpo allo stinco: un rapido e violento calcio. Trasal per il dolore e i suoi occhi
scattarono dallaltro lato del tavolo dovera seduto Louis de Bourrienne, che stava scuotendo la testa
rivolto a lui.
Non farlo, Napoleone!, sibil. Ci farai avere un altro demerito. Come minimo.
Napoleone lo guard furioso, le mani che serravano ancora la scodella, la faccia color del gesso
per la rabbia cocente. Attorno al tavolo, gli altri cadetti non toccarono la colazione, ansiosi di vedere la
tempesta scatenarsi.
Napoleone chiuse gli occhi con forza e respir a fondo con il naso mentre lottava per domare
unondata di collera che sembrava fin troppo grande per il suo corpo. Lentamente, combatt e
conquist il controllo sulla rabbia e il dolore e ricominci a pensare in modo logico. Louis aveva
ragione. Non era quello il momento di reagire. Combattere allora, in condizioni tanto impari, era da
sciocchi. Farlo davanti a padre Bertillon sarebbe stata vera e propria stupidit. Era una battaglia da
evitare per quanto il suo cuore lo spingesse allazione. Man mano che la mente gli tornava lucida,
Napoleone si concentr sul dolore allo stinco. Louis aveva ragione. Apr gli occhi, guard lamico e
annu. Rilass le dita e, lasciata andare la scodella, riport le mani sul grembo.
Cosa c? Non hai fame?, lo apostrof Alexandre. Dovevo saperlo che non ne avresti avuto
il coraggio.
Uno scroscio di risa si propag tra gli altri cadetti e per un istante Napoleone sent la rabbia
ritornare in reazione allaccusa di codardia. Ma poi seppe cosa doveva fare. Avrebbe dimostrato a
quegli spregevoli aristocratici francesi che era migliore di loro. Che aveva il coraggio di affrontare e
superare il loro tentativo di intimidirlo. Facendosi forza, prese il cucchiaio e raccolse un pezzetto di
porridge e saliva. Lanci unocchiata a Alexandre e sorrise. Ancora una volta gli altri cadetti si
irrigidirono, aspettando che Napoleone esplodesse. Ma il ragazzo apr la bocca, sollev il cucchiaio e vi
chiuse attorno le labbra. La lingua si ritrasse per il disgusto ma Napoleone si costrinse a mangiare il
porridge, adagio e con calma, e poi prese unaltra cucchiaiata.
Disgustoso, ud qualcuno mormorare.
Continu a mangiare fino a che la scodella non fu vuota e poi pos il cucchiaio. Alzato lo
sguardo, vide che la maggior parte degli altri cadetti lo guardavano con espressioni di orrore e
incredulit. A capotavola, Alexandre lo osservava torvo, con gli occhi colmi di odio e le dita curate
strette a pugno attorno al cucchiaio. Quando i loro sguardi si incrociarono, a Napoleone venne in mente
un modo per vendicarsi. E la vendetta sarebbe stata davvero azzeccata.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Seduti.
La classe tir fuori le panche e si sedette in silenzio, aspettando che padre Dupuy cominciasse
la lezione. Linsegnante incroci le mani, osserv dallalto le file di volti e cominci nel suo modo
consueto.
Dove abbiamo finito la scorsa volta?, chiese. Pass in rassegna gli studenti, che facevano del
loro meglio per essere invisibili, come al solito. Poi padre Dupuy indic con la testa il ragazzo
nellultima fila. Alexandre de Fontaine.
S, signore?.
Padre Dupuy sorrise. Volete essere cos gentile da ricordarmi dove siamo arrivati?
S, signore. Stavate parlando dellassedio di Gerusalemme.
Giusto. E ricordatemi quali opere ho citato nel descrivere lassedio. Il suo sguardo si pos
su un altro cadetto. Bonaparte.
Flavio Giuseppe, signore.
Flavio Giuseppe, esatto. Padre Dupuy prese il primo quaderno e lo apr. Ed  per questo che
il compito di de Fontaine mi lascia perplesso. A un certo punto, infatti, cita la testimonianza di
Svetonio.
Alexandre de Fontaine sapeva gi cosa lo aspettava e si mosse a disagio sulla panca mentre
padre Dupuy faceva una teatrale pausa a effetto.
Svetonio doveva essere dotato di un talento davvero precoce, dal momento che allepoca
dellassedio di Gerusalemme non aveva che un anno di et. A meno che, certo, non vi riferiate a uno
storico sconosciuto le cui opere tradotte sono solo adesso disponibili a Brienne.
Alexandre arross. No, signore.
Capisco. Siete in errore, dunque?
S, signore.
In tal caso mi sembra giusto assegnarvi un demerito. Vi suggerisco di prestare attenzione alle
mie lezioni da ora in poi. Prese una penna, la intinse nel calamaio e scrisse una nota accanto al nome
di Alexandre sul registro di classe. Poi alz di nuovo lo sguardo. Venite a prendere il vostro
quaderno.
Alexandre strisci indietro la panca e and impettito davanti alla classe; sal sulla pedana per
prendere il quaderno che padre Dupuy gli porgeva, poi si volt e torn al suo posto. Dal suo banco,
Napoleone vide con immensa soddisfazione il tentativo di Alexandre di nascondere la vergogna. Padre
Dupuy toss.
Al contrario del divertente ma impreciso sforzo di de Fontaine, sono lieto di dire che almeno
qualche studente  riuscito a scrivere un accurato resoconto dellassedio. In particolar modo Louis de
Bourrienne, che ha un ottimo stile: chiaro, succinto e ordinato. Per questo gli assegno un merito. Ecco.
Tir su il quaderno successivo e lo tese. Louis sorrise raggiante a Napoleone, poi si alz dal suo posto e
corse a prendere il quaderno.
E adesso passiamo al lavoro di un altro cadetto. Come de Fontaine, sembra aver trovato
difficolt nellascoltare le istruzioni. Invece di raccontare i fatti dellassedio, questo cadetto ha deciso
di presentare una critica dei difensori di Gerusalemme. Anche se parlava senza incrociare il suo
sguardo, Napoleone si ritrasse un pochino dietro al banco. Padre Dupuy sollev il quaderno successivo
e lo soppes nella mano prima di continuare. Certo, ho faticato con la grafia, che farebbe vergognare
perfino un bambino piccolo se mai prendesse una penna in mano. Ma una volta decifrati gli
scarabocchi, devo ammettere che lanalisi della difesa di Gerusalemme  davvero sagace per un cadetto
della sua et. Lo stile della prosa non  perfetto, si avverte una certa arroganza, ma largomentazione 
stata convincente. A quel punto fiss lo sguardo su Napoleone. Cadetto Bonaparte, un giorno sarete
un valido ufficiale di stato maggiore, sempre che impariate a scrivere in modo leggibile. Vi assegno
due meriti per il vostro saggio ma ne sottraggo uno per la presentazione. Prego, venite a prendere il
quaderno.
Napoleone si aspettava una valanga di critiche per essersi discostato dal compito assegnato alla
classe. Gli ci volle un momento per capire che il suo lavoro era stato invece lodato. Non solo, ma aveva
ottenuto un merito. Avrebbe contribuito a smorzare lanimosit delladunata mattutina. Si alz e si
costrinse a camminare con passo tranquillo per andare a prendere il quaderno da padre Dupuy.
Tornando al suo banco, pass vicino a Alexandre de Fontaine e i loro occhi si incrociarono in uno
sguardo di reciproca ostilit. Napoleone si rese conto che almeno uno degli altri cadetti covava per lui
ancora pi risentimento di prima. Alexandre e i suoi sodali aristocratici gli avrebbero reso la vita molto
difficile.
Quella sera, disteso sul letto, Napoleone riflett sui mesi trascorsi dal suo arrivo a Brienne. Non
era passato un solo giorno senza che non avesse pensato a Giuseppe e al resto della famiglia. Lungi
dallabituarsi a quella nuova vita, come gli aveva assicurato suo padre, era caduto sempre pi
nellinfelicit, struggendosi per quella che adesso gli sembrava lesistenza spensierata vissuta ad
Ajaccio. Era lontano dalle confortanti consuetudini di casa, in un modo ostile, circondato da persone
che lo guardavano dallalto in basso come un rozzo provinciale e lo trattavano con arrogante disprezzo.
Solo un amico, e un insegnante, stavano tra lui e un terribile isolamento.
Napoleone sent il cuore indurirsi. Alexandre de Fontaine meritava una lezione. Meritava di
essere buttato gi da quel compiaciuto piedistallo dal quale guardava dallalto il resto del mondo. Nel
corso di quel giorno, Napoleone aveva deciso il suo piano dazione e ne aveva definito i dettagli prima
di andare a dormire. Attese che lorologio della torre battesse le due, il cuore della notte quando tutto il
collegio sarebbe stato silenzioso. Sotto le coperte indossava i vestiti che aveva portato dalla Corsica.
Per limpresa che aveva in mente, non poteva rischiare di sporcare luniforme di Brienne. Era l disteso,
con la mente in fermento, in parte per via del suo temperamento irrequieto e in parte per evitare di farsi
sopraffare dal sonno. Poi, quando scoccarono le due, si alz dal letto, schiuse adagio la porta della cella
e sgusci nelloscurit immobile e silenziosa dellaccademia.
Mentre un tenue chiarore rosa bordava le tegole dei tetti, i cadetti si riversarono nel quadrilatero
per schierarsi per ladunata mattutina. Al suo posto in fondo alla linea, Napoleone stava impettito,
sforzandosi di avere laspetto di un cadetto modello. Aveva imparato la lezione del giorno prima e si
era assicurato di avere luniforme pulita e stirata. Sotto la stoffa sentiva la pelle formicolargli per la
trepidazione e, quando lanci unocchiata casuale agli ultimi cadetti che uscivano dagli alloggi, il suo
battito acceler. Fino ad allora nessuno aveva notato niente di insolito e Napoleone si impose di restare
immobile e smettere di guardare gli ultimi cadetti che attraversavano in tutta fretta il quadrilatero.
Dov Alexandre?, sent che borbottava qualcuno.
Non ne ho idea. Non lho visto. Sta esagerando. Sar lultimo Eccolo.
Buon Dio, che ha fatto alluniforme?.
Man mano che i mormorii aumentavano attorno a lui, Napoleone ritenne di potersi voltare a
guardare insieme agli altri cadetti. Alexandre stava venendo verso di loro. La sua faccia era una
maschera di gelida furia e luniforme era coperta di macchie scure e sbaffi di quello che sembrava
fango; ma quando si avvicin ai compagni e lodore li assal, fu chiaro che luniforme era macchiata di
qualcosa di molto pi disgustoso. Uno strato di sterco di maiale particolarmente acre, come ben sapeva
Napoleone. Non che ne avesse tracce addosso. Aveva grattato la sozzura dal porcile di un fattore locale
e laveva riportata indietro in un secchio, nel quale aveva infilato luniforme ben piegata di Alexandre e
laveva impregnata per bene. Poi era sgattaiolato agli abbeveratoi nelle stalle del collegio per pulire il
secchio e i suoi vecchi vestiti. Assicuratosi di non aver lasciato tracce, Napoleone era tornato alla sua
cella e si era rimesso a letto, eccitato e terrorizzato dallazione appena compiuta, al punto che si era
addormentato appena unora prima che il tamburo convocasse ladunata del mattino.
Attorno a Napoleone lo stupore dei cadetti si stava trasformando in una crescente ondata di
ilarit e sommessa derisione. Lespressione di Alexandre si sgretol e lacrime apparvero nei suoi occhi
mentre inveiva contro i compagni.
Smettetela di ridere!, strill. Smettetela!.
Ma le risate non fecero che crescere di intensit e, con un convulso sussultare del petto, anche
Napoleone si un allilarit, per una volta facendo parte della maggioranza. Quindi era quella la
sensazione di appartenere alla fazione pi numerosa. Strizz locchio a uno degli altri ragazzi e annu
in direzione di Alexandre. Il ragazzo, che aveva scambiato con Napoleone appena una manciata di
parole sin dal suo arrivo a Brienne, annu e ricambi il sorriso.
Chi  stato?, url Alexandre, girando su se stesso mentre passava in rassegna gli altri cadetti,
nel frenetico tentativo di individuare il colpevole. Chi  stato a farmi questo?.
Alexandre si ferm e punt il braccio verso Napoleone. Tu! Sei stato tu! Devi essere stato tu!.
Silenzio!, grid linsegnante di turno mentre si precipitava verso la loro classe. Mettetevi in
riga laggi! Svelti!.
Napoleone vide Alexandre stringere i pugni e, per un momento, gli parve sul punto di caricarlo.
Poi il ragazzo pi grosso si accorse dellavvicinarsi dellinsegnante e, dominando lira, and a mettersi
al suo posto. Prima che linsegnante potesse raggiungerli, il direttore usc dal suo ufficio.
In riga laggi!, url linsegnante di turno. Tutti quanti! Schierati!.
Le ultime risate dei cadetti si spensero e tutti si affrettarono a mettersi in posizione mentre il
direttore, con espressione adirata, andava verso di loro a grandi passi.
Cosa significa tutto questo?, url. Cos questo? Unadunata o un dannato mercato di
pescivendole? Silenzio laggi! Fermi per lispezione.
Non appena tutti furono rigidi sullattenti, lo sguardo fisso in avanti, il direttore annu cupo e
cominci come di consueto a percorrere le file di ciascuna classe, esaminando laspetto di ogni cadetto.
Quando fu la volta della classe di Napoleone, aveva fatto appena una mezza dozzina di passi quando si
ferm e fece una smorfia.
Cos questa puzza? Chi di voi  il responsabile?. Continu lungo la fila fino a raggiungere
Alexandre e l si ferm bruscamente.
Cadetto de Fontaine, cosa diavolo ci fate in queste condizioni?
Signore, io, prese a balbettare Alexandre. Io non.
Puzzate di merda!. Il tono del direttore pass dalla rabbia allo stupore. Mio Dio!  merda.
Siete coperto di merda. Cosa significa, cadetto? Sembra che vi ci siate rotolato dentro. Come osate
presentarvi in queste condizioni? Siete un gentiluomo o un comune suino? Ebbene?.
Alexandre apr la bocca per replicare, poi la chiuse e scosse la testa, continuando a guardare
dritto davanti a s.
Molto bene, continu il direttore in tono duro. Tre demeriti per il cadetto de Fontaine. E due
mesi confinato in collegio.
Pass oltre, proseguendo con lispezione, e Napoleone si affann a mantenere unespressione
neutra quando il direttore arriv alla fine della linea e si diresse verso di lui, fermandosi di tanto in
tanto per unocchiata pi attenta a uno dei cadetti. Raggiunto Napoleone, si ferm, scrut il piccolo
corso e annu riluttante. Molto meglio, cadetto Bonaparte. Pare che stiate imparando i modi di chi vi 
superiore, finalmente. Continuate cos.
S, signore.
Non appena le preghiere mattutine furono concluse e i cadetti congedati, Napoleone si avvi
verso la sua aula ma una mano lo afferr per la spalla e lo costrinse a girarsi. Napoleone si trov
davanti la faccia sbiancata di Alexandre de Fontaine.
Razza di piccolo bastardo!, sibil Alexandre. Non so come ci sei riuscito.
Io?
So che sei stato tu. Non fingere che non sia cos.
Napoleone sorrise dolcemente. Dimostralo.
Non ne ho bisogno. Chi altri si abbasserebbe a fare una cosa del genere?
Non lo so. Napoleone si gratt il mento, come per riflettere sul serio sulla domanda. Poi i
suoi occhi si illuminarono. Qualcuno come te, forse?.
Laltro schiuse le labbra in un ringhio e fece per sferrare un pugno a Napoleone, proprio davanti
allinsegnante di turno. In un momento di pura gioia, Napoleone attese che il suo avversario colpisse. Il
risultato sarebbe stata una punizione di gran lunga peggiore di quella ricevuta poco prima. Ma
allultimo istante, uno degli amici di Alexandre gli blocc il braccio e lo tenne fermo.
Non adesso! Non qui. Lanci unocchiata a Napoleone e continu a bassa voce. Pi tardi,
quando non ci saranno testimoni. Andiamo, Alexandre.
De Fontaine si lasci condurre via e si costrinse a sorridere a Napoleone. A pi tardi, allora,
corso.
Certo. Napoleone fece spallucce. Se sei abbastanza uomo.
Abbastanza uomo?, ridacchi Alexandre. Oh, s. Sar abbastanza uomo. La domanda , tu
lo sarai?
Sar pronto.
Napoleone si svegli di soprassalto. Solo per un istante si rese conto della presenza di diverse
forme scure che circondavano il suo letto. Poi qualcosa di scuro gli fu infilato sulla testa e prima che
potesse tentare di strapparselo via, fu immobilizzato e un pugno lo colp allo stomaco, lasciandolo
senza fiato. Gemendo, fu rotolato a pancia in gi e tenuto fermo mentre qualcuno gli legava le mani
dietro la schiena.
Poi una voce gli bisbigli allorecchio: Tieni a freno la lingua se non vuoi che te la tagli.
Non oseresti, ans Napoleone.
Zitto! Non unaltra parola. O peggio per te.
Napoleone sent qualcosa pungerlo alla schiena, abbastanza affilato da trafiggergli la pelle.
Strill e fu ricompensato con un ceffone sulla testa coperta.
La prossima volta che fai un suono la lama andr fino in fondo.
Poi fu messo in piedi, trascinato alla porta della cella e fuori nel corridoio. I suoi assalitori si
muovevano veloci e in silenzio e pens che dovessero essere scalzi. Proseguirono lungo il corridoio,
arrivarono alle scale e scesero svelti, con i piedi di Napoleone che strusciavano dolorosamente contro il
bordo di ciascun gradino. Si apr una porta e sent un leggero refolo di aria gelida. Erano allesterno e si
diressero lungo il lato degli edifici dellaccademia; poi furono su uno spiazzo erboso.
Portatelo dentro, sibil una voce e una porta cigol sui vecchi cardini. Napoleone strisci
contro un ruvido stipite e poi fu gettato a terra. Puzza di cavallo e letame gli invest le narici. Doveva
essere una stalla. Ud il rumore di una pietra focaia e il tenue crepitio dellesca; poi la fiamma fu
accostata a una candela la cui debole luce era appena visibile attraverso il rozzo materiale del
cappuccio. Napoleone sent il cuore martellargli nel petto e drizz le orecchie per cogliere i suoni
attorno a s. Era terrorizzato. Per la prima volta da quando lavevano strappato via dal letto, temeva per
la sua vita. Chi lo avrebbe sentito in quella stalla, anche se avesse urlato per chiamare aiuto?
Stanotte avrai una lezione. Una sola parola su quello che succede e la pagherai. Intesi?
Lasciatemi andare.
A tempo debito. Dopo che ci saremo divertiti. Tiratelo su, sopra quella panca.
Fu di nuovo afferrato, trascinato sul pavimento della stalla e spinto a faccia in gi su una panca.
Mani gli tennero ferme le spalle mentre qualcuno gli sollevava la camicia da notte e gliela tirava sulla
schiena scoprendogli le natiche. Napoleone scalci con le gambe e sent il piede andare a segno.
Ahi! Razza di stronzetto!. Un attimo dopo ricevette un violento colpo al lato della testa e il
mondo si fece di un bianco accecante per qualche momento. Mentre trasaliva per il dolore, il petto di
Napoleone sussult.
Le lacrime non ti salveranno, Bonaparte Vogliamo cominciare, signori?
Un momento. Lui non  ancora arrivato.
Peccato.
Qualcuno  andato a svegliarlo. Ci sar. Non vorr perdersi il divertimento.
Per un po nessuno parl e lunico suono fu il respiro affannoso del giovane corso. La porta si
apr grattando alle sue spalle.
Finalmente. Pensavo che non saresti pi arrivato. Vuoi partecipare?
No, rispose il nuovo arrivato. Napoleone riconobbe la voce allistante. Alexandre de
Fontaine. Guarder e basta.
Come vuoi. Passatemi quel bastone.
Napoleone sent qualcuno avvicinarsi dietro di lui. Ci fu un sibilo e un istante dopo sent il
primo colpo calargli sulle natiche con un dolore lancinante. Bruci come unustione quando il bastone
fu tirato indietro per il primo di tanti altri colpi. Alla seconda sferzata, Napoleone url.
1 Nelloriginale inglese i nomi italiani Giuseppe e Napoleone si alternano con quelli francesi
Joseph e Napolon. In questa traduzione abbiamo scelto di utilizzare sempre la forma italiana ad
eccezione dei casi in cui si fa esplicito riferimento al nome francese. (n.d.t.)
2 In italiano nel testo. (n.d.t.).
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Londra, 1779.
.
Allinizio della primavera, Arthur e i suoi fratelli approdarono a Bristol e presero una carrozza
per Londra. Raggiunta Windsor, videro pi avanti una fitta coltre scura che aleggiava sul paesaggio
come una nube ripugnante. Man mano che la carrozza si avvicinava alla capitale, cominciarono a
distinguere le sagome di St Paul e Westminster tra le volute di fumo che si levavano nel cielo calmo.
La campagna cedette il passo alle prime strade lastricate e i ragazzi iniziarono a farsi unidea delle
dimensioni della citt e a meravigliarsi della sua vastit, che metteva assolutamente in ridicolo le
pretese di Dublino. Poi i palazzi crebbero in altezza a ciascun lato e bloccarono la vista mentre la
carrozza procedeva a zigzag nel traffico sempre pi intenso. Il rumore delle ruote e degli zoccoli sul
selciato e la confusione delle grida di pedoni e banditori assalirono le orecchie dei ragazzi. Ma non
serv a smorzare il loro entusiasmo e lagognato ricongiungimento con il resto della famiglia.
Finalmente la carrozza svolt in un ampio cortile nei pressi di Kings Cross, dove erano ferme
gi diverse altre vetture, alcune arrivate da poco e altre pronte a ripartire. Mucchi di letame
costellavano il cortile, il cui odore si mescolava a quello acre di fumo e fuliggine, quando i ragazzi
scesero dalla carrozza.
Padron Richard! Signore!. Una voce tagli laria e Arthur scorse OShea, che agitava la mano
per attirare la loro attenzione mentre correva attraverso il cortile, scansando i mucchi di letame. Li
raggiunse trafelato e poi toss per via del lezzo pungente. Sono venuto per portarvi a casa. Com
andato il viaggio, signorini?
Bene, grazie, sorrise Richard.  bello rivederti. Chi altro c a casa?
Oh, solo io della vecchia Dangan, signore. Il resto del personale  stato assunto a Londra. A un
salario migliore di quanto abbia mai avuto io, eh, gi.
OShea chiam dei facchini perch portassero i bauli dei ragazzi a una piccola carrozza, trainata
da un cavallo solo, e poi partirono alla volta della residenza che il loro padre aveva affittato a
Knightsbridge. Al calare del sole, ci fu una graduale diminuzione della luce nella foschia che
avvolgeva la citt e, quando raggiunsero i gradini che conducevano alla porta dingresso, erano
immersi in una profonda oscurit, illuminata solo dal tenue chiarore di lampade e candele alle finestre
degli edifici davanti ai quali erano passati. Solo qualche tremolante lampione dava luce ad alcune delle
strade pi grandi.
Eccoci arrivati, padroncini!, annunci OShea, fermandosi davanti a una rampa di scale che
portava a un portico colonnato. La vostra nuova casa.
Fece strada su per i gradini, buss alla porta e si fece rispettosamente da parte mentre
aspettavano che si aprisse. Con linsolito sferragliare di un chiavistello, la porta si apr verso linterno e
un domestico itterico li scrut.
S, signore?, apostrof Richard prima di scorgere OShea e i facchini. Oh, voi dovete essere
i figli di Sua Signoria.
Certo che s!, rispose Richard, conducendo allinterno i fratelli. OShea fece segno ai
facchini, i quali lasciarono i bauli nellingresso, attesero il pagamento e si toccarono il cappello a mo
di saluto prima di tornare in strada. La porta si chiuse alle loro spalle.
Richard si guard attorno nellingresso rivestito di eleganti pannelli e carta da parati. Molto
bello. Per favore, informate i miei genitori del nostro arrivo.
Il valletto chin impercettibilmente il capo. Sono spiacente, signore. Lord e lady Mornington
non sono in casa. Hanno dato disposizioni affinch aveste da mangiare al vostro arrivo e in sala da
pranzo  stato preparato un buffet freddo.
Quando torneranno?, domand Arthur con aria preoccupata.
A tarda sera, signore. Ora, se mi consentite di prendere le vostre giacche, vi accompagno in
sala da pranzo.
Su col morale, Arthur!. Richard gli strinse delicatamente il braccio. Li aspetteremo alzati.
Temo che non sia possibile, signore, li inform il valletto da sopra la spalla mentre
appendeva i cappotti in un armadio poco profondo accanto alla porta dingresso. Sua Signoria, vostra
madre, ha detto che sareste stati stanchi dopo il lungo viaggio e che dovrete mettervi a letto subito dopo
cena. Aspettano con ansia di vedervi a colazione, signore.
Capisco. E dove sono Anne, Gerald e Henry?
Sono gi stati mandati a letto, signore.
Oh.
 tutto, signore? Posso portarvi in sala da pranzo adesso, signore?
S immagino di s.
Anche se i ragazzi mangiavano con appetito, a tavola aleggiava un senso di sconforto e, non
appena il valletto ebbe servito le loro fette di carne e fu uscito dalla stanza, William si sporse verso i
fratelli e bisbigli: Avrebbero potuto restare in casa per noi. Dopo tutto sono secoli che non ci
vedono.
Tempistica sbagliata. Richard fece spallucce. Capita. E poi  stato un lungo viaggio e io
sono veramente esausto. Una buona nottata di sonno far meraviglie e domani mattina sar fresco e
riposato per i nostri genitori.
Immagino di s, borbott William. Certo, per.
Arthur era troppo stanco per mangiare pi di qualche fetta di maiale, cos mise nel piatto
coltello e forchetta e aspett che i fratelli finissero la cena. Osservando la stanza, vide che era alquanto
comoda e ben curata, ma piccolissima rispetto a quella di Dangan. Poi il suo sguardo and verso la
finestra. La sala da pranzo era al primo piano e dava sulla strada. Fuori, nelloscurit, un solitario fiacre
pass rapido come un pesce grigio in un acquario sporco dietro il vetro macchiato e butterato.
Dopo cena, fu condotto a unangusta stanza su un breve corridoio al quarto piano della casa. Un
letto di ottone era sistemato sotto una finestra a ghigliottina. Gli indumenti del baule erano gi stati
tirati fuori e riposti con cura in un ampio armadio. Si svest, indoss la camicia da notte e si infil sotto
le coperte. Per un po il sonno si rifiut di arrivare e cos rimase in ascolto delleventuale ritorno dei
genitori. Ma la casa era silenziosa e gli unici suoni erano loccasionale trotto e sferragliare di una
carrozza nella strada di sotto. In lontananza, una campana annunci lo scoccare di unaltra ora.
Arthur si svegli con un pallido raggio di luce che brillava proprio sulla sua faccia. Per un
momento lambiente circostante lo lasci spaventato e confuso. Poi il ricordo della sera prima gli torn
alla mente, cos scost le coperte e si vest in tutta fretta. Non sapeva che ore fossero e temeva che il
resto della famiglia stesse gi facendo colazione. La prospettiva di essere di nuovo con i genitori gli
riempiva il cuore di gioia e, non appena si fu allacciato le scarpe, corse gi per le scale in una raffica di
tonfi. Al primo piano, si ferm slittando e cambi direzione verso la sala da pranzo. La porta era
socchiusa e, dopo averla spalancata, corse nella stanza, trafelato e sorridente.
giorno, Arthur, disse piano Richard. Era lunica persona nella stanza. Il tavolo era
apparecchiato per la colazione ma nessuno degli altri posti era stato occupato.
Arthur aggrott la fronte. Dove sono tutti quanti?
Ancora a letto.
Oh.
Tanto vale che ti unisca a me. Ho chiesto di portare del t e costolette dagnello.
Arthur attravers la stanza e and a sedersi di fronte al fratello maggiore. Che ore sono?
Le sette e mezza. O lo erano quando lho chiesto poco fa.
Le sette e mezza!. Arthur non riusc a nascondere lo stupore. A Dangan per quellora
avevano gi finito tutti quanti di fare colazione. Pensi che siano tutti malati?
William  un dormiglione, ma gli altri?. Richard si strinse nelle spalle.
Unanziana domestica entr nella sala da pranzo da una piccola porta di servizio in un angolo.
Port a tavola un vassoio e lo pos accanto a Richard. Scopr un piatto, rivelando delle costolette
dagnello ancora fumanti.
C altro, signore?
No, grazie.
La donna alz lo sguardo. Laltro signore desidera qualcosa?
T, per favore. E pane. E sapete a che ora i miei genitori ci raggiungeranno?
T e pane. Molto bene, signore. Per quanto riguarda laltra cosa, non so dirlo. Sono tornati
dopo la mezzanotte. In occasioni del genere  raro che facciano colazione prima delle nove.
Le nove!, esclam Arthur. Ma sar passata gi met mattina.
Cos si pu dire, signore.
E Anne e Gerald?
Hanno gi mangiato, signore. La tata li ha portati a fare una passeggiata. Adesso, se posso,
vado a prendervi la colazione.
La donna fece dietrofront e spar oltre la porta di servizio. Arthur guard sconsolato il fratello.
Deve essersi sbagliata.
Vedremo.
Richard mangi le sue costolette e poi rimase a guardare Arthur che addentava il pane. Poco
prima delle otto, William entr nella sala da pranzo e rimase perplesso quanto gli altri dallassenza del
resto della famiglia. Finalmente, alle nove meno un quarto, sentirono le voci dei genitori e, poco dopo, i
due fecero il loro ingresso ancora vestiti per la notte. Lady Mornington si port le mani alle guance. I
miei tesori!.
Corse al tavolo per distribuire baci ai figli e poi prese posto con un sorriso mentre lord
Mornington si sedeva a capotavola altrettanto sorridente.  bello rivedervi, ragazzi.
Siamo arrivati ieri sera, replic brusco Richard. E voi non ceravate.
Proprio cos, disse la madre. Cera un ballo dai DeVries a Mayfair. Non potevamo proprio
mancare. Non avertene a male. Non quando non ci vediamo da cos tanti mesi.
 per questo che pensavo che foste ansiosi di vederci.
E lo sono. Lo sono, Richard caro. Ma devi capire,  davvero importante creare i legami giusti a
Londra. Insomma, se fosse stato possibile evitare la soire di ieri, lavremmo fatto. Non  cos,
Garret?
S. E penso che Richard potrebbe mostrare un po pi di gratitudine per tutti gli sforzi che
facciamo per spianare la strada verso la buona societ per lui e i suoi fratelli.
Richard deglut. Vi sono grato, padre. Davvero.
Ecco!, sorrise Anne. Te lavevo detto che sarebbe stato contento. Ragazzi, amerete stare qui.
C cos tanto da fare. Cos tante persone interessanti da conoscere. Non vedo lora di presentarvi i miei
amici.
Anchio, madre.
E ti prego di non parlare a quel modo, Richard.
Il ragazzo parve confuso. Quale modo?
Con quellaccento. Non si addice affatto alla societ londinese. Ti fa sembrare cos
provinciale.
Provinciale?. Richard sembrava sorpreso. Ma  come ho sempre parlato.
Proprio cos, intervenne suo padre. Ed  per questo che deve cambiare. Non vorrai che la
buona societ abbia dei pregiudizi sul tuo conto. Questo vale anche per voi due. Sono certo che ci
farete labitudine quanto prima. Le cose sono diverse qui e dovete fare ogni sforzo per adattarvi, a
meno che non vogliate essere esclusi. Sono sicuro che non vogliate che una cosa del genere accada a
vostra madre e a me, come conseguenza di un vostro eventuale errore. Garret guard fisso il figlio
maggiore.
Comprendiamo, padre.
Bene! Siamo daccordo. Adesso possiamo divertirci. Oh, quasi dimenticavo! Arthur, ho
trovato una nuova scuola per te. La Browns a Chelsea. Il trimestre comincia la settimana prossima.
Sono sicuro che non vedi lora di andarci.
Arthur sorrise debolmente.
Un bel cambiamento da quel posto sperduto a Trim.
A me piaceva Trim, replic Arthur. Una volta che ci ho fatto labitudine E il dottor
Buckleby era un ottimo maestro.
S, s, lo era. Come stava quando sei partito? Deve essere anziano, ormai.
 vecchio ma ha la mente acuta. Lo sguardo di Arthur si accese. Ha scritto un brano
musicale per me. Ce lho di sopra. Volete che ve lo porti?
Non mancher occasione per vedere la sua arietta pi tardi, Arthur. Magari possiamo trovare
un po di tempo per suonarla insieme.
Mi piacerebbe.
Ma non oggi. Ho la testa che mi scoppia e ho bisogno di starmene disteso stamattina.
Anne suon la campanella che era sul tavolo. Quando comparve la domestica, ordin che le
mandassero il caff in camera sua e si alz da tavola.
Ora, ragazzi, devo prepararmi per la giornata. Sentitevi pure liberi di esplorare la vostra nuova
casa. Potete giocare con i bambini nella loro camera quando ritornano. Poi, dopo pranzo, possiamo
andare in carrozza a Cortfields e farvi prendere le misure per dei vestiti pi appropriati. A pi tardi. Si
gir e salut con la mano senza guardarsi indietro.
Bene, sorrise Garret, ho bisogno di far riposare la testa.  bello rivedervi.
Quando lasci la stanza, i tre ragazzi furono di nuovo soli. Arthur sentiva che un importante
legame con suo padre si era spezzato e temeva che non si sarebbe mai risanato.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
La Browns a Chelsea era unanonima scuola privata ai margini di una zona elegante. Arthur
veniva accompagnato ogni mattina presto da OShea. Il preside era un collerico ex ufficiale
dellesercito, il maggiore Blyth, la cui filosofia educativa prevedeva che un curriculum dovesse
limitarsi a quante meno conoscenze possibili, insegnate nel modo pi ripetitivo. William era stato
mandato a Eton e Richard a Oxford, non appena si era reso disponibile un posto in uno dei collegi. Di
conseguenza, la casa sembrava stranamente vuota e, poich era in affitto, molto impersonale. Laria
densa e fuligginosa della citt diventava sempre pi opprimente man mano che la primavera cedeva il
passo allestate e la foschia quasi permanente che aleggiava sul centro di Londra avvolgeva gli abitanti
in unafosa coltre che deprimeva lanimo di Arthur.
Quando tornava da scuola era ormai ora di cena e il pi delle volte mangiava con i fratelli
minori mentre i genitori si preparavano per un altro impegno mondano. Quando non era un ballo o una
festa, era il teatro, di tanto in tanto lopera o addirittura un incontro di pugilato. Suo padre continuava a
comporre e aveva programmato una serie di concerti pubblici gratuiti in vari luoghi della citt.
Tuttavia, la serrata vita sociale lasciava a Garret ben poco tempo per suonare con il figlio e Arthur
restava a esercitarsi da solo nella sua stanza. Allinizio si impegn molto per imparare la composizione
del dottor Buckleby, ma il tempo passava e suo padre non trovava mai un momento per ascolare il
brano.
Di tanto in tanto cera unuscita in famiglia. Di solito era per andare a uno dei concerti di
Garret, allo scopo di aumentare la presenza di pubblico, e Anne li esortava ad applaudire come
forsennati dopo ogni brano. In altre occasioni, i bambini venivano portati alle corse o alle partite di
cricket e spesso lasciati alle cure di qualche domestico mentre i genitori gironzolavano tra gli altri
aristocratici e scambiavano inviti. Ogni volta che lord e lady Mornington avevano ospiti, i bambini
dovevano tenersi discretamente alla larga, restando nelle loro camere.
Grazie alla guerra nelle colonie americane, la capitale era affollata delle colorate uniformi degli
ufficiali in partenza per andare a combattere contro il generale traditore Washington e il suo esercito di
straccioni o appena rientrati dalla campagna bellica. Da ci che Arthur aveva sentito da quegli uomini,
la guerra non stava andando cos bene come lasciavano intendere i giornali londinesi.
In ogni caso, in quellestate del 1780, gli abitanti della capitale erano presi da eventi che li
riguardavano molto pi da vicino. Lord George Gordon, fervente oppositore della Chiesa di Roma,
aveva aizzato la folla di Londra. Durante una serie di incontri pubblici, aveva affermato che cera una
cospirazione dietro i Catholic Relief Acts, introdotti due anni prima per ripristinare alcuni dei loro
diritti civili. Una domenica, Arthur e suo padre stavano passeggiando a Hyde Park quando si
imbatterono in una folla che ascoltava uno dei feroci attacchi di Gordon riguardante il complotto dei
cattolici per impadronirsi del potere in Inghilterra. Gordon, rosso in volto e farfugliante, sollevava i
pugni in aria mentre inveiva contro i nemici e manovrava il suo pubblico come un burattinaio. Il
mormorante assenso alla sua retorica si trasform ben presto in una fremente espressione di odio. Era la
prima volta che Arthur assisteva alle crude emozioni della folla e lesperienza lo spavent.
Padre. Tir la mano di Garret. Per favore, possiamo tornare a casa? Quelluomo mi fa
paura.
Una vecchia dai denti neri e storti ud losservazione e guard di sbieco Arthur. Be, che voi
siate benedetto, giovanotto,  proprio quello il punto. Abbiamo parecchio di cui avere paura. Quei
cattolici ci mangeranno a colazione, se prima non lo facciamo noi!.
Garret si frappose tra loro. Vi prego, lasciate in pace mio figlio.
Lei lo guard torva. Sto solo dicendo la verit, signore. Meglio che la conosca, prima che sia
troppo tardi.
Garret, tenendo stretta la mano di Arthur, lo allontan dalla vecchia. Si ferm ancora un po per
ascoltare le appassionate farneticazioni di Gordon e valutare la reazione della folla. Poi disse al figlio:
Fa paura anche a me. Forza, andiamocene prima che succeda qualcosa.
Allinizio di giugno, una folla si radun fuori dal Parlamento e url la sua furia contro i politici,
aizzati da Gordon e i suoi seguaci con i loro discorsi e invettive. Inevitabilmente, la folla ricorse alla
violenza e, nei giorni che seguirono, Arthur vide dense nuvole di fumo levarsi nel cielo, provocate dalla
folla che imperversava nelle strade dellEast End. La mattina del 7 giugno, Arthur dovette trattenersi
nella vetrina di un negozio mentre una moltitudine di uomini ubriachi marciava urlando slogan
anticattolici per andare a raggiungere i facinorosi. Li aveva guardati passare con gli occhi dilatati dalla
paura e poi aveva fatto il resto della strada fino a scuola correndo.
E questo cosa significa?. Anne sventol il biglietto del maggiore Blyth davanti al figlio.
Con indosso un abito di velluto, sedeva al tavolino da trucco nel suo boudoir, dove si stava
applicando nei di bellezza per la festa di quella sera. Vi sarebbe andata da sola dal momento che Garret
era costretto a letto dalla tosse da una settimana. Il dottore aveva prescritto riposo e sanguisughe. Garret
aveva acconsentito alla prima terapia ma si era opposto alla seconda, dicendo che a quello ci pensavano
gi a sufficienza i banchieri.
Arthur era stato convocato dalla sua stanza nel momento in cui Anne aveva finito di leggere il
biglietto e adesso stava sulla soglia con lo sguardo basso.
Ebbene, parla!.
C stata una rissa, madre. Sono cose che succedono a scuola.
Lei lo fiss con aria gelida. Non osare rivolgerti a me con quel tono.
Mi dispiace.
Il maggiore Blyth mi informa che sei stato tu a cominciare.
S, madre.
Perch?
Sono stato insultato.
E quindi hai pensato di sfidare laltro?
No, gli ho solo dato un pugno.
Gli hai dato un pugno?. Anne osserv la sua corporatura esile. Mi sorprende che laltro
ragazzo non ti abbia spezzato in due. Fortuna che il maggiore Blyth era nei paraggi per separarvi.
Arthur fece spallucce. A quanto pare la mia fortuna sta cambiando.
E cosa vorrebbe dire esattamente?.
Per un momento, Arthur sent le sue emozioni affiorare precipitose in superficie e dovette fare
una pausa per dominarle. Non mi piace qui, madre. Non mi  mai piaciuto. Non mi piace la scuola.
Non mi piace Londra. Non mi piace sentirmi abbandonato da mia madre e mio padre.
Oh, cresci, Arthur!, sbott sua madre, sbattendo sul tavolo il biglietto del preside. Non puoi
passare la vita rintanato in qualche squallido anfratto irlandese. Londra  dove accadono le cose.
Approfittane.
Sono stufo di Londra.
Arthur, continu lei in tono pi gentile, adesso questa  la tua casa e farai meglio ad
abituarti.  anche casa mia e di tuo padre, e a noi qui piace. Per favore, cerca di non rovinare le cose.
Cosa succede quando il denaro finisce?
Come, scusa?
Non sono uno sciocco, madre. So cos uno scoperto bancario. Vi ho sentito parlarne laltra
sera. Cosa succede quando vengono a riscuotere i debiti?
Non lo faranno. Non  nellinteresse di nessuno ridurre sul lastrico un pari. E poich hai deciso
di interessarti tanto agli affari finanziari altrui,  bene che tu sappia che le nostre entrate sono ridotte
solo temporaneamente. Non appena la guerra nelle colonie americane sar conclusa, i mercati
ritroveranno sicurezza e le nostre entrate torneranno al livello precedente. Quindi ti prego di non
preoccuparti a tale riguardo.
Arthur rimase a fissarla per un momento.  tutto, madre?
Dannazione a te, non  tutto!. Anne brand di nuovo il biglietto. La rissa non  lunico
problema riferito dal maggiore Blyth. A quanto pare  semplicemente il sintomo di un fallimento pi
ampio. Dice che sei svagato, ozioso, superficiale e indolente. Dice che non stai facendo progressi
in nessuna materia, che hai pessimi rapporti con gli altri allievi cos come con gli insegnanti. Ora, cosa
mi dici di questo?
 vero.
Capisco. Allora devi essere punito.
Lo direte a mio padre?
No. Non al momento. Non sta bene. Sembra non essersi ristabilito dallinfreddatura che ha
preso in primavera. Non desidero affatto peggiorare il suo stato di salute riferendogli il tuo deplorevole
andamento scolastico.
Arthur cerc di nascondere la delusione. In realt desiderava che il padre fosse a conoscenza
della sua infelicit, cos che potesse prendere in considerazione un trasferimento da Londra. Forse suo
padre avrebbe capito, a differenza della madre.
Adesso, va. Anne gli fece segno spazientita verso la porta. Ho molto da fare prima di
uscire.
Arthur annu e lasci in silenzio il boudoir, chiudendosi la porta alle spalle. Si diresse alle scale
per tornare in camera sua ma, raggiunto il primo gradino, ud uno strano suono dalla strada di fronte
alla casa, un ritmico calpestio. Poich man mano cresceva di intensit, lasci le scale e, aperto il
balcone del primo piano, che dava sulla strada, usc nellaria della sera. Di sotto, una lunga colonna di
soldati stava marciando sullacciottolato: erano gli stivali chiodati la causa del forte rumore che aveva
sentito dallinterno. Tre ufficiali cavalcavano in testa alla colonna e, in un momento di gioia infantile a
quello spettacolo tanto valoroso, Arthur sorrise e li salut con la mano. Solo un sergente lo vide e non
ricambi il saluto, ma assunse unespressione solenne e tesa prima di tornare a guardare dritto davanti a
s. Arthur continu a osservare la colonna che procedeva sinuosa nella strada. Cerc di contarli ma
rinunci quando super i duecento e i soldati continuavano ad arrivare. Diverse altre centinaia. Infine
pass anche la coda della colonna e lui continu a guardarli mentre sparivano in lontananza. Solo allora
si accorse di una presenza alle sue spalle e, voltatosi, vide il padre che, avvolto in una pesante giacca, si
reggeva allo stipite della porta. Erano giorni che Arthur non lo vedeva e rimase sconvolto dal pallore
della sua pelle e dagli occhi incavati.
Garret fece un sorriso tirato. Soldati, eh? Pare che il governo abbia finalmente deciso di
mettere in riga Gordon e la sua marmaglia.
Ci saranno degli scontri, padre?
Forse. Ne dubito.
I soldati faranno fuoco?
No. Garret rise e arruff i capelli chiari del figlio. Certo che no. Non ce n bisogno. La
folla dar loro unocchiata e fuggir per mettersi in salvo.
Quando il calpestio degli stivali si spense, udirono deboli suoni in lontananza: lindistinto
ruggito della folla che si levava e calava come folate di vento. A inframmezzare le grida cera di tanto
in tanto il crepitio di unarma da fuoco. Garret usc sul balcone e pos una mano sulla spalla del figlio,
mentre si concentrava sui suoni lontani. Arthur avvert il tremore nella mano del padre e lo attribu al
freddo della sera. Il padre toss. Toss di nuovo e poi il suo corpo fu squassato da un violento accesso di
tosse. Arthur gli batt delicatamente sulla schiena e poi prese ad accarezzarla mentre la tosse si
calmava.
Dovreste tornare a letto, padre.
Cosa sei adesso? Un medico oltre che un pugile?. Sorrise. Ho sentito un po della vostra
conversazione.
Arthur ricambi il sorriso con aria complice e, per un momento, fu come se fosse rinato il
vecchio rapporto, prima del trasferimento a Londra.
Sono giorni che non ti vedo, continu suo padre. Poi si accigli. Sembra pi tempo. Anzi,
non ricordo lultima volta che abbiamo fatto una conversazione decente.
Io s. Due anni fa. A Dangan.
Il padre rise e riprese a tossire per un momento.  stato tanto tempo fa. La vita era molto pi
placida allora.
La vita era migliore, padre.
Garret si volt a guardare il figlio e lespressione di infelicit sul volto del ragazzo apparve
evidente. Strinse la spalla di Arthur. Non ti piace proprio qui, vero?
No.
Garret annu. Avrei dovuto accorgermene. Non ti ho dedicato sufficiente attenzione.
No.
Mi dispiace Devo ammetterlo, mi sto un po stufando della vita qui. Fin troppa apparenza.
Troppo poca sostanza. E molto costosa. E laria non mi giova. Forse dovremmo andarcene per un po.
Fare una vacanza. Tornare a Dangan per qualche mese. Ti piacerebbe?
S. Il tono di Arthur era sommesso ma il suo cuore si gonfi di speranza. Potremmo
imparare il brano del dottor Buckleby insieme.
Cosa? Oh, s. Quel vecchio arnese Sar interessante vedere se possiede ancora il suo tocco.
Non appena star meglio, parler con.
Fu interrotto da una scarica di moschetti ed entrambi si voltarono nella direzione del vociare
lontano. Un terribile rumore stridulo si lev dalla folla invisibile e Arthur sent la schiena formicolargli
di brividi gelidi nel rendersi conto che si trattava di urla. Una vasta massa di persone che urlavano
terrorizzate.
Cosa sta succedendo, padre?
Non lo so. Garret si mise in ascolto. Sembra una battaglia. O un massacro.
Rimasero ad ascoltare ancora per un po. Furono sparate nuove raffiche e le urla continuarono,
aumentando e diminuendo in intensit.
Che diavolo sta succedendo l fuori?, esclam Anne dallinterno. Poco dopo, emerse sul
balcone. Garret! Tu dovresti essere a letto. Non stai.
Zitta! Ascolta!.
Il suono della violenza si propagava senza ostacoli sopra i tetti e Anne sgran gli occhi per la
sorpresa. Buon Dio, sembra un vero tafferuglio. Spero che non venga da questa parte. Baci il marito
sulla guancia. Vado alla festa adesso. Ho mandato OShea per la carrozza.
Pensi che sia prudente uscire?
Perch non dovrebbe? Quel tumulto  nella direzione opposta.
Per adesso.
Oh, sciocchezze! Non c niente di cui preoccuparsi. Adesso rimettiti a letto.
Dun tratto ci furono delle urla pi avanti nella strada. Poi le prime sagome indistinte
guizzarono tra i lampioni. Sotto il loro sguardo, si fecero pi numerose, come ratti che fuggivano per
mettersi in salvo, alcune urlando in preda al panico. Poi udirono delle grida violente e il tonfo
assordante di stivali militari che marciavano verso la casa.
Prendeteli! Prendete quei bastardi!, sbrait una voce.
Adesso Arthur distingueva le forme dei soldati in mezzo alla gente che fuggiva per strada.
Avevano fissato le baionette e le punte acuminate brillavano alla luce dei lampioni mentre i soldati
rincorrevano le loro prede. Arthur trattenne il fiato quando vide un soldato colpire alla testa un uomo
con il calcio del moschetto e, mentre la vittima si accasciava al suolo, il soldato capovolse larma e
trafisse luomo al petto con la baionetta, rigirandola e tirandola via con uno strattone prima di
riprendere linseguimento.
Allimprovviso ci furono urla proprio sotto il balcone. Una donna aveva visto la famiglia che
guardava in strada e li stava chiamando.
Lasciateci entrare! Per piet, lasciateci entrare. Ci stanno massacrando l fuori!.
Corse alla porta e cominci a tempestare di pugni la vernice lucida. In mezzo alla strada, un
soldato si ferm e Arthur vide che era il sergente passato poco prima. Solo che adesso aveva una spada
in mano. Attravers a grandi passi e sal sul marciapiede. Con la mano libera, afferr la donna per i
capelli, la strapp via dalla porta e la gett a terra. Lei strill di dolore e poi di terrore quando il braccio
con la spada si alz di scatto. La lama cal luccicante, schiacciando la mano pallida che si era levata
per deviare la spada e, un istante dopo, larma penetr con uno scricchiolio nel cranio della donna. La
vittima era immobile sulla strada mentre una pozza scura si allargava lentamente attorno alla sua faccia.
Dentro!, ordin Garret, spingendo moglie e figlio verso le porte. Questi non opposero
resistenza e si ritirarono in silenzio dagli orrori provenienti dallesterno. Poi Garret chiuse le porte e
tir le tende, nascondendo la strada alla vista.
Oh, Dio, mormor Anne. Avete visto? Avete visto cosa ha fatto a quella donna? Sto per
sentirmi male. Garret Garret?.
Arthur si volt e vide che il padre si serrava il petto. Emetteva piccoli grugniti angoscianti
mentre cercava di respirare.
Padre?. Arthur lo afferr per un braccio. Padre? Cosa succede?.
Garret scosse la testa, poi la sua faccia si accartocci in unespressione di terribile agonia.
Mentre Anne urlava, luomo si accasci sul pavimento.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Temo che vostro marito sia di costituzione debole, signora. Il dottore si infil la giacca
mentre esponeva le sue conclusioni. Il cuore  particolarmente sensibile alle sue condizioni generali.
Ha bisogno di tutto il riposo possibile per quanto gli resta da vivere.  vietato qualsiasi sforzo. Sono
stato chiaro?.
Anne annu e si volt verso il marito disteso nel letto e sorretto dai cuscini. Le braccia erano
abbandonate lungo i fianchi, sopra le coperte. Gli prese una mano e la strinse affettuosamente. Quindi
basta concerti per voi, mio caro. Avete sentito il dottore. Dovete riposare.
Altroch. Il dottor Henderson aggiunse con un comprensivo cenno del capo: Le vostre
condizioni lo richiedono, signore.
Garret Wesley sorrise debolmente. Molto bene. Sono in inferiorit numerica. Mi arrendo.
Bene, sorrise Anne, alzandosi dalla sedia. Accompagno il dottore alla porta.
Un momento. Garret alz una mano. Dottore?
Cosa c, signore?
Avete fatto i vostri giri stamattina. Qual  la situazione per le strade?.
Il dottore cal bruscamente il bastone da passeggio sulle assi del pavimento. Terribile, signore.
Corpi ovunque, e soldati Stanno fermando chiunque, incuranti della posizione sociale, e pretendono
di sapere cosa fa la gente in giro.  una situazione intollerabile.
Decisamente. Garret si accigli. Corpi, avete detto? Si sa gi quanti?
Devono esserci centinaia di morti, signore. E migliaia di feriti. Per non parlare della
devastazione provocata da quella dannata marmaglia. Dozzine di cappelle e case cattoliche date alle
fiamme o danneggiate in modo irreparabile. Hanno perfino avuto il fegato di attaccare le prigioni di
Newgate e Fleet e liberare i detenuti. Anche la Banca dInghilterra  stata presa dassalto. Se non fosse
stato per John Wilkes e la sua milizia, la banca sarebbe stata divorata dalle fiamme. Ve lo dico, signore,
abbiamo rischiato molto. Siamo sfuggiti allanarchia per un soffio.
Anne lo guard. Ma non pu essere stato tanto tragico.
Il dottore serr le labbra. Ne sono certo. Se non fosse stato per lesercito, anche legge e ordine
sarebbero andati in fumo. Ora, se volete scusarmi, milady, ho molti affari urgenti questa mattina.
Rivolse a Garret un inchino formale. Vi auguro una buona giornata, milord.
Grazie, dottore.
Mander il mio garzone con la parcella pi tardi.
Garret sorrise. Riceverla mi assicurer una rapida ripresa.
Risero entrambi e poi il dolore distorse la faccia di Garret, quando questi si curv in avanti, i
pugni serrati, colpito da un accesso di tosse. Pass in fretta e Garret si afflosci sui cuscini con la fronte
madida di sudore. Il dottore agit un dito ammonitore e poi lasci la stanza, scansandosi da un lato
nellaccorgersi di Arthur e Gerald, che avevano osservato di nascosto il consulto da dietro lo stipite
della porta.
I ragazzi sorrisero con aria colpevole e stavano per filarsela quando la madre li chiam. Tanto
vale che entriate, visto che immagino che abbiate origliato la conversazione.
I due entrarono lentamente e si fermarono ai piedi del letto del padre. Luomo sorrise loro. Va
tutto bene, ragazzi, il dottore dice che non morir.
Anne inspir bruscamente e gli rivolse unocchiataccia. Certo che non morirai. Non se sarai
prudente e farai come dice il dottore. Il riposo  ci di cui hai bisogno. Ti rimetterai in piedi quanto
prima.
Lo spero.
Anchio, aggiunse piano Arthur. Non aveva dimenticato il momento di complicit che aveva
condiviso con suo padre prima del collasso. Alz lo sguardo e gli sorrise. Dopo tutto, dobbiamo
ancora metterci allopera su quel brano di Buckleby.
Garret annu. Non vedo lora.
Anne ammon il marito. Tutto a tempo debito. Ti proibisco di mettere mano al violino fino a
che il dottore non dir che ti sei ripreso. Sono stata chiara, marito mio?
S, cara. Hai la mia parola. Arthur, per il momento dovrai esercitarti senza di me. Suoneremo
insieme non appena potr.
S, padre. Arthur abbass lo sguardo. Ma dovete mantenere questa promessa.
Ma santo cielo!. Anne batt il piede. Non essere cos egoista! Il tuo povero padre 
ammalato e tu riesci a pensare solo al tuo prezioso violino.
Anne, la interruppe Garret. Anne, adorata, per favore. Basta cos.
No, non basta!, replic lei contrariata. Ormai sono mesi che tiene il broncio. Che frigna
perch non gli dedichiamo sufficiente attenzione. E poi questa lettera del maggiore Blyth riguardo la
rissa e lo scarso rendimento a scuola.  troppo.
S, lo , convenne Garret.  troppo. Sono daccordo con te. Adesso calmati. Si tir su,
adagio e con grande sforzo. Ho fame. Non mangio da ieri sera. Un po di zuppa mi farebbe bene.
Potresti occupartene con Gerald?
Cosa? Perch dovrei.
Te ne prego, mia cara. Muoio di fame. E mi piacerebbe fare due chiacchiere con Arthur. Da
soli.
Anne lo fiss, dominando lirritazione. Poi annu e, preso Gerald per mano, lasci la stanza.
Padre e figlio ascoltarono il rumore dei passi che si allontanavano sul ballatoio e poi scendevano gi
per le scale, segno che Anne e Gerald erano diretti in cucina.
Cos va meglio, sorrise Garret. Diede una pacca alla sedia accanto al letto, prima occupata da
Anne. Siediti qui, Arthur.
Quando il figlio ebbe fatto il giro del letto e preso posto, Garret si spost leggermente per poter
vedere meglio Arthur. Si scambiarono un sorriso imbarazzato mentre il silenzio si allungava.
Finalmente, Garret fece un respiro e cominci.
Tua madre e io abbiamo parlato di te. Alla luce della lettera di ieri.
Immaginavo che lavreste fatto.
Arthur, per favore, non assumere quel tono con me. Sono in ansia. Preoccupato di cosa ne sar
di te. Francamente, non ti vedo trarre benefici dal frequentare quella scuola. La tua conoscenza dei
classici  scarsa, per usare un eufemismo.
Mi dispiace di avervi deluso, padre. Arthur si accigli.  solo che non sono portato per il
latino e il greco. Non  colpa mia.
Be, potresti sforzarti di pi.
A quale scopo? Per essere bravo la met di Richard? E continuare a vivere nella sua ombra? 
inutile, padre.
 sempre utile imparare. Se continui cos, non sarai adatto a nientaltro che a fare il soldato. E
non ti ho cresciuto per fare parte di quella classe di scioperati e bellimbusti ai margini della societ con
le loro pacchiane uniformi. Tu sei meglio di cos, Arthur.
Davvero?, mormor il ragazzo con amarezza.
Basta!, sbott il padre. Ma, prima che potesse continuare, un altro accesso di tosse lo assal.
Arthur lo guard preoccupato e gli tenne stretta la mano fino a che laccesso non pass.
Mi dispiace, padre. Non volevo farvi arrabbiare. Mi dispiace tanto.
Garret scosse la testa. Non  colpa tua Si d il caso che io sia fiero di te. Hai un talento per il
violino, perci coltivalo. Un giorno suonerai meglio di quanto potrei mai fare io.
No.
Invece s. Fidati di me. Garret diede un buffetto sul petto del figlio. Abbi fiducia in te. Puoi
riuscire. Lo so.
Arthur inclin la testa da un lato e non replic.
Garret scrutava lespressione del figlio, cercando di decifrare i pensieri che si affollavano oltre
quel viso smunto, reso ancora pi scarno dal naso lungo. Il ragazzo era divorato dal dubbio, quello era
evidente, e Garret desiderava in tutti i modi dargli conforto. Ma tutto ci che aveva da offrire era
lamore e laffetto di un padre, che per non erano affatto sufficienti a sostenere un ragazzo dellet di
Arthur, che dava molta pi importanza allapprovazione di fratelli e compagni rispetto a chi misurava il
suo valore come persona. Che cosa triste, riflett Garret, che le persone dovessero bramare il favore
degli altri e dare invece per scontati i sentimenti molto pi profondi dei genitori. Strinse forte la mano
del figlio.
Non sono stato un buon padre per te, vero? In questi ultimi anni. Non avrei mai dovuto
trascurarti tanto.
Shh, padre. Non dovete agitarvi.
Arthur, vorrei poter rimediare. Fino a che c ancora tempo.
Cosa volete dire?. Arthur sent la pelle doca sulla nuca. Il dottore ha detto che avete solo
bisogno di riposo.
 quello che ha detto, s, e forse aveva ragione riguardo la mia costituzione. A ogni modo, 
gi un po di mesi che non mi sento bene. Divento sempre pi debole. Adesso temo che quale che sia il
mio male non possa essere curato semplicemente col riposo. E sono preoccupato per il tuo futuro, e per
il futuro della nostra famiglia.
Non dovete preoccuparvi, replic Arthur in tono ansioso.
Garret si abbandon contro i cuscini e chiuse gli occhi. Sento che le cose stanno cambiando, e
non per il meglio. Le notizie della guerra nelle colonie americane peggiorano di mese in mese.
Perderemo quella guerra, Arthur. E se i ribelli riescono a sconfiggere il re, che esempio sar per tutti gli
scontenti del mondo?. Toss per un momento e poi si schiar la voce per continuare. Perfino qui a
Londra, lordine costituito  a rischio. Hai sentito il dottore, centinaia di morti. Edifici pubblici
saccheggiati e bruciati. Soldati nelle strade. Te lo dico, Arthur, non ho mai visto niente del genere e ho
paura. Paura per tutti noi. Quando verr il momento in cui pi ci sar bisogno di me, potrei non esserci.
O, per lo meno, potrei non essere in grado di proteggervi.
Arthur stava ascoltando solo a met, gli occhi fissi sulla saliva insanguinata che aveva
cominciato a colare da un angolo della bocca del padre poco dopo lultimo attacco di tosse. Il lampo di
un ricordo riport la sua mente a quella mattina, poco dopo lalba, quando era rimasto sulluscio della
loro casa, scrutando la strada mentre uno dei domestici sfregava i gradini per ripulirli dal sangue della
donna uccisa la sera prima. Il corpo era gi stato portato via, prelevato da un carro militare che era
passato prima dellalba. Arthur aveva percepito quella strana sensazione nellaria mattutina. La strada
era quasi deserta e latmosfera di ansia e paura era evidente dalle poche facce che sbirciavano da porte
e finestre, e nellespressione della manciata di londinesi che passavano l davanti, evitando lo sguardo
delle squadre di soldati disposti ai principali incroci delle strade della capitale. Suo padre aveva ragione
a essere spaventato. La legge e lordine erano cose fragili. Pi fragili di quanto Arthur avesse mai
immaginato. Un semplice velo di damasco su un mondo molto pi brutto e violento che minacciava di
continuo caos e sangue. A meno che non ci fossero stati abbastanza uomini responsabili a scongiurare
quella prospettiva, la situazione sarebbe precipitata. La nazione che gli avevano insegnato a rispettare
non sarebbe riuscita a evitare la disgregazione. E a quel punto? Arthur non osava pensarci.
I pensieri tornarono a suo padre, immobile nel letto accanto a lui. Teneva gli occhi ancora chiusi
e adesso stava mormorando, sempre pi incomprensibile man mano che scivolava in un sonno inquieto.
Infine, il mormorio cess e le sue dita si rilassarono nella mano di Arthur mentre respirava con un lento
ritmo sommesso. Arthur liber la mano e, quando si fu assicurato che il padre dormiva, gli fece una
carezza sulla fronte. Prov una particolare tenerezza nel cuore per quel capovolgimento dei ruoli, il
figlio che confortava il genitore. La placida espressione sul viso del padre lo faceva sembrare pi
giovane e innocente di quanto lavesse mai visto Arthur.
Un leggero rumore di passi sulle scale annunci il ritorno della madre. Quando entr nella
stanza, reggendo un vassoio con una fumante scodella di zuppa, trasal alla vista del marito immobile
nel letto.
Garret!. Il vassoio si inclin e la scodella cominci a scivolare verso il bordo.
Madre!. Arthur indic il vassoio. Attenta.
Lei abbass lo sguardo e raddrizz il vassoio appena in tempo per impedire che la scodella si
rovesciasse. Poi attravers di corsa la stanza, pos il vassoio sulla toeletta e si avvicin al letto senza
fare rumore.
Mi dispiace, sussurr. Non volevo gridare.  solo che, quando lho visto cos, per un
momento ho pensato che fosse.
Sta solo dormendo, madre. Tutto qui.
S. Sorrise al figlio e poi guard Garret corrucciata. Poverino. Non sta bene.
Si riprender, madre.
Lei diede un buffetto sulla guancia di Arthur. Certo che s.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Col passare dellestate, le condizioni di Garret migliorarono lentamente e alla fine di agosto era
gi in grado di accompagnare la famiglia per fare brevi passeggiate a Hyde Park. Nella capitale cera
ancora unatmosfera tesa, in seguito ai tumulti di giugno. Diversi sobillatori erano stati impiccati
allesterno delle mura danneggiate dal fuoco della prigione di Newgate; luomo responsabile della
sommossa anticattolica, Charles Gordon, era sotto processo e rischiava la pena di morte, dividendo la
societ londinese in sostenitori, che lo consideravano un eroe e patriota, e coloro che volevano il
capopopolo impiccato alla forca pi alta, come monito per chi era tentato dal rischioso gioco di aizzare
la folla di Londra.
La vita sociale stava tornando alla normalit man mano che teatri e sale da ballo ricominciavano
ad aprire i battenti e il flusso di inviti per lord e lady Mornington lentamente riprese.
Ma Garret scopr ben presto che anche pochi passi di danza lo affaticavano e che non era in
grado di resistere pi di unora o due alle occasioni mondane senza soccombere alla stanchezza.
Larrivo dellautunno riacutizz la sua malattia e, ancora una volta, fu costretto a letto dal raffreddore e
da una tosse dalla quale sembrava non riuscire mai a guarire del tutto. Lappetito cominci a venire
meno e, nonostante tutti gli sforzi del cuoco, divenne sempre pi magro e smunto quando giunse lanno
nuovo e linverno imprigion Londra nella sua gelida morsa. Dapprima Anne fu comprensiva nei suoi
confronti, ma il ridimensionamento della sua partecipazione alla vita sociale londinese prese a irritarla
sempre pi. Doveva partecipare a feste e rappresentazioni da sola mentre Garret restava a casa.
Quando arriv maggio e i boccioli ripresero a fare capolino sui rami degli alberi a Hyde Park,
Arthur convinse il padre a uscire a fare una passeggiata. Garret fu felice di abbandonare la cupa
atmosfera della camera da letto, dove le pareti erano diventate fin troppo familiari e opprimenti nel
corso dei mesi invernali. La carrozza li lasci ai cancelli e prosegu per aspettare con gli altri veicoli.
Arthur sosteneva il padre per un braccio mentre passeggiavano lentamente lungo il sentiero di ghiaia
sotto i rami picchiettati di verde degli alberi che bordavano il viale. Durante il tragitto, Garret salut
alcune persone che non vedeva da mesi. Trovarono una panchina vuota e si sedettero. Mentre
riprendeva fiato e il cuore rallentava a un battito pi regolare, Garret alz lo sguardo verso il limpido
cielo primaverile e sorrise. Era bello sentire laria fresca nei polmoni e uninconsueta ondata di energia
prese a scorrergli nelle membra. Il canto degli uccelli gli riempiva le orecchie ed era quasi come se la
primavera stesse rinnovando anche lui oltre il mondo tuttintorno.
Mi sento bene, disse. Era tantissimo che non mi sentivo cos.
Il figlio sorrise felice e diede un buffetto sulla mano guantata del padre.
Grazie per avermi convinto a uscire, Arthur. Sono cos contento di essere venuto.
Anche io. Arthur annu. Poi si rivolse speranzoso al padre. Pensate che potreste avere voglia
di suonare il violino quando torniamo a casa? Un duetto, magari?
S. Perch no? Mi piacerebbe moltissimo. Garret si tir su dalla panchina. Anzi, perch
perdere altro tempo?  passato fin troppo dallultima volta che abbiamo suonato insieme. Forza,
andiamo.
Arthur sent il cuore gonfiarsi di gioia a quella prospettiva. Tutta la delusione e il senso di
abbandono che aveva sopportato sin da quando era andato a vivere a Londra furono dimenticati
allistante. Il padre che per anni aveva potuto solo ricordare era tornato in carne e ossa. Si alz e fece di
corsa i pochi passi per raggiungere Garret, che stava tornando lungo il sentiero verso il cancello al di l
del quale si trovavano le carrozze.
Garret rise.
Cosa c, padre?
Stavo solo ricordando le gare che facevamo a Dangan per arrivare alla porta dingresso,
quando tornavamo da una passeggiata in campagna. Rammenti?
Oh, s. Me le ricordo bene.
Davvero?. Garret sorrise malizioso. Vediamo. Pronti, partenza. Balz in avanti di corsa
e si gir a esclamare da sopra la spalla: Via!.
Padre!, grid allarmato Arthur. Non state ancora bene. Basta! Per favore!.
Cosa c? Paura di perdere? Forza, Arthur, corri!.
Il figlio stava gi correndo, sforzandosi di raggiungere il padre, ma non per orgoglio, solo per
timore delle conseguenze dellavventato buonumore di Garret. Fermo! Dovete fermarvi!.
Oh, devo?. Garret ansimava, cercando goffamente di allungare il passo sulle gambe non
abituate a un simile sforzo.
Basta, padre! Ve ne prego!. Arthur lo raggiunse e fece per afferrargli una spalla. Le dita si
chiusero attorno alla stoffa e premettero, stringendo la spalla ossuta sottostante. Garret rallent e si
ferm. Stava ridendo quando si gir verso il figlio. Ah! Sono troppo vecchio per questi giochi
Troppo vecchio. Fece una pausa, trafelato, e poi fu colpito da un accesso di tosse; piegato in due, con
un pugno contro la bocca, cerc di riprendersi. La tosse peggior, squassandogli il petto, e le prime
goccioline di sangue schizzarono sul sentiero. Sent le ginocchia tremargli, indebolirsi e poi, quando le
forze abbandonarono le sue gambe, si accasci.
Padre!, grid Arthur, abbassandosi sul terreno accanto a lui.
Garret sent che le mani del ragazzo si infilavano sotto le sue spalle e lo sollevavano
delicatamente; poi Arthur gli prese la testa e se la accost al petto. Garret stava ancora tossendo quando
lo assal unondata di nausea e vertigini. Gli si annebbi la vista, tutto si fece buio e lontano, e sent il
figlio che lo chiamava. Poi non ci fu altro.
Arthur vide le palpebre del padre guizzare e poi il corpo afflosciarsi. Garret respirava ancora,
ma ogni respiro era un rantolo. Guardandosi attorno, vide due trasandate figure in abiti da lavoro
avanzare lungo il sentiero verso di lui. Stavano chiacchierando ad alta voce e non si erano ancora
accorti del piccolo dramma a un lato del sentiero poco pi avanti.
Ehi, voi!, chiam Arthur. Venite qui! Svelti, dannazione!.
I due restarono immobili per un istante prima di avvertire lurgenza nella voce del ragazzo e il
suo tono di comando. Poi si misero a correre per raggiungere Arthur chino su Garret.
Devo portare mio padre a casa. Aiutatemi a portarlo alla carrozza laggi, fuori dal cancello.
Fermatisi davanti alla casa, OShea mise via la frusta e balz a terra per andare ad aprire lo
sportello.
Ecco, signorino Arthur. Lasciate fare a me.
Tir fuori con cautela Garret e lo sollev come se luomo non pesasse pi di un neonato
addormentato. Arthur salt gi dalla carrozza e lo segu su per i gradini, superando il vetturino per
aprire la porta pannellata.
Portalo nel salottino, ordin Arthur. Poi va a chiamare il dottore. Conosci lindirizzo?
Wardour Street, signore. Il dottor Henderson.
Proprio lui.
Attraversarono lingresso diretti al piccolo salotto usato dalla famiglia per le occasioni
informali, dove OShea depose con cautela Garret sulla chaise longue. Una faccia fece capolino dalla
porta, una delle domestiche accorse per vedere cosa fosse quel trambusto. Scorta la faccia terrea del
padrone, si port una mano alla guancia, allarmata.
Arthur si rivolse a lei mentre OShea si affrettava a uscire dalla stanza. Sarah, dov mia
madre?
M-mi dispiace, signore, ma ha portato gli altri bambini a fare spese.
Spese?, quasi gemette Arthur per la disperazione. Dove?
Davis Street, signore. Ha detto di non aspettarli fino al pomeriggio.
Arthur si morse il labbro, con la mente attanagliata dal panico mentre si affannava a decidere
cosa fare. Il dottore era stato mandato a chiamare, per lo meno. Lanci unocchiata al padre,
osservandone il pallore cereo e il respiro affannoso. Poi si rivolse di nuovo alla domestica.
Porta quaggi delle coperte. Poi va a Davis Street e cerca mia madre. Dille di tornare qui il
prima possibile. Dille che ho mandato a chiamare il dottore. Capito?
S, signore.
Allora va!. Giratosi verso il padre, Arthur cominci a sbottonargli la giacca e gliela sfil da
sotto la schiena, poi gli tolse il fazzoletto di seta dal collo e apr il primo bottone della camicia. Per
tutto il tempo suo padre rimase floscio come una bambola di pezza e gli unici segni di vita erano i
respiri affannosi e il debole battito avvertito al collo. Arthur us la giacca per coprirlo e poi and ad
accendere il fuoco nel caminetto.
Sarah torn con coperte e cuscini e sollev con cautela il capo del padrone per sistemare i
cuscini sul bracciolo della poltrona. Poi gli mise una coperta sul corpo.
Grazie. Arthur riusc a sorridere riconoscente. Adesso va a cercare mia madre.
Lei annu e corse via. Le fiamme crepitavano e sibilavano nel focolare man mano che il fuoco
prendeva vita e, prima di chiudere la grata, Arthur vi aggiunse dei pezzi di carbone. Poi torn da suo
padre a controllargli i segni vitali e gli rimbocc la coperta attorno al corpo immobile prima di
precipitarsi nellingresso e aprire la porta. Il dottor Henderson abitava a pi di due miglia di distanza e
OShea non poteva essere gi arrivato a destinazione, cos Arthur si sedette ad aspettare accanto al
padre. Il fuoco aveva scaldato la stanza e il viso del padre aveva ripreso un po di colore, ma il respiro
era ancora affannoso e Arthur desider con tutto se stesso che il dottore arrivasse il prima possibile.
Finalmente, una buona mezzora dopo che OShea era partito, passi risalirono i gradini esterni
ed entrarono in casa. Arthur balz su e corse alla porta.
Da questa parte!.
Spiacente, signore, ansim OShea. Rotta la ruota della carrozza. Sul marciapiede a Park
Row. Abbiamo fatto a piedi il resto della strada.
OShea si fece da parte rispettosamente e lasci passare il dottor Henderson. Il medico stringeva
una logora borsa nera e aveva la faccia rossa per la fatica di correre al capezzale del suo paziente.
Dov? Lo vedo. Fatevi da parte, giovanotto.
Entr nella stanza e pos la borsa accanto alla poltrona. Prese la mano di Garret e gli controll
il polso. Poi si rivolse a Arthur. Il vostro uomo mi ha spiegato quanto sapeva della situazione. Vostro
padre  un dannato sciocco. Riposo, gli avevo raccomandato. Non dannati sforzi atletici.  una fortuna
che sia ancora vivo. A malapena, ma pur sempre vivo. Bene, avete fatto la vostra parte, giovanotto.
Adesso lasciatelo alle mie cure. Per la prima volta, guard dritto verso Arthur e vide la paura e
lagitazione sul volto del ragazzo. Il suo tono si addolc. Avete agito bene. Adesso non c altro che
potete fare. Vostro padre  in buone mani e potete stare certo che far il possibile per lui. Strizz
locchio al giovane. Andate a bere qualcosa. Dite alla vostra cuoca che vi ho prescritto una tazza di
cioccolata con un goccio di rum.
S, signore. Arthur diede un ultimo sguardo spaventato al padre e lasci la stanza,
chiudendosi la porta alle spalle. Ignor le cucine e si diresse invece al salotto di rappresentanza, dove si
sedette vicino alla finestra ad aspettare il ritorno della madre e dei fratelli. Drizz le orecchie per
cogliere qualsiasi cosa proveniente dal salottino, ma non ud nulla.
Le ore passarono lente. Poi arriv mezzogiorno e ancora nessun segno di sua madre. Pass
unaltra ora e poi finalmente vide Sarah voltare in tutta fretta langolo, seguita a ruota dagli altri. Arthur
si alz e and adagio alla porta, non sapendo cosa dire n come reagire. Temeva il peggio ma non
voleva che gli altri glielo leggessero sul volto. Perci inghiott la preoccupazione e si sforz di
assumere unespressione calma quando sent i passi correre lungo il marciapiede e poi sui gradini. Sua
madre aveva superato Sarah. Si precipit verso di lui e lo afferr per una spalla.
Dov?
Nel salottino, madre. Arthur vide che le tremavano le labbra.
ȅ ancora vivo?
S. Lo era quando il dottore  arrivato.
Il dottore  qui?.
Arthur annu. Lho mandato a chiamare immediatamente.
Bravo ragazzo.
Arrivarono anche Gerald, Anne e Henry, questultimo mano nella mano con Sarah e rosso in
viso per la stanchezza e le lacrime. La madre di Arthur si rivolse a Sarah. Porta i bambini su in camera
e occupati di loro, per favore.
S, signora.
Lasciati i bambini alle cure della domestica, Anne fece una breve pausa per riprendere fiato e
ricomporsi e infine entr nel salottino, chiudendosi la porta alle spalle.
Nellingresso, i tre bambini e la domestica rimasero a guardarla in silenzio. Poi Sarah toss e si
costrinse a sorridere. Andiamo a giocare. Conosco dei giochi simpatici. Ci divertiremo.
Sarah?. Gerald parl con voce sommessa. Il pap morir?
Morire?. Sarah inarc le sopracciglia. Certo che no, mio caro! Il dottore  qui. Ci penser lui
a farlo guarire. Star benone in men che non si dica. Adesso andiamo, chi vuole fare un gioco?.
Senza aspettare risposta, li spinse su per le scale e, raggiunta la camera, tir fuori la prima
scatola che trov nellarmadio dei giochi: una collezione di soldatini di latta che raffiguravano le
fazioni coinvolte nella guerra nelle colonie americane.
Perfetto!. Sorrise. Ora, se trovassimo delle biglie.
Mentre i quattro fratelli aspettavano, la domestica rovist nellarmadio e trov un sacchetto di
feltro pieno di biglie di porcellana.
Adesso ci serve un campo di battaglia. Questo tappeto andr bene. Forza, Arthur, aiutatemi. Se
ci mettiamo sotto qualche scarpa, possiamo fare delle colline.
Perch?
Perch? Santo cielo, le colline devono esserci. Non sarebbe affatto come il mondo reale!.
A furia di lusinghe, fece in modo che tutti la aiutassero a creare la rozza approssimazione di una
vallata bordata da colline e poi disposero le truppe su ciascun lato. Quando tutto fu pronto, Sarah si
schier con Gerald e Henry, mentre Arthur prese la sorella, Anne, e si accovacciarono da un lato del
tappeto, dove lesercito delle giubbe rosse era schierato lungo un crinale, formato da camicie da notte
arrotolate e infilate sotto il tappeto. Sarah distribu alcune biglie a testa e spieg le regole: ognuno
sparava a turno, colpendo la biglia con indice e pollice, e la fazione con lultimo uomo a restare in piedi
aveva vinto. Sarah si dimostr unesperta con le biglie e la prima battaglia si concluse in fretta. Una
clamorosa vittoria per lesercito coloniale dalle giubbe blu. E lo stesso fu per la seconda battaglia.
Lorgoglio di Arthur era piccato dalle sconfitte e, dopo la seconda, guard Sarah.
Siete i primi a schierarvi.
Molto bene, signorino Arthur.
Lei, Gerald e Henry schierarono le loro forze lungo il crinale opposto, proprio come prima,
mentre Arthur e la sorella aspettavano con pazienza. Poi, quando lultimo soldato coloniale fu
sistemato, Arthur cominci a disporre le proprie truppe. Solo che, stavolta, le giubbe rosse erano
schierate dietro la cima della collina.
Ehi, protest Sarah. Cos non vale!.
E invece s. Arthur le sorrise. Sono ancora sul campo di battaglia. Sto solo approfittando
della topografia.  pi che giusto, visto che tu hai una certa esperienza con le biglie.
Sarah si accigli e poi annu con determinazione. Come volete, padroncino Arthur. Ma noi
vinceremo comunque.
Davvero? Vediamo, allora.
Quando la terza battaglia ebbe inizio, fu subito evidente che le giubbe rosse erano
avvantaggiate. Per quanto si sforzassero, Sarah e i fratelli pi piccoli non riuscivano a mandare a segno
le loro biglie e, alla fine, dovettero ricorrere a lanci alti nel tentativo di raggiungere i soldatini invisibili
dietro al crinale. Ben presto, lultimo pupazzetto blu fu rovesciato e Arthur lanci un grido di trionfo.
Prima che quellesultanza si fosse spenta, si ud un grido penetrante dal piano di sotto. Si ripet
e stavolta riconobbero la voce della madre che urlava: no!.
Anne diede di gomito al fratello e bisbigli: Cos successo, Arthur?.
Lui non rispose subito ma si mise in ascolto delle grida di disperazione che riecheggiavano su
per le scale. Si alz dal pavimento, consapevole degli sguardi degli altri.
Restate qui, disse. Vado a vedere.
Usc dalla camera, attravers il ballatoio e cominci a scendere le scale, mentre una gelida
sensazione di terrore gli serrava il cuore in una morsa. Di sotto, sentiva la madre piangere e il tono pi
sommesso del dottore, che offriva incomprensibili parole di conforto.
Poi ebbe la totale e irrevocabile certezza di ci che era successo e si sent assalire dalle vertigini
al punto che dovette aggrapparsi al corrimano per non cadere dalle scale. La sensazione pass e scese le
altre due rampe fino allingresso. L cera la porta del salottino, chiusa come prima, ma oltre si
avvertiva il pianto di sua madre. Arthur esit, poi abbass la maniglia ed entr. Lei era seduta sul
pavimento accanto alla poltrona, stringendosi la mano del marito contro la guancia. Da un lato cera il
dottore, che la guardava imbarazzato mentre rifletteva sulla sconvenienza di offrire un conforto fisico a
una donna ben al di sopra della sua posizione sociale. Vide Arthur e, con espressione sollevata, si fece
da parte, indicando al ragazzo di aiutare sua madre.
Anne percep la sua presenza e gir la testa verso di lui. Arthur rimase sconvolto
dallanimalesca espressione di cordoglio e dolore che devastava il volto della madre.
Oh, piccolo mio il mio povero bambino. Vieni da me.
Arthur la raggiunse e, quando lei se lo strinse al petto, sent il suo corpo sussultare per una
nuova ondata di dolore. Da sopra la spalla della madre, osserv la faccia del padre. Il corpo era
immobile, abbandonato dal respiro irregolare che laveva tenuto in vita fino a poco prima. Gli occhi
erano chiusi e la testa ciondolava sul petto come se fosse addormentato. Solo le goccioline di sangue
sulle labbra e il davanti della camicia tradivano la malattia che lo aveva finalmente reclamato.
Se n andato, piangeva Anne, singhiozzando nei capelli ondulati del figlio. Se n andato
Ci ha lasciati.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Il funerale di Garret Wesley, conte di Mornington, fu un evento sottotono, anche se moltissime
persone intervennero alle esequie per, cos dissero, portare i loro omaggi. La vedova e i figli, tutti
vestiti di nero, stavano allingresso del cimitero, in attesa di accettare le condoglianze di coloro che
erano intervenuti e si stavano avviando adagio lungo il sentiero ghiaioso.
Guardateli tutti quanti, borbott Richard. Unautentica invasione di locuste. Creditori,
parenti lontani e coloro che si definiscono amici; tutti con la speranza di avere una fetta del bottino.
Basta, Richard. Sua madre gli diede una leggera stretta al braccio. Non  n il momento n il
luogo.
Arthur tir la madre per una manica. Cosa vuol dire Richard? Una fetta del bottino?
Shh, piccolo. Un po di decoro. Sta fermo e china il capo. Come fa Gerald.
Arthur lanci unocchiata al fratello minore, fermo sul bordo del sentiero, la testa bassa e
lespressione seria.
Lo scoprir abbastanza presto, madre, disse piano Richard. Non ha senso nascondergli la
verit e non c niente di cui vergognarsi.
Non c di cui vergognarsi?, sibil la madre. Vedremo come reagirai quando finiremo sul
lastrico.
Madre, replic in tono stanco Richard. Lavete detto voi stessa. Nessuno ci getter in mezzo
a una strada.
Oh, davvero?. Lei lo guard sarcastica. Tuo padre era un vero prodigio nello scialacquare la
fortuna di famiglia. Quegli avvoltoi non hanno nemmeno la decenza di aspettare che il suo sangue si sia
raffreddato sotto terra.
Silenzio, madre, stanno arrivando.
Il vescovo sorrise mentre raggiungeva a grandi passi la famiglia a lutto. Tese la mano a Anne
per prima. Lei gli sorrise.
Milady, posso essere il primo a farvi le mie condoglianze?
Una bellissima funzione. Sono certa che Garret lavrebbe apprezzata.
Il vescovo pass poi al resto della famiglia, offrendo stereotipate parole di conforto con fare
ormai esperto. Poi vennero gli altri partecipanti al funerale: una costante processione di quei membri
della societ londinese che si sentiva sufficientemente toccata per intervenire e non aveva altri impegni
pi pressanti fissati per quella data. Dopo gli aristocratici, fu la volta di compositori e musicisti, alcuni
dei quali furono cos servili che i loro sforzi per non perdere il patrocinio imbarazzarono la famiglia
Wesley. Quando lultimo di essi si fu allontanato, un uomo dalla faccia arcigna si accost a lady
Mornington e chin il capo.
Thaddeus Hamilton, milady.
Oh?.
Luomo sorrise. Ero il sarto del defunto conte. Di Coult and Sons in Davies Street. Forse
ricorderete, avete onorato la nostra attivit con la vostra presenza la primavera scorsa. Quando lei
continu a mostrare di non capire, luomo inarc le sopracciglia. Vostro marito ha acquistato quattro
camicie, e due cappotti, se ricordate.
Ah, s? Mi dispiace tanto, signor Signor.
Hamilton, milady. Thaddeus Hamilton.
Certo. Mi spiace, sembra cos tanto tempo fa.
Ne sono certo, milady.  comprensibile. Il sarto annu. Una tragica perdita. Sono certo che
qualsiasi cosa sbiadisca al confronto con il trapasso di un uomo tanto nobile. Un compositore cos
rinomato. Si lecc le labbra nervosamente. Un cos prezioso cliente Sono convinto che il defunto
conte sarebbe stato tanto gentile da continuare a essere un cliente del nostro negozio e avrebbe regolato
il conto delle camicie e dei cappotti di cui vi ho parlato. Se non fosse stato per le sue tragiche
condizioni di salute negli ultimi mesi di vita.
Lady Mornington lo fiss con freddezza. Grazie per essere venuto a portare i vostri omaggi,
signor Hamilton. Non abbiate timore, pagheremo quanto  dovuto ai creditori del mio defunto marito,
non appena avremo finito di piangerlo.
Il sarto arross. Milady, non intendevo offendere.  solo che abbiamo mandato diversi solleciti
e.
Sarete pagato, signor Hamilton. Buona giornata a voi, signore.
Il sarto non fu che il primo della sfilza di persone che li accost richiedendo il saldo delle loro
fatture e, quando la famiglia torn a casa, la madre di Arthur era furiosa e disperata. And dritta al
salottino, si sedette e si sciolse in lacrime sotto lo sguardo dei figli. Gerald e Henry seguirono
lesempio della madre. Richard li condusse in cucina e dispose che fosse servito loro da mangiare; poi
torn nel salottino. Lady Mornington aveva ripreso il controllo delle proprie emozioni e si stava
tamponando il viso con un fazzoletto di pizzo, mentre Arthur stava accanto a lei, tenendole la mano
libera tra le sue.
Ce la caveremo, madre. Si costrinse a sorriderle. Vedrete.
Lei lo guard. Non essere cos sciocco, Arthur. Non capisci? Siamo nei debiti fino al collo.
Vostro padre ci ha rovinati.
Il sorriso di Arthur sbiad e le sue labbra presero a tremare. Non penso che abbia speso tutto
quel denaro da solo, madre.
Cosa hai detto?. Si gir per guardarlo in faccia, ogni traccia di cordoglio nella sua
espressione sostituita dalla collera. Come osi? Come osi parlarmi in questo modo?
 la verit, ribatt Arthur. Tutti i vostri bei vestiti. I balli a cui andavate mentre lui era
ammalato. Chi ha pagato per quelli, madre? I debiti sono vostri tanto quanto suoi.
Davvero?. Strapp via la mano da quelle del figlio. E la tua istruzione, e i tuoi vestiti e quei
dannati spartiti di cui tuo padre continuava a rifornirti? Immagino che sia stato tu a pagare tutto
quanto.
Smettetela!, intervenne brusco Richard dalla soglia. Tutti e due!. Li raggiunse a grandi
passi e li squadr. I debiti sono una responsabilit di noi tutti. Questo battibecco  inutile, Arthur.
Indic una sedia. Mettiti seduto. Ho bisogno di parlarti.
Richard lo raggiunse sulla lunga panca e, appoggiato il mento sulle mani incrociate, cominci a
spiegare.
Ho esaminato i conti di nostro padre. Ho letto i resoconti dellamministratore delle nostre
propriet in Irlanda e, nel complesso, le finanze della famiglia sono in pessime condizioni. Da quando
ci siamo trasferiti a Londra, abbiamo vissuto di denaro preso in prestito e, da quello che ho visto, non
possiamo permetterci neanche gli interessi, figuriamoci una restituzione del capitale. Non possiamo
permetterci di continuare a vivere in questo modo.
Guard gli altri per assicurarsi che comprendessero lentit della situazione e continu. Per
fronteggiare questa situazione, dovr abbandonare gli studi a Oxford. Questo ci far risparmiare del
denaro. William pu restare dov, per adesso. Sta facendo bene e sarebbe un peccato tarpare il suo
talento in questo momento. Per quanto riguarda voi, madre, dovete sapere che non possiamo pi
permetterci di mantenere una propriet di queste dimensioni n tutto questo personale. Dovrete
prendere delle stanze altrove. Qualcosa a un costo abbordabile.
Lady Mornington fece una smorfia. Immagino che poi insisterai affinch faccia il bucato da
sola. Non ti vergogni, Richard?.
Lui ignor losservazione e continu. Al momento, Anne e Henry possono vivere con voi, ma
ho altri piani per Gerald e Arthur. Si rivolse al fratello. Mi sembra di capire che tu abbia fatto pochi
progressi alla Browns. Da quanto ho saputo sul conto della scuola, la cosa non mi sorprende. Perci ho
deciso di mandare te e Gerald a Eton. Possiamo permettercelo risparmiando sullaffitto. Ma, Arthur,
devi promettermi che approfitterai il pi possibile di una simile opportunit.
E se non volessi andarci?.
Richard fece spallucce. I tuoi desideri non contano nulla. Adesso sono io il capofamiglia e
decider ci che  nel tuo interesse.
Capisco.
Bene. Allora siamo daccordo.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Brienne, 1782.
.
Napoleone pos lentamente la lettera del padre sulla scrivania della biblioteca. Era domenica
mattina e non cera nessuno nella sala. Da fuori arrivavano i suoni smorzati degli altri allievi che
giocavano nel cortile. Aveva nevicato durante la notte e un fitto strato di bianco brillante copriva il
brullo paesaggio di Brienne. Anche in quel momento una nuova spruzzata di fiocchi mulinava davanti
alla finestra. Napoleone sentiva il cuore carico di disperazione.
Un mese prima, Napoleone ne aveva finalmente avuto abbastanza degli scherzi e altre piccole
crudelt di cui Alexandre de Fontaine e i suoi amici continuavano a farlo oggetto senza piet. Anche se
non si erano ripetuti episodi come quello delle stalle, il solo pensiero lo riempiva di terrore, disgusto e
amaro odio per gli aristocratici senza volto responsabili del suo tormento. Poco prima di Natale, si era
deciso ad agire.
Aveva scritto una lunga lettera al padre. In essa spiegava la situazione nel modo pi delicato
possibile, dal momento che non voleva che il genitore si rendesse conto della vergogna che lo assillava.
Sarebbe stato un atto di gravissima scortesia spingere il padre a pensare che il figlio si vergognava della
posizione sociale della sua famiglia, anche se la verit era proprio quella. Perci Napoleone aveva
cercato di esprimersi nei termini pi pragmatici possibile. Aveva scritto di tutte le attivit dalle quali
era escluso per via della sua situazione finanziaria. Aveva spiegato che il logorio della vita del collegio
si ripercuoteva pesantemente sui suoi indumenti e che, senza denaro, non poteva sostituire i vestiti lisi e
pertanto era arrivato a sembrare uno straccione. Temeva di fare poco onore alla sua famiglia e che ci
potesse riflettersi in modo negativo su di loro. Si sentiva in colpa per questo. Di conseguenza,
Napoleone si vedeva costretto a chiedere che il padre provvedesse per lui il pagamento di una diaria pi
sostanziosa o che lo ritirasse da Brienne per essere educato in patria, dove si sarebbe adattato meglio e
avrebbe fatto molto pi onore alle tradizioni nobiliari della famiglia.
La risposta da Ajaccio era stato un reciso rifiuto. Suo padre gli scriveva che non aveva altro
denaro da destinargli. Essere un gentiluomo non era una questione di soldi e se solo Napoleone si fosse
comportato nel modo giusto, nel modo che si addiceva a un gentiluomo, allora suo padre era convinto
che avrebbe avuto successo a Brienne. Dentro di s, Napoleone maledisse il genitore per non aver letto
tra le studiate righe della lettera lo strazio della vita che era costretto ad affrontare suo figlio a scuola.
Forse avrebbe dovuto usare una maniera pi diretta, in modo che luomo potesse comprendere labisso
della sua infelicit. Unaltra lettera, dunque? Napoleone prese in considerazione lidea per un momento
e poi la respinse. Lavrebbe fatto apparire ancora pi debole e patetico agli occhi del padre.
Lopportunit di un appello efficace era ormai perduta. A Napoleone non restava che approfittare
quanto pi poteva della situazione.
Distinto, le sue dita si chiusero attorno alla risposta del padre, accartocciando il foglio in una
palla di carta. Napoleone si gir e, presa la mira verso il cestino dei rifiuti, lanci. La palla colp il
bordo del cestino e cadde sul pavimento.
Bonaparte! Raccoglietela!.
Napoleone sobbalz sulla sedia nel sentire quella voce e si gir a guardare dietro di s. Padre
Dupuy era appena entrato in biblioteca per controllare chi aveva preso in prestito i libri quella mattina.
Raccogliete quella carta!.
S, signore!. Napoleone balz gi dal suo sgabello. Corse a prendere la lettera accartocciata e
la gett nel cestino.
Mi dispiace, signore. Non accadr pi.
Padre Dupuy, abituato al malumore del ragazzo corso e ai suoi scatti di collera, rimase sorpreso
dalla mite replica.  successo qualcosa?
No, signore.
Cosera quel foglio?
Era personale, signore.
Sar io a giudicarlo. Mostratemelo.
Era impossibile disubbidire. Napoleone recuper la pallina di carta e la depose nel palmo teso
dellinsegnante. Mentre il ragazzo stava fermo davanti a lui, padre Dupuy spieg con cura il foglio e ne
lesse il contenuto. Quando ebbe finito, restitu la lettera a Napoleone.
Sedetevi.
Napoleone scost la sedia e si mise seduto, le spalle flosce e cascanti mentre guardava mesto
linsegnante dallaltro lato della scrivania. Padre Dupuy prese posto di fronte a lui e, incrociate le
braccia, ricambi lo sguardo del ragazzo.
Mi sembra di capire che volete lasciarci, Bonaparte.
Napoleone annu. S, signore.
Capisco. Padre Dupuy osserv il ragazzo per un momento prima di continuare. Sareste uno
sciocco a lasciare Brienne, Napoleone. Questo istituto  lunica opportunit di ascesa sociale per le
persone come me e voi.
Signore?
Questo. Agit la mano attorno a s. Il collegio.  uno dei pochi posti in Francia dove le
persone con le nostre origini possono avere successo. Per quanto riguarda gli aristocratici, una volta
che lasciano Brienne e qualche parente trova loro una bella posizione comoda e ben pagata, avranno il
coltello dalla parte del manico. Fece spallucce.  cos che le cose vanno qui in Francia. Dovete farci
labitudine, Napoleone. Altrimenti il peso di questa ingiustizia vi far impazzire.
Napoleone si irrit. Ma non  giusto, signore. Io sono migliore di loro. Di gran lunga migliore
di loro. Perch dovrei sopportare di essere un loro subalterno?
Perch non potete farci niente. Non posso farci niente neanche io. Questa  la maledizione
della nostra classe sociale, Bonaparte. Credetemi, so come vi sentite. Malgrado indossiate la medesima
uniforme, mangiate alla stessa tavola e studiate nella stessa aula, sentite che c un abisso tra voi e loro.
Si fa sentire nel momento in cui aprono bocca. Parlano in modo diverso, pensano in modo diverso e
vivono in modo diverso. Voi state l, a desiderare tutto ci che hanno. Eppure sapete che non sar mai
possibile. Perci, accettiamo che il mondo  ingiusto. Cosa potete farci?.
Napoleone si strinse nelle spalle. Posso cambiarlo.
Da solo?  pretendere tanto da un solo uomo.
Napoleone sorrise.  gi stato fatto in passato, signore. Ho studiato abbastanza la storia per
saperlo. Alessandro, Cesare, Augusto hanno preso il mondo e lhanno plasmato secondo le loro
convinzioni.
Lo so. Il primo  morto giovane, il secondo fu tradito e ucciso da uomini che considerava
amici e lultimo ha trasformato la sua repubblica in una tirannia. Non li riterrei validi modelli da
seguire. Inoltre, erano tutti aristocratici, Bonaparte. Ulteriore prova che la storia non  che la storia
della loro classe. Sorrise. Oppure aspirate al loro status? Pensate di poter essere un uomo del
destino Ebbene?.
Napoleone arross. Trovava estremamente imbarazzante parlare in quel modo aperto delle sue
ambizioni pi vive e private. Nonnon sta a me dirlo, signore. Siamo i servitori del destino.
No, non lo siamo. Padre Dupuy scosse mesto la testa. Siamo i servitori di sciocchi come
Alexandre de Fontaine.  compito loro fare la storia. Noi siamo solo la materia prima usata nel
processo. Guard con attenzione Napoleone, aspettando la sua replica.
Io non sono materia prima, signore. Sono meglio di questo. Penso che il mio andamento
scolastico ne sia la dimostrazione.
Lo so, Bonaparte. Ho seguito con attenzione i vostri progressi. Sorrise. Immagino che mi
vediate semplicemente come un insegnante.  quello che sono, ma ho anche altri interessi e mi piace
promuovere il talento, in qualsiasi classe sociale mi capiti di trovarlo. Sareste sorpreso di sapere che
esistono degli aristocratici che la pensano come voi riguardo questa situazione.
Napoleone era scettico. Davvero? Non ne ho ancora conosciuti.
Oh, non dovreste giudicare la Francia solo in base a questo istituto. Dopo tutto, non  altro che
un istituto. Se volete incontrare le grandi menti del nostro tempo, dovete andare a Parigi.
Pensate che riuscirei a ottenere qualcosa, signore?. Napoleone sent lanimo alleggerirsi. Per
la prima volta dallarrivo a Brienne, sentiva che qualcuno lo stava prendendo sul serio. Era come se il
potenziale di cui era consapevole fosse finalmente riconosciuto.
Padre Dupuy annu. Credo di s. A essere sinceri, ho pensato che eravate un piccoletto precoce
quando siete arrivato a Brienne. Ma adesso vi conosco abbastanza bene da rendermi conto che avete
una mente di prima qualit. Malgrado lo scarso andamento in gran parte delle mie materie.
Napoleone rise. Era vero. Malgrado avesse ormai una buona conoscenza del francese, pur senza
perdere laccento corso, non raggiungeva che la mediocrit in latino ed era pessimo nel tedesco, lingua
che gli faceva pensare a qualcuno che faceva gargarismi e sputava ghiaia. Mi dispiace, signore. Mi
impegner di pi.
Dovreste farlo, s. Padroneggiare pi lingue  una dote vitale. A volte durante la traduzione si
perde ben pi che il significato.
Napoleone annu. Pensava di capire il senso del discorso. Forse no. La soluzione era ovvia: a un
certo punto gli uomini sarebbero stati costretti a parlare la stessa lingua.
Tuttavia, Bonaparte, la vostra comprensione della storia  eccellente e siete una sorta di
prodigio in matematica. Ma, devo confessarlo, la vostra caratteristica pi notevole  la forte personalit.
Certo,  anche il vostro pi grande difetto. Fareste bene a tenerlo a mente.
Napoleone aggrott la fronte. Non riteneva di avere forza di volont. Non aveva mai visto le
cose da quella prospettiva. Anzi, era sempre stato sorpreso dalle mancanze che riscontrava negli altri.
Attribuiva lincapacit dei compagni a comprendere un principio matematico alla pigrizia o a una certa
intenzionale stupidit, cos tipica di quegli aristocratici. Allo stesso modo, aveva pensato che quelli che
riusciva a piegare alla sua volont, lo facessero per debolezza di carattere. Lidea che fosse
intrinsecamente migliore degli altri lo divert per un momento prima di cominciare a sedimentare nella
sua mente. Forse era superiore a certe persone alla maggior parte delle persone. Era unaffermazione
allettante, che giustificava implicitamente la validit delle sue opinioni rispetto a quelle altrui.
Cosa intendete fare della vostra vita?, gli domand padre Dupuy. Quando avrete lasciato
Brienne.
Non ho deciso, signore. Mio padre pensava che potrei arruolarmi.
Allora dovrete aggiudicarvi un posto presso la Regia Scuola Militare di Parigi.
Napoleone lo guard entusiasta. Quando posso fare domanda per la Scuola Militare,
signore?.
Padre Dupuy serr le labbra mentre rifletteva. Lispettore scolastico fa le sue valutazioni in
autunno per le ammissioni dellanno successivo. Let minima per essere ammessi  quindici anni.
Questo vi d meno di due anni a partire da adesso. Dubito che sarete pronto per allora.
Lo sar, signore. Vi do la mia parola.
Bene. Fino ad allora, dovrete tollerare questi aristocratici. Dovrete imparare che potete
compensare il denaro che vi manca con altre doti. Avete un potenziale che nessuna quantit di denaro
pu comprare, Bonaparte. Si protese sul tavolo e diede un buffetto sul petto del ragazzo. Adesso
uscite a divertirvi. Non so voi, ma trovo che la neve abbia qualcosa che mi rinfresca lo spirito e mi fa
sentire due volte pi forte e con la met degli anni. Perci, andate!.
S, signore. Napoleone spinse indietro la sedia e si alz. Infilandosi in tasca la lettera
accartocciata del padre, si avvi alla porta. Poi si ferm, si gir a guardare padre Dupuy e gli sorrise
riconoscente. Grazie, signore.
Ancora una cosa, Napoleone.
Signore?
Se vedete Alexandre de Fontaine l fuori, assicuratevi di tirargli una palla di neve da parte
mia.
Napoleone rise. Potete contarci!.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Uno spesso strato di neve ricopriva il terreno ma cerano gi centinaia di impronte di ragazzi
che avevano scorrazzato per tutto il cortile. Napoleone si avvolse la sciarpa attorno al collo e ne infil i
capi dentro al pastrano. Messi anche i guanti, si avvi a grandi passi verso i ragazzi che stavano
giocando nel campo, piccole figure scure su un paesaggio in bianco e nero. Avvicinandosi, vide che
qualcuno si era radunato in un angolo per lanciarsi palle di neve e le loro stridule grida di eccitazione
erano attutite da quel manto bianco.
Ehi! Napoleone!.
Vide Louis de Bourrienne fargli segno dai margini della battaglia. Napoleone si avvi verso
lamico, facendo scricchiolare la neve sotto gli stivali. I ragazzi nellangolo del campo avevano
interrotto la battaglia e adesso si erano riuniti in cerchio. La voce stridula di Alexandre grid loro di
fare silenzio quando Napoleone raggiunse lamico e lo salut con un rapido cenno del capo.
Cosa succede?
Alexandre vuole organizzare qualcosa. Fare una vera battaglia.
Vuole una battaglia, eh?. Meditando, Napoleone si fece strada nella calca fino a che nessuno
dei ragazzi pi alti pot bloccargli la visuale. In uno spazio aperto al centro del gruppo, cera la figura
imperiosa di Alexandre de Fontaine.
Avremo due fazioni. A ciascun lato del campo. Possiamo preparare le difese fino a quando
lorologio del collegio suoner le dodici. A quel punto la battaglia avr inizio.
E come sapremo quando  finita?, domand qualcuno.
Alexandre riflett per un momento. Dovremmo avere degli stendardi. Vince chi cattura per
primo lo stendardo dellaltra fazione. Si guard attorno e allung la mano verso uno dei ragazzi pi
vicini. La tua sciarpa. Dammela.
Ma, Alexandre, fa freddo. Mi serve.
Ti ho detto di darmela. Tese la mano. Subito.
Laltro si affrett a sciogliersi la sciarpa gialla dal collo e la consegn ad Alexandre.
Questultimo sorrise. Bene. Adesso ce ne serve unaltra. Pass in rassegna i ragazzi e ferm lo
sguardo su Napoleone. La tua. Il rosso  un bel colore. Prender la tua.
Molto bene, replic Napoleone. Ecco. A condizione che non saremo dalla stessa parte.
Alexandre rise. Se pensi che combatterei al fianco di un villano corso, allora sei molto pi
sciocco di quanto credessi. Certo che saremo avversari. Anzi, ti nomino generale dellaltra fazione. Io
guider la mia.
Napoleone fece spallucce. Naturalmente.
Alexandre fece la conta dei presenti, scegliendo i suoi amici e gran parte dei ragazzi pi grossi,
e lasci il resto a Napoleone. Si avvicin allavversario e ghign. Fino a mezzogiorno, corso. Poi la
battaglia comincia e non ci sar piet.
Non me ne aspetto nessuna, replic Napoleone in tono pacato. E neanche tu dovresti.
Parole coraggiose. Vediamo se ne sarai allaltezza. Alexandre spinse la sciarpa gialla nelle
mani di Napoleone e si rivolse al suo seguito. Forza! Laggi!.
Mentre si allontanavano, Napoleone sorrise e poi si volt verso la propria fazione. Erano quasi
in cinquanta radunati attorno a lui. Not allistante lespressione incerta su gran parte dei loro volti. Si
capiva che alcuni erano infastiditi di essere stati messi sotto il suo comando e Napoleone si rese conto
che doveva agire in fretta per stabilire la propria autorit.
Difese. Avremo bisogno di buone difese. Cominciate subito a fare massi di neve. Portateli
allangolo del campo.  l che faremo le nostre fortificazioni. Al lavoro!. Molti di loro obbedirono ma
qualcuno rimase a guardarlo accigliato. Gli occhi di Napoleone lampeggiarono dira quando fece
scattare il braccio in avanti. Muovetevi!.
Quando obbedirono, Napoleone tir un sospiro di sollievo. Poi cerc lamico. Louis! Vieni
qui. Aiutami a fare le munizioni.
I due lavorarono in fretta, creando compatte sfere di neve che disposero lungo il muro che
Napoleone aveva scelto come loro base. Quando i primi della sua fazione arrancarono verso langolo
del campo spingendo i loro massi di neve, Napoleone lasci Louis a continuare con la palle di neve e
and a dirigere la costruzione delle difese.
La prima linea di difesa era un arco perpendicolare allangolo del campo. Davanti a esso,
Napoleone aveva lasciato un varco e poi aveva fatto costruire altre due linee di massi di neve, interrotte
da due stretti varchi che portavano allo spazio aperto di fronte al primo muro. Gettate le fondamenta,
furono ammonticchiati altri massi e gli spazi tra loro vennero riempiti da neve sfusa e compattata per
creare una superficie solida e regolare. Strappato da un albero un lungo ramo quasi dritto che sporgeva
sul muro, Napoleone annod un capo della sciarpa gialla a unestremit e piant lo stendardo dietro al
primo muro in modo che fosse bene in alto.
Cos lo vedranno subito, osserv Louis.
Lidea  quella, replic lamico tranquillamente. Sar dura per loro resistere.
Napoleone lanci unocchiata allorologio della torre. Manca un quarto dora. Siamo quasi
pronti. Ancora qualche masso da sistemare e poi dar lordine ai nostri uomini.
Uomini?. Louis lo guard divertito. La stai prendendo un po sul serio, vero?  solo un
gioco.
Gioco?. Napoleone serr le labbra. Questo  vero. Ma lo scopo di un gioco non  cercare di
fare del proprio meglio per vincere?
Pensavo che lo scopo di un gioco fosse divertirsi, replic pacato Louis.
Napoleone gli scocc un sorriso. Il divertimento sta nella vittoria. Adesso rimettiti al lavoro
con quelle palle di neve. Voglio ancora pi riserve dentro le mura. Forza, Louis. Non abbiamo molto
tempo.
Mentre gli altri ragazzi davano i tocchi finali alle difese, Napoleone si ritir dietro al primo
muro e cominci a preparare la sua scorta speciale di palle di neve. Accertatosi di non essere osservato,
stacc pezzetti di pietra dai muri e vi compatt attorno della neve; poi dispose le palle in una fila ai
piedi del muro, proprio davanti allo stendardo. Quando ebbe finito, usc nello spazio aperto al centro
delle sue difese, fece un respiro profondo e chiam i compagni attorno a s.
Aveva unidea approssimativa della tattica che voleva adottare nellimminente battaglia e,
mentre parlava, si rese conto che gli altri ragazzi, perfino quelli che prima avevano cercato di
contestare la sua autorit, lo stavano ascoltando con attenzione e annuivano concordi con le sue idee.
Dentro di s, Napoleone si sent gonfiare dorgoglio e prov unimmensa gioia per il piacere di essere
al comando, di esercitare la sua volont sugli altri. Quando ebbe finito, incroci le braccia. Conoscete
gli ordini. Aspettate il segnale, agite con precisione e la giornata  nostra. Daremo ad Alexandre de
Fontaine una batosta che non dimenticher presto!.
A quelle parole, qualcuno esult e lacclamazione fu ripresa dal resto dei ragazzi che
circondava la figura minuta in mezzo a loro. Per un istante, Napoleone fu tentato di palesare la sua
gioia ma, adesso che era un capo, doveva dominare le emozioni. Doveva mostrare una maschera di
compostezza. Perci si limit ad annuire, lasci loro un momento di stridula esultanza e infine alz un
braccio per zittirli. Poi, grid: Ai vostri posti!.
Quando lorologio scocc le dodici, un breve silenzio cal sul campo. Anche coloro che non
partecipavano, si accinsero a osservare la battaglia. Un gruppetto di insegnanti che aveva visto i ragazzi
costruire le rispettive fortificazioni, si avventur fuori per assistere allevento. Dal lato opposto del
campo, part uno stridulo grido di sfida indirizzato verso Napoleone. Il ragazzo sorrise cupo, si port le
mani attorno alla bocca e url il suo primo ordine.
Ricognitori!.
Un gruppetto di ragazzi, scelti per la loro velocit, avanzarono tra gli stretti varchi nel muro
esterno. Il pi lesto portava lo stendardo che Napoleone gli aveva affidato mentre risuonava lultimo
scampanio. Si sparpagliarono per il campo e avanzarono verso il fronte di Alexandre, stringendosi al
petto una manciata di palle di neve. Esaminando le difese avversarie, Napoleone rimase deluso dalla
loro semplicit. Alexandre non aveva fatto altro che erigere un terrapieno circolare con ununica entrata
principale. Al di sopra del muro, Napoleone distingueva le piccole teste nere della squadra di
Alexandre e, pi oltre, vide la sottile linea rossa della sua sciarpa che, legata a un bastone, veniva
sventolata da una parte allaltra. Non era certo una difesa formidabile, ed era inutile, dal momento che
Napoleone non aveva alcuna intenzione di mandare allassalto i ragazzi pi piccoli e deboli della sua
squadra. In punta di piedi, reggendosi con le mani alla cima del muro interno, allung il collo per
seguire i ricognitori.
I ragazzi avanzavano senza sosta attraverso il campo, con lo stendardo giallo a una certa
distanza nelle retrovie. Quando si avvicinarono alla fortificazione di Alexandre, le prime palle di neve
piovvero dalle difese nemiche e caddero innocue a diversi passi dai loro bersagli. I ricognitori si
avvicinarono ancora di pi, preparandosi a lanciare le proprie munizioni al di l del muro. Sembrava,
tuttavia, che laltra squadra non riuscisse ancora a colpirli. A quel punto, Alexandre fece scattare la sua
trappola.
Un improvviso turbinio di palle di neve si abbatt sugli avversari che erano stati attirati nel
raggio dazione nemico. Ma Napoleone aveva previsto un trucco tanto scontato e non pot fare a meno
di sorridere. Con un cupo ruggito, laltra squadra usc dalla lontana fortificazione e si lanci nella neve
verso i ricognitori di Napoleone. Ma questi stavano gi facendo dietrofront e fuggendo, facendo ritorno
alla propria base. Mentre correvano, alcuni si fermarono a lanciare con rapidit le palle rimanenti prima
di mettersi al riparo. Altri mollarono le munizioni e fuggirono. Il ragazzo con lo stendardo svolse il suo
ruolo come un professionista, fuggendo dagli inseguitori veloce ma non troppo, in modo che
continuassero la loro carica nella cieca speranza di catturare lo stendardo giallo e aggiudicarsi la
vittoria in un colpo solo.
Ecco che arrivano!, grid Napoleone. Tenetevi pronti!.
I ragazzi della squadra presero le palle di neve e si prepararono a lanciare. I primi ricognitori si
stavano gi precipitando tra i varchi nel muro, raggiungendo le estremit della prima linea di difesa e
schierandosi a ciascun lato di Napoleone e Louis. Il portavessillo fu lultimo a entrare: prese subito
posto alle spalle di Napoleone, da l sollev in alto lo stendardo e lo agit adagio da una parte allaltra
per schernire la squadra di Alexandre.
Al di l del muro esterno, un folto gruppo di ragazzi era ormai a poca distanza dalla
fortificazione e stava lanciando palle di neve ai difensori. Seguendo le istruzioni di Napoleone, i suoi
compagni cominciarono a rispondere al fuoco, ma in un modo molto pi lento e impreciso che provoc
un ruggito di trionfo e disprezzo da parte dei seguaci di Alexandre. La vista acuta di Napoleone
individu rapidamente il loro capo che si faceva largo verso la prima linea e sollevava lo stendardo
rosso che reggeva in una mano. Indic la sciarpa gialla allinterno delle mura di neve, urlando ai suoi
ragazzi di andare alla carica e catturarla.
Con un grido acuto, si lanciarono in avanti, diretti ai due varchi nel muro esterno. Li
attraversarono in massa e avanzarono, per poi ritrovarsi di fronte al primo baluardo che Napoleone
aveva fatto costruire.
Colpiteli!, url Napoleone, lasciandosi andare per un momento, preso dalla foga ora che la
battaglia stava raggiungendo il culmine. Fuoco! Fate fuoco!.
A ciascun lato, i suoi compagni scaricarono una grandinata di palle di neve, urlando di gioia a
ogni bersaglio colpito. Man mano che si accalcavano nello spazio aperto, pressando le file di quelli che
li avevano preceduti, gli avversari costituivano un facile obiettivo e le palle di neve li bersagliavano da
ogni direzione a bruciapelo. Alcuni dei pi coraggiosi non si proteggevano la faccia e cercavano di
colpire i ragazzi che sbucavano da sopra le mura attorno a loro. Napoleone fece un respiro e sbirci da
sopra il muro. Vide che quasi tutto il gruppo di Alexandre era ormai oltre la prima linea di difesa e apr
la bocca per gridare lordine successivo. In quel preciso istante, cristallo bianco e polveroso gli esplose
sulla guancia e il violento impatto lo ridusse momentaneamente al silenzio.
Poi, tirando un brusco respiro, grid al di sopra del frastuono della battaglia. Massi, adesso!.
I ragazzi in attesa dellordine presero a spallate i grossi massi di neve, che erano posizionati a
ciascun lato dei varchi, e li fecero rotolare in avanti per chiudere gli spazi e intrappolare gli avversari
tra le due fortificazioni. Adesso Alexandre e i suoi erano bloccati, senza via duscita, e quel po di neve
che restava sul terreno fangoso non poteva essere usata come munizione da lanciare contro il nemico.
Accanto a Napoleone, Louis rideva di gioia mentre scagliava una palla di neve dopo laltra
contro gli avversari. Napoleone gli lanci unocchiata e vide che era concentrato sullazione al di l del
muro. Si chin a raccogliere alcune delle sue speciali palle di neve e, tenendosele contro il petto, ne
scelse una e cerc Alexandre. Laltro capo si guardava attorno sgomento, proteggendosi la testa con un
avambraccio. Napoleone prese la mira e lanci. Imprecando sottovoce, vide la palla di neve colpire alla
testa un ragazzo dietro ad Alexandre; ci fu un urlo di dolore quando la pietra allinterno del proiettile
gli apr uno squarcio nella tempia. Napoleone prese di nuovo la mira e lanci. Stavolta and a segno e
la palla di neve si abbatt sullattaccatura del naso di Alexandre. Con un urlo che Napoleone ud
chiaramente, laristocratico si accasci a terra, tenendosi le mani sul naso. La sciarpa rossa cadde tra i
compagni al suo fianco. Napoleone scaric allistante il resto della sua speciale scorta, colpendo e
ferendo altri due ragazzi prima di esaurire le riserve. Le grida di quelli che erano stati feriti
scoraggiarono gli altri, che fecero dietrofront e corsero via, aprendosi un varco a calci tra i massi di
neve per fuggire.
Lasciati di corsa gli edifici scolastici, gli insegnanti si precipitarono nel campo, allarmati dalle
grida di dolore allinterno della fortificazione di Napoleone.
Era chiaro che la battaglia fosse finita e Napoleone si arrampic sul muro di neve,
sgretolandone un pezzo mentre ricadeva sul terreno dallaltro lato. Si rimise in piedi e corse dove
Alexandre era in ginocchio, con una mano serrata sul naso mentre sangue rosso vivo gocciolava sul
fango davanti a lui. Con laltra mano cercava a tentoni il rametto al quale aveva legato la sciarpa rossa.
Oh, no, non lo farai!. Napoleone balz al suo fianco e calc lo stivale sulle dita di Alexandre.
Quella  mia!.
Mentre Alexandre tirava via le dita, Napoleone afferr lo stendardo e lo tenne ben stretto contro
di s. Tuttintorno ud le grida di esultanza dei compagni e, un istante dopo, la gloria della vittoria lo
travolse e si sent pervadere dalla gioia di aver vinto. Lanci unocchiata a Alexandre e vide che laltro
lo stava guardando con occhi carichi di odio puro. Tutto lo scherno e i tormenti patiti per mano di quel
giovane aristocratico si dissolsero quando abbass lo sguardo sprezzante sul nemico sconfitto.
La vittoria  mia, direi.
Me la pagherai, corso. Sei stato tu a lanciarmi il sasso.
Dimostralo. Napoleone prese lo stendardo, lo premette contro lo stomaco di Alexandre e lo
spinse allindietro nella fanghiglia. Poi lo rialz e lo punt al volto del suo nemico; ma, prima che
potesse colpirlo, qualcuno gli blocc il braccio.
Fermo!, gli sibil Louis allorecchio. Cosa pensi di fare?
Vae victis, sogghign Napoleone rivolto ad Alexandre. Lasciami il braccio. Se l cercata.
No! Ne ha avuto abbastanza, Napoleone.  solo un gioco, ricorda. E tu hai vinto. Limportante
 questo. Adesso  finita.
Non  finita, scatt Napoleone. Pensi che questo ripaghi tutto quello che mi ha fatto?.
Louis si accigli. Non farlo, Napoleone. E poi,  troppo tardi. Guarda.
Louis indic in direzione del campo e Napoleone vide che gli insegnanti pi agili si erano gi
fatti strada oltre il muro esterno. Quando raggiunsero lo spazio compreso tra le mura e videro la ventina
di ragazzi storditi e quelli bersagliati dalle speciali munizioni di Napoleone, apparvero inorriditi e poi
furiosi.
Cosa sta succedendo qui?. La voce del direttore arriv dallaltro lato delle mura. Poco dopo,
apparve, trafelato per lo sforzo, la faccia avvolta dai brevi tentacoli di fumo che gli uscivano dalla
bocca. Chi  il responsabile di questo bagno di sangue? Siete stato voi, Bonaparte?
Io, signore?. Napoleone scosse il capo e indic Alexandre, ancora disteso nel fango e senza
fiato.  stata unidea di de Fontaine, signore. Chiedetelo a lui.
Il direttore scrut sospettoso Napoleone per un momento e poi trasfer lo sguardo su de
Fontaine.  la verit?.
Alexandre si tir su. Era consapevole degli altri ragazzi radunati attorno a lui, abbastanza vicini
da sentire quello che avrebbe detto al direttore. Non aveva scelta. Era costretto ad ammettere la verit.
S, signore.
Capisco. Allora potete biasimare solo voi stesso per questacarneficina. Siete confinato per il
resto del trimestre e vi sono negati privilegi speciali. Il direttore si raddrizz e indic gli altri ragazzi
feriti. Voi altri, portate questi ragazzi in infermeria. Pi veloce che potete.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Nei mesi che seguirono, Napoleone non fu pi preso di mira da Alexandre e i suoi amici. Era
ancora considerato un inferiore dal punto di vista sociale da molti dei figli degli aristocratici che
pagavano la retta, ma il loro snobismo era mitigato da un riluttante rispetto per il trionfo che aveva
ottenuto sul campo. Infatti la vittoria era stata cos schiacciante che padre Dupuy aveva chiesto a
Napoleone di raccontarla alla classe ed era stata presa a esempio durante lanalisi delle antiche tecniche
di assedio. Naturalmente, Alexandre aveva proposto qualche modifica, suscitando il malcelato
disprezzo di Napoleone, che aveva demolito senza difficolt il contributo del rivale alla discussione.
Adesso che non veniva pi tormentato, Napoleone era libero di dedicarsi appieno alla sua
istruzione e gli insegnanti erano soddisfatti dal miglioramento riscontrato non solo nellatteggiamento
ma anche nellandamento scolastico. Per tutto il tempo, Napoleone rimase concentrato sullimminente
valutazione per il posto alla Regia Scuola Militare di Parigi. Esamin il piano di studi della scuola e
ripass a fondo le materie adatte. Consapevole della sua costituzione minuta, si sforz di praticare pi
attivit fisica. Con la sua natura brillante ma suscettibile, sembrava alimentato da unenergia nervosa,
che gli impediva di irrobustirsi, e la piccola statura era fonte di continua frustrazione.
Con lapprossimarsi della valutazione nellautunno 1784, Napoleone trascorreva lunghe ore nel
caldo opprimente della biblioteca, leggendo e memorizzando pi che poteva. Teneva sempre a mente il
consiglio di padre Dupuy, secondo il quale per coloro che non facevano parte dellaristocrazia, lunica
strada per lascesa sociale passava per la Regia Scuola Militare di Parigi. Prima conseguiva lattestato
di frequenza e superamento, e otteneva un incarico al servizio della Corona francese, prima avrebbe
potuto costruirsi una carriera significativa.
Il giorno della valutazione, i ragazzi selezionati aspettavano in biblioteca il proprio turno di
essere chiamati. Napoleone non aveva mai dubitato che sarebbe stato proposto per quel momento e,
mentre alcuni si agitavano e chiacchieravano nervosamente, lui rimase a sedere tranquillo con le
braccia conserte, fino a che il suo nome non fu chiamato.
Lispettore delle scuole militari era un ufficiale veterano, monsieur Keralio. Magro e impettito,
portava una parrucca incipriata e rivolse a Napoleone un lungo sguardo indagatore con i suoi occhi
azzurri prima di indicargli la sedia di fronte alla scrivania del direttore. Aveva un fascicolo aperto
davanti a s, contenente diversi documenti.
Cadetto Bonaparte, dico bene?
S, signore.
Lispettore picchiett sui fogli che aveva davanti. Avete una storia interessante. Un francese
corso deve essere una rarit in un posto come questo.
Napoleone sorrise. S, signore.
Lispettore lo osserv con interesse. Allora, cosa siete? Corso o francese?
Entrambi, signore, rispose Napoleone senza preamboli. Proprio come un altro potrebbe
essere un francese della Borgogna o della Normandia.
Ma quelle regioni fanno parte della Francia ormai da tempo, a differenza della Corsica. Non
hanno un Paoli a sobillarle per lindipendenza. Vostro padre ha combattuto con Paoli, giusto?
S, signore.  stato tanti anni fa. Adesso  al servizio del conte di Marbeuf, ad Ajaccio, ed  un
francese leale. Come lo sono io, signore.
Bene. Sono lieto di sentirlo, disse lispettore. Allora, giovanotto, perch volete servire nelle
forze di Sua Maest?.
Linevitabile domanda che Napoleone aspettava e, come ogni altro candidato, per rispondere
alla quale aveva lavorato sodo.  una vita da vero uomo, signore. Unoccasione di avventura, forse di
gloria, e amo abbastanza il mio Paese da desiderare di proteggerlo a costo della mia vita.
E quale Paese sarebbe, cadetto Bonaparte? Sembrate evitare di essere specifico.
Ebbene, la Francia, signore.
Lispettore rimase a guardarlo per un momento e poi ridacchi. E sia. Una risposta ponderata,
cadetto Bonaparte. Avete lastuzia per farvi strada in questo mondo.
Astuzia?. Napoleone avvamp.
Astuzia, forse. Ma, a quanto pare, non la pazienza n il totale autocontrollo.
Napoleone chin il capo, vergognandosi di essere caduto nella trappola cos facilmente.
Lispettore si appoggi allo schienale e sistem i fogli in una pila ordinata. Potete andare.
Andare, signore?  tutto?
S.
Napoleone deglut nervosamente. I colloqui di gran parte degli altri cadetti si erano protratti
molto pi del suo. Come osava lispettore congedarlo dopo un esame cos breve e superficiale?
Ho superato la valutazione, signore?
Questo sta a me dirlo e voi lo scoprirete a tempo debito, cadetto Bonaparte. Per favore,
mandate a chiamare il prossimo candidato, cadetto Poilieaux.
Napoleone torn nella biblioteca e, riferita la convocazione, riprese il suo posto, in attesa che la
procedura di valutazione si concludesse. Lultimo candidato torn in biblioteca proprio mentre i raggi
del sole al tramonto si riversavano obliqui dalla finestra.
Passi arrivarono dal corridoio e la porta si apr. Padre Dupuy entr nella biblioteca.
Signori, lispettore vedr i seguenti cadetti. Boureillon, Pardedieu, Bonaparte, Salicere e
Bresson. Gli altri possono andare.
Mentre gli altri cadetti uscivano dalla stanza, Napoleone sent unondata di gioia scorrergli nelle
vene. Era stato ammesso. Doveva essere cos. A meno che non fossero quelli che lasciavano la stanza a
essere passati e adesso il direttore avrebbe dato la cattiva notizia ai respinti. Una volta rimasti i cinque
ragazzi nominati, padre Dupuy tenne la porta aperta e fece loro segno di uscire nel corridoio.
Nel passargli accanto, Napoleone bisbigli: Sono stato ammesso?
Tutto a suo tempo, replic piatto padre Dupuy. Il direttore vi informer del risultato.
Si avviarono allufficio del direttore in un silenzio che tradiva la loro agitazione. In prossimit
dellufficio, la porta si apr e lispettore usc nel corridoio.
Grazie ancora, signore, si inchin.  sempre un piacere visitare Brienne.
Il piacere  nostro, monsieur Keralio, rispose dallinterno il direttore.
Lispettore si volt nel sentire i passi e rivolse ai cadetti un cenno del capo, mentre essi
prendevano posto sulla panca allesterno e padre Dupuy spariva nellufficio. Signori, non vedo lora
di incontrarvi di nuovo un giorno.
Grazie, signore, rispose Napoleone.
Lispettore sorrise e si avvi nel corridoio verso lingresso principale. Padre Dupuy varc di
nuovo la soglia e guard Napoleone. Siete il primo.
Napoleone si alz in tutta fretta, fece un respiro profondo ed entr nellufficio. Il direttore alz
lo sguardo mentre il cadetto si metteva sullattenti davanti alla sua scrivania.
A quanto pare avete fatto una certa impressione al mio amico ispettore. Sollev un foglio
dalla scrivania e cominci a leggere. Il cadetto Bonaparte gode di eccellente costituzione e salute; ha
un carattere obbediente, disponibile, onesto, riconoscente. La sua condotta  perfettamente regolare.
Nulla da eccepire dal punto di vista scolastico, ma  scarso nella scherma e nella danza. Il direttore
sorrise. Non tutte buone notizie, dunque.
Napoleone fece spallucce. Se voleva avere una carriera di successo, avrebbe dovuto evitare i
combattimenti con la spada e le occasioni mondane.
Certo, lispettore ha basato gran parte della sua valutazione su quelle dei vostri insegnanti e
non poteva conoscere le vostre doti bene quanto me. Perci vi ha ammesso. Vi  stato assegnato un
posto presso la Scuola Militare di Parigi a partire dal prossimo autunno. Sempre che desideriate
accettarlo.
S, signore.
Molto bene, cadetto Bonaparte. Questo  quanto. Potete andare.
Fuori dallufficio, mentre il cadetto successivo entrava per ricevere la sua valutazione,
Napoleone scambi una stretta di mano con padre Dupuy. Un enorme sorriso si allargava sul suo viso
minuto.
Mi sembra di capire che ce lavete fatta, eh?, lo stuzzic linsegnante. Sono fiero di voi,
Bonaparte. Avete fatto molta strada. Pi di quanto pensate.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Arrivarono le congratulazioni anche da Ajaccio e Autun quando la notizia del successo di
Napoleone raggiunse il resto della famiglia. Giuseppe fu il primo a rispondere, sopraffatto dalla gioia e
dallorgoglio per il risultato del fratello. Al punto che anchegli aveva ormai deciso di tentare la
carriera militare. Da casa, suo padre scrisse per dire che si aspettava grandi cose da lui. Carlo aggiunse
che si sarebbe fatto visitare da uno specialista a Montpellier per un dolore persistente allo stomaco. Ne
avrebbe approfittato per andare a trovare suo figlio.
Quando lesse la lettera del padre, Napoleone sent un turbinio di sentimenti crescergli nel petto.
Erano ormai passati cinque anni dallultima volta che aveva visto il genitore  e ancora di pi il resto
della famiglia ad Ajaccio  e tutti i legami familiari e di sangue repressi cos a lungo finalmente lo
travolsero. Quella notte pianse a lungo contro il cuscino, il petto ossuto squassato dai singhiozzi
soffocati.
Sapere che suo padre sarebbe andato in visita a Brienne quella primavera fu per Napoleone il
pensiero dominante nei mesi che seguirono. Il tempo sembrava passare pi lento che mai.
Finalmente, giunse la primavera. Un pomeriggio, allinizio di maggio, Napoleone fu chiamato
durante la lezione di matematica e convocato nellufficio del direttore. L, seduto di fronte al direttore,
cera suo padre.
Carlo si alz adagio dalla sedia e Napoleone rimase sconvolto nel vedere quanto sembrasse
vecchio e magro, anche se il luccichio dei suoi occhi ne smentiva lo stato cagionevole. Carlo sorrise e
apr le braccia. Figlio mio Vieni qui.
Napoleone attravers la stanza. Poi, consapevole dello sguardo del direttore, tese il braccio e
strinse la mano al padre con un educato inchino. Padre.  bello rivedervi.
S. Carlo si accigli mentre osservava i cambiamenti che gli anni avevano operato su suo
figlio. Il ragazzino era diventato un pallido adolescente. Dalle lettere che lui e Letizia avevano ricevuto,
sapeva gi della spiccata intelligenza di Napoleone e che il figlio aveva sviluppato un acume mentale
fuori dal comune.
Carlo si rivolse al direttore. Potremmo avere un momento da soli, signore?
Certamente. Il direttore indic la finestra. Potreste fare una passeggiata nel frutteto.  molto
bello in questo periodo dellanno.
Carlo scosse la testa. Temo di non avere pi la forza per simili attivit. Non vorrei approfittare
della vostra gentilezza, ma non potremmo restare qui?.
Il direttore lo guard per un momento e poi acconsent. Certo, monsieur Bonaparte. Prego,
accomodatevi. Ma io ho del lavoro da sbrigare prima di cena. Sono certo che comprenderete.
Carlo si inchin riconoscente. Siete troppo gentile, signore. Non vi tratterremo dal vostro
lavoro troppo a lungo.
Allora non vi disturbo un minuto di pi, replic il direttore.
La porta si chiuse e Carlo si gir con un sorriso verso il figlio, tendendogli le braccia. Mostra
un po daffetto a un vecchio che ha affrontato un lungo viaggio.
Napoleone rise e corse ad abbracciare il padre, premendo la guancia contro il suo petto. Carlo
rise sonoramente e poi si interruppe allimprovviso, con il viso distorto dal dolore.
Cosa succede?, domand Napoleone allarmato. Padre?.
Carlo alz una mano.  tutto a posto. Adesso passa.
Si mise seduto e chiuse gli occhi, respirando con calma mentre teneva stretta una mano del
figlio. Napoleone lanci unocchiata alla mano e not il cereo pallore della pelle, che pendeva floscia
dalle ossa. Attraverso la pelle e il muscolo atrofizzato, sent un tremito e, per la prima volta, percep il
terrore della morte. Suo padre, che Napoleone aveva dato per scontato per tutta la vita, era
pericolosamente mortale. Non gli era mai davvero passato per la mente che suo padre potesse morire.
La morte era stata semplicemente un fatto di cui non aveva avuto alcuna esperienza. Fino a quel
momento. La fragile creatura che lo guardava conteneva ancora lessenza di Carlo Bonaparte, ma
adesso il suo corpo era un guscio fragile, non pi il solido monumento alla vita vigorosa che era un
tempo. Napoleone prov un senso di nausea e paura.
State morendo.
No. Non ancora. Carlo sorrise. Sono malato, Napoleone. Molto malato.  per questo che
sono venuto in Francia a curarmi. Diede un buffetto sulla mano del figlio. E per vedere te,
naturalmente. Spero di poter essere curato e di tornare a stare bene. Dopo tutto, non ho ancora
quarantanni ancora abbastanza giovane per tirarti le orecchie quando mi sar ripreso.
Napoleone sorrise. Ne sarei perfino contento.
Certo, non riuscirei a essere bravo come tua madre.
Come sta?
Sta bene. Il resto della famiglia sta bene. Ma a lei manchi pi di tutti.
Napoleone deglut. Torner a trovarla, non appena potr.
Bravo ragazzo. Allora, ho bisogno di parlare con te. Mettiti seduto.
Napoleone prese una sedia e si mise vicino a Carlo, cercando di non dare a vedere il dolore per
le condizioni del padre. Di cosa dobbiamo parlare, padre?
Si tratta di Giuseppe.
Cosa succede?
Dice che vuole diventare un soldato. Carlo guard il figlio negli occhi. Dimmi, pensi che
potrebbe diventare un soldato?
No, rispose subito Napoleone. Gli manca il temperamento. Padre, io gli voglio bene,  mio
fratello maggiore, ma  troppo delicato, troppo premuroso per una carriera del genere. Io pensavo che
volesse entrare nella Chiesa.
Prima s. Adesso penso che tutte le lettere che gli hai scritto gli abbiano fatto cambiare idea.
Carlo sorrise. Vuole essere come te.
Come me?. Napoleone era esterrefatto. Nel corso degli anni aveva sopportato cos tanta
ostilit da gran parte degli altri cadetti a Brienne che il pensiero che qualcuno potesse desiderare di
essere come lui era una sorpresa. Era lusingato dallidea che Giuseppe volesse emularlo. Ma il fratello
si sarebbe rivelato un disastro come ufficiale dellesercito, si rese conto in un lampo di freddo
raziocinio. Bisognava dissuaderlo.
Napoleone, forse non te ne rendi conto, ma lui ti ammira da quando hai cominciato a
camminare. Ti adora e possiede la rara dote di non avercela con te anche se sei migliore di lui.
Dobbiamo scegliere con cura le parole che useremo con Giuseppe. Andr a fargli visita di nuovo a
Autun prima di recarmi a Montpellier. Ti chiedo di scrivergli. Convincilo a restare l e a studiare per
diventare un membro della Chiesa. Altrimenti, pu sempre dedicarsi alla giurisprudenza. Potrebbe
avere grande successo in quellambito, ne sono certo.
S, padre.
Carlo mise una mano tremante sulla spalla del figlio. Sei un bravo ragazzo. Ma sono lieto di
poterti parlare come a un adulto.
Vi ringrazio, padre.
Carlo si accasci sulla sedia e sospir. Ora, sono stanco. Ho bisogno di riposare prima del
viaggio di domani. Accompagneresti un vecchio alla sua carrozza? Ce n una che mi aspetta in
cortile.
Ve ne andate?. Napoleone avvert un acuto senso di tradimento. Cos presto? Pensavo che
potevamo trascorrere qualche giorno qui.
Carlo abbass lo sguardo sul grembo. Mi dispiace. Non posso trattenermi. Devo farmi curare il
prima possibile. Rivolse al figlio uno sguardo luminoso. Ma poi, quando sar guarito, torner a
Brienne e ti porter a Parigi io stesso. Niente mi renderebbe pi orgoglioso che guardarti varcare i
cancelli della Regia Scuola Militare con la tua nuova uniforme.
Non vedo lora.
Adesso, aiutami ad alzarmi.
Napoleone sorresse il padre per un braccio mentre percorrevano il corridoio diretti al cortile e il
ragazzo sent quanto era diventato leggero il genitore. Poco pi di un bambino, gli parve. Raggiunta la
carrozza, aiut il padre a salirne gli scalini. Carlo si afflosci sul sedile, trafelato e sudato.
Ecco. Grazie, figliolo. Non ti trattengo dalle tue lezioni un momento di pi. Forza, va.
Tra un momento. Napoleone chiuse lo sportello e mise la sicura. Lasciate che vi saluti.
Carlo sorrise. E va bene. Vetturino! Andiamo.
Con uno schiocco di redini e un grido, il vetturino spron i cavalli a partire. La carrozza
procedette lungo le stalle mentre Napoleone restava a guardare. Poi il veicolo gir e il ragazzo vide il
padre che lo salutava dal finestrino. Napoleone si affrett ad alzare il braccio e ricambi il saluto; poi la
carrozza svolt langolo delle stalle e scomparve.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Era tardo ottobre quando Napoleone e gli altri quattro cadetti di Brienne arrivarono alla Regia
Scuola Militare di Parigi. Listituto si trovava in un elegante edificio al Campo di Marte. Come a
Brienne, il corpo studentesco era formato da aristocratici paganti e detentori di borse di studio, che
vivevano insieme seguendo lo stesso programma. Napoleone e i suoi compagni di Brienne furono
sottoposti a un breve colloquio con il comandante, un uomo elegante da poco ritiratosi da una lunga
carriera nellesercito. Si congratul con loro per i posti ottenuti e li incoraggi a studiare con impegno,
a guadagnarsi un incarico nellesercito e a servire con onore il loro re e il loro Paese. Fino a che fossero
rimasti presso la scuola, sarebbero stati trattati in modo imparziale, quali che fossero le loro origini, ci
tenne a sottolineare il comandante. La scuola serviva a prepararli alla vita nellesercito. Non era
unelegante accademia per gentiluomini. Sarebbero state messe alla prova le loro capacit, non il loro
pedigree. Napoleone annu soddisfatto. Finalmente avrebbe potuto dimostrare i suoi innati talenti,
senza dover provare vergogna per le sue origini o esserne ostacolato.
Finito il colloquio, ai nuovi arrivati furono mostrate le rispettive stanze. Dopo gli spartani arredi
di Brienne, Napoleone fu sorpreso e allietato dalla vista di una camera luminosa e curata, dotata di una
larga finestra che dava sui giardini della scuola. Sopraffatto da uninebriante combinazione di orgoglio
e gioia, si gett sul letto e rotol sulla schiena. Chiuse gli occhi con un sorriso sulle labbra. Era quasi
troppo bello per essere vero. Un posto nella pi prestigiosa scuola del Paese, con la prospettiva di una
bella carriera davanti a s. Se solo la sua famiglia avesse potuto vederlo adesso. Sarebbero stati cos
fieri di lui. Avrebbe scritto loro il prima possibile, non appena avesse avuto il tempo di esplorare la
scuola e, ancora meglio, la grande capitale che si estendeva tuttintorno. Presto sarebbe stato un
ufficiale che dava ordini ed era responsabile della vita degli uomini sotto il suo comando. Un uomo a
tutti gli effetti, con il destino nelle sue mani.
Ciao.
Napoleone apr di scatto gli occhi e si tir su a sedere in tutta fretta, togliendo gli stivali dal
letto. Appoggiato allo stipite della porta, cera un cadetto con luniforme della scuola. Era un po pi
alto di Napoleone, e pi grosso. Aveva i capelli e gli occhi scuri e, quando si sent oggetto di
valutazione da parte del nuovo arrivato, si mise a ridere, rivelando una bella dentatura.
Non temere, non mi hanno mandato a spiarti. E non mordo.
Napoleone arross e poi, furioso per essere stato messo in imbarazzo, si accigli. Il ragazzo si
stacc dalla porta ed entr nella stanza tendendogli la mano.
Alexandre Des Mazis, per servirti.
Napoleone lo guard circospetto prima di stringergli brevemente la mano. Napoleone
Bonaparte.
Un nome insolito. E anche laccento. Da dove vieni?
Dalla Corsica.
Ah La Corsica. Capisco.
Cosa vuoi dire?.
Il ragazzo fece spallucce. Niente.
Des Mazis not lespressione sospettosa dellaltro e continu. No, davvero. Niente. Non ho
mai conosciuto un corso. Tutto qui.
Be, non temere. Non mordiamo. A meno che non siamo costretti.
Des Mazis rise. Ben detto! Andiamo, corso, ti faccio fare il giro della scuola, se ti va.
Napoleone non rispose subito, non sapendo ancora bene se quel ragazzo gli piacesse n
tantomeno se si fidasse di lui. Ma che male poteva venirne? E poi gli sarebbe tornato utile imparare a
muoversi nelledificio e la propriet circostante il prima possibile. Annu. Grazie.
La scuola si rivel ancora pi notevole rispetto alla prima impressione che Napoleone aveva
avuto varcandone lingresso principale. Cera una bella cappella, una biblioteca con pi libri di quanti
ne avesse mai visti, stalle, un maneggio, la piazza darmi e giardini destinati alla ricreazione. Oltre agli
eleganti alloggi, la scuola disponeva dei migliori insegnanti e tutta una squadra di cuochi, infermiere,
stallieri e altri domestici. Il cibo, lo inform Des Mazis, era buono quanto in ogni altra scuola di
Francia.
Ti faranno ingrassare presto. Des Mazis sorrise. Metterai un po di carne su quelle ossa.
Mangio gi abbastanza, replic contrariato Napoleone. Sono qui per imparare a essere un
soldato, non un ghiottone.
Forse. Ma si pu mescolare lambizione con il piacere, sai.
Des Mazis gli diede una manata sulla spalla e lo condusse verso un gruppo di studenti che
avanzavano lungo il sentiero nella loro direzione.
Ecco, lascia che ti presenti delle persone.
Le uniche discipline propriamente militari del piano di studi della scuola erano la scherma e le
fortificazioni. Cavalcare, sparare e laddestramento militare venivano insegnati nelle caserme di
reggimenti di base a Parigi e dintorni. Come in precedenza, il rendimento di Napoleone fu altalenante.
Malgrado gli sforzi, gli insegnanti non riuscirono a sradicare laccento corso. Dopo un pessimo esordio
in latino e inglese, Napoleone pot rinunciare a entrambe le materie e seguire pi corsi di matematica e
storia, nei quali fece colpo sugli insegnanti. Tuttavia, la terribile grafia era fonte di disperazione per
coloro che dovevano correggere i suoi compiti.
Al di fuori delle lezioni, Napoleone si ritrov a essere il bersaglio di scherzi. Nonostante le belle
affermazioni del comandante riguardo letica della scuola, Napoleone scopr ben presto che gli altri
allievi lo trattavano in maniera condiscendente, e talora sprezzante.
Solo Alexandre Des Mazis si considerava amico di Napoleone e, anche in tal caso, cerano
volte in cui il permaloso corso esplodeva per una superficiale osservazione sulle sue origini. E passava
giorni a rimuginare amareggiato prima di riprendersi dallo sfogo. In una di queste occasioni, i due
ragazzi si trovavano in biblioteca, impegnati a cercare materiale sullassedio di Malta. Avevano il
compito di preparare un dettagliato schema dellassedio da presentare al resto della classe. Alexandre
stava leggendo dellimpervia geografia dellisola e si era chiesto se Malta potesse essere paragonata
alla Corsica.
Non credo si possa, replic Napoleone. Da quello che ho letto su Malta,  per lo pi brulla.
Il mio Paese  montagnoso e verde. C la neve sulle montagne in inverno e ricchi pascoli in
primavera. Il suo sguardo si perse fuori dalla finestra, nella strada affollata e sporca pi in basso,
dove i carri passavano rumorosi e tanti dei pi poveri abitanti della capitale vestivano di stracci e
avevano le facce cupe e smunte per la fame. Ebbe nostalgia di casa e, come spesso gli accadeva prima,
prov il travolgente desiderio di andarvi. Di andare a casa e non tornare mai pi in Francia. Distolse lo
sguardo dalla finestra e vide che Alexandre lo guardava con aria divertita.
Cosa c?
Niente.
Allora perch mi guardi cos?
 solo che hai detto il mio Paese. Avevo limpressione che adesso facesse parte della
Francia.
Adesso, convenne Napoleone. Ma non per sempre. Un giorno saremo di nuovo liberi.
Oh! Andiamo, Napoleone!. Alexandre gli diede di gomito. Parli francese, studi in una
scuola francese nella capitale francese. Tra dieci anni da ora, sarai un capitano o, se sei davvero in
gamba, un maggiore dellesercito francese, e sarai legato da un giuramento di fedelt al re francese.
Quanto ancora pi francesi si pu essere?.
Napoleone rimase a guardarlo per un momento senza battere ciglio. Poi chiuse il pugno e si
batt piano il petto. Qui dentro, sono corso. Lo sar sempre. A ogni modo, dubito che i tuoi amici
aristocratici mi permetteranno mai di dimenticarlo.
I miei amici aristocratici?. Alexandre sorrise. Capisco.  il tuo Paese per via dei miei amici.
 cos? Ascolta, Napoleone, non puoi farti questo.
Fare cosa?
Coltivare questo cocciuto orgoglio per le tue origini.  il tuo modo di vendicarti di coloro che
ti tormentano. Quando vedi aristocratici francesi, vedi privilegi e ricchezze. Essere corso  tutto ci che
hai, perci lhai trasformato in una sorta di inestimabile virt.
 inestimabile perch  la mia identit. Essere corso  quello che mi rende ci che sono.
Davvero? A me sembra che non essere un aristocratico francese sia quello che ti rende ci che
sei. Alexandre fece una pausa perch le sue parole andassero a segno e poi continu. La verit  che
non lo sopporti. Non sopporti di non avere denaro o un titolo.
Sciocchezze!. Napoleone si appoggi allo schienale della sua sedia e incroci le braccia.
Mi chiedo, continu Alexandre, mi chiedo cosa succeder una volta che avrai messo
insieme un po di denaro. Denaro, magari un titolo e un po di terra. Allora finalmente sarai francese
come noi altri.
No, non lo sar. Sono corso e questo ha per me pi valore di qualsiasi patrimonio o titolo.
Significa che sono migliore di questi damerini i cui genitori pagano perch studino qui. La Corsica sar
di nuovo libera un giorno. Grazie a uomini come me. E, inoltre, ci riprenderemo la libert da soli e
avremo un Paese libero con libert per tutti gli uomini. Non sar cos, fece un ampio gesto col braccio
per indicare il mondo esterno, una tirannia sostenuta da parassiti aristocratici che regnano su una
nazione di accattoni che muoiono di fame.
Alexandre lo guard fisso. Mio Dio, tu parli sul serio. Be, come rappresentante della classe
parassita, mi piacerebbe sapere perch hai approfittato della nostra ospitalit in questi ultimi sei anni.
Se la Corsica  un cos bel posto, allora perch sei qui?. Sorrise disinvolto. A quanto pare ci vuole un
parassita per riconoscere un altro parassita.
Napoleone rimase immobile per un momento, combattuto tra il desiderio di sfogare la propria
furia su Alexandre e la consapevolezza che gran parte di ci che aveva detto era la verit. E conoscere
la verit era troppo doloroso da prendere in considerazione. Troppo doloroso per scusarsi. Emise un
esplosivo sbuffo daria e lasci la stanza come una furia, percorse il corridoio, attravers il cortile e,
superata la guardia al cancello, usc in strada.
Per qualche ora, si aggir per le ampie strade transitabili e lungo stradine secondarie,
lespressione fissa in un cupo cipiglio mentre i pensieri si accavallavano nella sua mente in una
confusione di argomentazioni e giustificazioni per la posizione presa contro Alexandre. Ma ogni volta
si scontrava col semplice fatto che stava approfittando di un sistema che affermava di disprezzare.
Malgrado le proteste di lealt nei confronti della Corsica, ogni giorno di addestramento presso la
Scuola Militare rendeva sempre pi vicino il momento in cui avrebbe adottato luniforme della nazione
che aveva assunto il controllo della Corsica con le baionette e i proiettili. Era un ipocrita, nella migliore
delle ipotesi, e un traditore, nella peggiore. Quel termine gli provoc un nuovo accesso dira e
negazione, in preda al quale urt un uomo che stava incollando un manifesto su un sudicio muro
intonacato. Il vasetto di colla si rovesci addosso a Napoleone. Luomo diede unocchiata alla sua
uniforme e, lasciato cadere il pennello, corse via quanto pi veloce gli consentivano le gambe.
Ehi!, gli url dietro Napoleone. E la mia giacca? Torna subito qui!.
Luomo si guard indietro, poi svolt da una parte e scomparve in uno stretto vicolo buio.
Bastardo!, grid Napoleone. Si rese poi conto che alcuni passanti si erano girati verso il
trambusto e stavano sorridendo della sua disavventura. Li guard torvo e poi si volt verso il muro per
vedere cosa stava incollando lattacchino. Un angolo del manifesto pendeva floscio e Napoleone
dovette tirarlo su per leggere.
Stampati in modo approssimativo, neri caratteri cubitali proclamavano che il popolo di Parigi
aveva sofferto abbastanza. La ricompensa per il loro massacrante lavoro erano salari da fame, squallidi
alloggi e cibo immangiabile. Il popolo non era pi disposto a tollerare. Avrebbe fatto sentire la sua
voce durante una manifestazione davanti ai cancelli delle Tuileries la domenica successiva. Solo una
massiccia partecipazione avrebbe dato lidea ai padroni della loro pericolosa frustrazione e della
necessit di ribellione che stava crescendo nellanimo di tutti gli uomini perbene.
Napoleone scosse la testa. Aveva gi visto manifesti come quello affissi ai muri di Parigi.
Dietro di essi cera un manipolo di sobillatori  piccoli uomini senza potere che si battevano per la
causa disperata di migliorare le condizioni delle masse. La protesta, come quelle che lavevano
preceduta, sarebbe stata disertata e dispersa senza difficolt da una manciata di soldati, lasciando le
strade disseminate di corpi devastati e macchie di sangue, e tutto sarebbe continuato come prima. Quei
ribelli erano troppo pochi e troppo sparsi per sfidare lo Stato e, fino a che lo Stato fosse riuscito a
difendere la propria posizione con un sufficiente schieramento di forze, niente sarebbe cambiato. Era
inutile opporre resistenza, concluse brevemente Napoleone. Non avevano nessuno a guidarli. Non
avevano che se stessi: uninerte massa di straccioni oppressi.
Quando torn alla Scuola Militare, trov Alexandre ad aspettarlo nella sua stanza. Napoleone si
ferm sulla soglia e pieg la testa da un lato.
Sei venuto a scusarti?
No. Non si tratta di quello. Alexandre si alz dalla sedia sotto la finestra e and adagio verso
lamico. Mi hanno mandato a cercarti.
Chi?
Il comandante.
Napoleone avvert uno stanco senso di ineluttabilit posarsi su di lui come un grosso fardello.
Chi  che si lamenta di me stavolta? Quel bastardo del maestro di ballo? Uno degli studenti? Tu?
No. Non  come pensi. Lo sguardo di Alexandre vacill per un istante. Il comandante ha
ricevuto una lettera. Da tua madre. Dal momento che sono il tuo unico vero amico qui dentro, ha
pensato che sarebbe stato meglio se fossi venuto io a cercarti a e a portarti nel suo ufficio, dove avrebbe
potuto spiegarti in dettaglio.
Una lettera?. Una gelida sensazione di paura gli percorse la schiena. Cos successo?.
Alexandre si morse il labbro prima di rispondere. Tuo padre  morto.
Morto?. Napoleone aggrott la fronte.  morto? Come pu essere morto? C stato un
incidente?
Era malato.
Questo non  possibile. Doveva vedere uno specialista. Mi ha scritto per dirmi che stavano
curando il suo problema. Mi ha scritto Cos successo? Dimmelo.
Napoleone,  tutto ci che so. Alexandre lo prese gentilmente per un braccio. Il comandante
ti dir di pi. Andiamo.
Napoleone rimase immobile per un momento, poi cedette e lasci che lamico lo conducesse
allufficio del comandante.
Fu trattato con sufficiente comprensione e, comera consuetudine presso la Scuola Militare, gli
fu offerta lassistenza di un sacerdote per piangere la tragica perdita. Napoleone scosse la testa. Era
ancora troppo incerto dei suoi sentimenti per volerli palesare davanti a uno sconosciuto. Suo padre era
morto. Carlo Bonaparte era morto. Non sembrava possibile. Eppure, lultima volta che lo aveva visto,
non cerano stati dubbi sul declino della sua salute. Ma adesso che la morte era l, Napoleone non
riusciva ad accettare la realt che suo padre non ci fosse pi. Immagini del genitore si riversarono nella
sua mente. Tutta un tratto, Napoleone si sent in colpa per non aver espresso la propria riconoscenza al
padre per tutto quello che gli aveva dato nella sua breve vita.
Trentotto anni. Tanto era durata la sua esistenza e non avrebbe mai visto la realizzazione di
tutti i suoi progetti per la famiglia. Non sarebbe stato l ad accogliere Napoleone ad Ajaccio n a
guardare orgoglioso luniforme del figlio. Morire con ancora cos tanto da realizzare che destino
terribile doveva essere, riflett Napoleone. Adesso tutti quei progetti e sogni erano morti con suo padre.
Erano gi morti e sepolti settimane prima. Non aveva senso dolersi adesso, disse a se stesso. Non
doveva permettere che la notizia lo abbattesse. Lavrebbe usata come prova della propria forza di
carattere. Napoleone ricacci indietro il suo dolore e alz lo sguardo sul comandante.
Signore, vi ringrazio per lofferta di un sacerdote. Ma non ho bisogno di consolazione.
Il comandante gli rivolse un sorriso gentile. Non c alcuna vergogna nel cordoglio,
Bonaparte. La morte  sempre con noi e abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti e ci consoli.
Io no, replic con fermezza Napoleone. Adesso posso tornare nella mia stanza, signore?.
Il comandante lo guard con aria compassionevole, poi annu. Come desiderate. Ma lofferta 
ancora valida. Se cambiaste idea.
Grazie, signore, ma non lo far. C altro?
No No, potete andare.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Non ci furono pause per piangere. Napoleone si gett negli studi con rinnovata dedizione e non
parl pi della morte di suo padre. Quelli attorno a lui, perfino coloro che lavevano tormentato in
passato, si tennero a rispettosa distanza e lo lasciarono in pace. Anche Alexandre sentiva che
Napoleone si era chiuso in se stesso e la loro amicizia si raffredd fino allesame per aspiranti ufficiali,
previsto per lagosto 1785. Pur essendo a scuola da meno di un anno, Napoleone insist per essere
ammesso allesame. Il comandante gli ricord che la maggior parte dei ragazzi lo affrontava dopo due,
perfino tre, anni di studio presso la Scuola Militare. Tuttavia, Napoleone e Alexandre presero parte
allesame insieme a quasi sessanta altri ragazzi. Quando i risultati furono comunicati agli studenti,
Napoleone aveva ottenuto il 42 posto e il suo amico si era piazzato 56. Entrambi ricevettero la spada
dei diplomati alla Scuola Militare e aspettarono ansiosi notizie del loro primo incarico.
Il reggimento de la Fre, lesse Napoleone sulla bacheca fuori dallufficio del comandante.
Scorse pi in basso nella lista e sorrise. Anche tu, Alexandre. Sai niente dellunit?
Ma certo!. Ad Alexandre brillavano gli occhi. Mio fratello Gabriel  un capitano del
reggimento.
A parte i legami familiari, replic paziente Napoleone. Cosaltro sai del de la Fre?
Fa parte dei Corpi Reali di Artiglieria, di stanza a Valence. Alexandre gli diede un pugno sul
braccio. Saremo artiglieri.
Cos pare. Napoleone annu soddisfatto. Nonostante la cavalleria fosse un reparto pi
attraente dellartiglieria, questultima aveva una reputazione di professionalit di gran lunga maggiore.
E per lo meno non era un incarico di fanteria, appannaggio di quei rifiuti sociali e intellettuali che
inseguivano una carriera da ufficiale nellesercito. Un uomo ambizioso poteva farsi un nome
nellartiglieria, riflett Napoleone, senza dover fare affidamento sul rango sociale e su unentrata
indipendente nella scalata alla catena di comando. Lesse gli ultimi dettagli sulla bacheca degli avvisi e
si gir verso lamico con un sorriso.
Sar meglio prepararsi. Il reggimento aspetta il nostro arrivo il 10 settembre.  tra meno di due
settimane.
Il reggimento de la Fre, come reparto di artiglieria, aveva la sua apposita caserma in cui
vivevano i soldati e venivano tenute armi, munizioni e altre attrezzature. Napoleone e Alexandre
presentarono le rispettive credenziali alla sentinella allingresso principale e furono indirizzati
alledificio del quartier generale, che dava sul parco di artiglieria. Lasciati i bauli nel corpo di guardia, i
nuovi arrivati si avviarono allingresso del quartier generale. Nel passare, Napoleone osserv le bocche
di fuoco con un crescente senso di eccitazione. A breve avrebbe prestato servizio con uno dei cannoni
da 4 o 8 libbre disposti in file ordinate nel parco di artiglieria.
I due nuovi ufficiali salirono su per le scale delledificio e chiesero indicazioni per lufficio
dellaiutante.
Napoleone buss alla porta e subito una voce brusca url loro: Non state l impalati! Aprite la
dannata porta ed entrate!.
La stanza era piccola, a stento in grado di ospitare i due armadi, la scrivania e la sedia che
conteneva. Dietro la scrivania, un uomo alz lo sguardo con aria severa.
Gabriel!, esclam Alexandre. Canaglia! Che razza di modo  questo di accogliere tuo
fratello minore?
Tenente Des Mazis! Non  modo di rivolgersi a un superiore. Sullattenti, dannazione! E anche
il tuo amichetto.
Essi obbedirono allistante e rimasero impettiti, lo sguardo fisso davanti a s, fino a che il
capitano Des Mazis non riusc pi a restare serio e scoppi a ridere. Basta cos! Riposo, signori.
Rilassandosi, i due si scambiarono unocchiata incerta, non sapendo bene come rivolgersi al
fratello maggiore di Alexandre. Ma Gabriel stava gi allontanando la grossa mole da dietro la scrivania
per andare ad abbracciare il fratello. Poi lo baci su entrambe le guance.
Quando siete arrivati? Non vi aspettavamo prima di due giorni.
Non vedevamo lora di cominciare. Perci, eccoci qui, rispose raggiante Alexandre. Adesso
presentaci ai nostri uomini e ai nostri cannoni e affronteremo chiunque il re ci dica di affrontare.
Non cos in fretta, Alexandre. Il fratello gli diede un leggero pugno sul petto. Questa 
lartiglieria; noi siamo veri e propri soldati, non come quella marmaglia della cavalleria. Qui il
comando dobbiamo guadagnarcelo.
Guadagnarci il comando?. Napoleone era interdetto. Cosa intendete, signore?.
Il capitano si rivolse a lui con un cordiale sorriso di benvenuto. Voi dovete essere Bonaparte, il
suscettibile corso.
S, signore. Napoleone cerc di nascondere il proprio disappunto.
Non temete. Non lho appreso dai canali ufficiali.  quanto ha scritto mio fratello nelle sue
lettere.
Capisco. Napoleone lanci unocchiataccia allamico, il quale si mosse a disagio mentre il
fratello continuava a parlare.
Tutti cominciano daccapo qui. Be, quasi tutti. Il giovane Alexandre sar sotto stretta
osservazione dal momento che ricordo fin troppo bene che razza di mascalzone era da piccolo. Chiss
cosa potrebbe combinare se gli affidassimo un mortaio, eh?
Signore, disse Napoleone in tono calmo, stavate dicendo qualcosa a proposito di
guadagnarsi il comando.
Tutti i nuovi ufficiali devono superare un periodo di prova. Mi aspetto che gi lo sappiate, ma
il reggimento de la Fre si spinge un po oltre. Per i primi tre mesi, servirete come artiglieri ordinari,
fino a che non imparerete a muovervi. Poi, se il nostro ufficiale in comando sar soddisfatto, potrebbe
lasciarvi assumere il vostro incarico di tenente.
Oh, andiamo, rise Alexandre. Non dici mica sul serio?
E invece s. Lespressione del capitano si indur un po.  una faccenda seria, lartiglieria. E
anche molto complessa. E non lasceremo a un paio di ragazzini mano libera con la nostra costosissima
attrezzatura fino a che non sapranno come trattare essa, e gli uomini che la fanno funzionare, con
rispetto.
Capisco, replic Alexandre. Questo significa che dovremo condividere gli alloggi con i
soldati semplici?
Cosa? Certo che no. Il capitano apparve scandalizzato. Questa sarebbe unesagerazione.
Non vogliamo suscitare idee egualitarie, vero?. Guard prima luno e poi laltro.
No, signore, convenne pacato Napoleone. Non dovrebbero farsi idee superiori alla loro
posizione.
Alexandre rise. Ignoralo. Pare che il corso abbia un insaziabile sete di uguaglianza. Ci farai
labitudine dopo un po.
Il capitano osserv per un momento Napoleone. Non sono sicuro che mi interessi. Non
importa. Mi  stato ordinato di farvi ambientare. Dove sono i vostri bagagli?
Li abbiamo lasciati nel corpo di guardia.
Andiamo a prenderli. Poi vi porter a cercare un alloggio in citt.
Come per tutti gli altri reggimenti, gli ufficiali dellArtiglieria Reale dovevano fare affidamento
sulle proprie risorse per vitto e alloggio. Napoleone affitt una piccola stanza per dieci franchi al mese
nellabitazione di monsieur Bou, un vecchio gentile che viveva con la figlia e si affezionava ai giovani
ufficiali a cui dava alloggio. Napoleone consumava i suoi pasti alla locanda Tre Piccioni per altri
trentacinque franchi al mese. Considerando anche la restituzione del denaro preso in prestito per
pagarsi luniforme e i libri, restava ben poco della diaria di novanta franchi che riceveva ogni mese.
Le sue mansioni di artigliere semplice cominciarono il mattino seguente al suo arrivo. Ogni
giorno, si alzava prima dellalba, indossava la semplice casacca blu e i calzoni dellartiglieria e si
precipitava in caserma per raggiungere gli altri uomini svegliati dai caporali, i quali si lasciavano
andare al linguaggio pi scurrile che Napoleone avesse mai sentito da quando, da piccolo, giocava con i
soldati della guarnigione ad Ajaccio.
Il sergente responsabile del suo addestramento era un uomo basso e in sovrappeso dagli enormi
baffi. Quando la compagnia si fu radunata nella piazza darmi, avanz a grandi passi lungo la linea e si
ferm davanti a Napoleone. Con le mani sui fianchi, sogghign.
Cosa abbiamo qui? Un altro nuovo gentiluomo?
S, sergente.
Nome?
Tenente Bonaparte, sergente.
Fanculo. Siete il soldato semplice Bonaparte fino a che il colonnello non dice il contrario.
Intesi? Nel frattempo potete chiamarmi signore e io vi chiamer signore. La differenza  che voi lo
direte sul serio.
S, serg signore.
Il sergente si port una mano allorecchio. Alzate la voce, signore! Non sento una parola.
Ho detto s, signore!, url Napoleone, pensando che gli aneddoti che aveva sentito a
proposito degli artiglieri sordi erano veri, dopo tutto.
Cos va meglio. Veniamo al dunque, signore. Mi si  ammalato uno degli uomini di
Magdalene. Prenderete il suo posto. Questo significa che sarete il numero due su quel cannone,
luomo spugna. Intesi? Bene. Siete arrivato giusto in tempo. Oggi c lesercitazione con il cannone.
Fece dietrofront e se ne and a ispezionare gli altri uomini della compagnia, lasciando
Napoleone alloscuro delle sue mansioni.
La compagnia si avvi al parco di artiglieria, fiss delle corde a 4 degli 8 libbre e cominci a
tirarli verso il terreno destinato alle esercitazioni. Napoleone, a soli sedici anni e di corporatura minuta,
ben presto era madido di sudore per la fatica di tirare la corda legata al braccio destro dellaffusto del
cannone. Ma le difficolt della giornata erano solo allinizio. Non appena Magdalene fu in posizione,
il sergente gli spinse un lungo palo tra le mani. A unestremit cera la spugna, un compatto tampone di
lana di pecora. Allaltro capo cera un robusto tappo di legno.
Questo  vostro. Abbiatene cura, signore. Voi state qui. Indic un punto a destra del cannone
e lo spinse bruscamente al suo posto. Siete il numero due. Quando chiamo il vostro numero,
immergete la spugna in quel secchio l e la infilate nella canna, fino in fondo. Girate in entrambi i sensi
e tirate fuori la spugna. Poi gridate Libero. Il numero tre, ovvero il caricatore, inserisce un proiettile
nella canna. Quando ha finito, grida Carico. Poi tocca di nuovo a voi. Infilate lestremit di legno del
bastone nella canna e spingete la carica pi in fondo che potete. Poi tirate fuori il bastone, tornate al
vostro posto e gridate Pronto al fuoco. Scrut Napoleone.  tutto chiaro, signore?
Penso di s, signore.
Va bene, allora. Vediamo un po.
Il sergente si allontan a grandi passi e prese posizione a debita distanza dalla traiettoria del
cannone. Esercitazione base. Il cannone sta per fare fuoco bang! Rinculo Numero due!.
Napoleone si avvicin alla canna e vi infil dentro il bastone dalla parte della spugna.
Fermo!. Il sergente li raggiunse di corsa. Non lavete bagnata, signore. Indic il secchio
vuoto appeso allo chassis. L dentro.
Ma non c acqua l dentro, signore, osserv Napoleone.
E non c neanche una fottuta carica nel cannone, signore. Fate finta, per lesercitazione.
Capisco. Napoleone estrasse il bastone e intinse la spugna nel secchio. Guard il sergente e
vide che luomo sembrava contrariato. Splash, splash?, azzard.
Il sergente sorrise. Adesso ci state prendendo la mano, signore. Continuate.
Napoleone ripul con la spugna la canna e si fece da parte. Libero!.
Il caricatore finse di inserire un proiettile nella bocca del cannone. Carico!.
Napoleone capovolse il palo, spinse in fondo la carica immaginaria e torn al suo posto.
Pronto al fuoco!.
bang!, rugg il sergente. Bel tentativo, signore. Ma stavolta girate per bene quella spugna.
Dopo tutto, non vogliamo mica che vi facciate saltare via le braccia quando cominceremo a sparare sul
serio. Dico bene?.
Oltre alle manovre di sparo, Napoleone impar a imbragare e slegare un cannone, a pulire e a
effettuare la manutenzione dellattrezzatura, a tenere in ordine luniforme e assicurarsi che gli stivali
brillassero. Poi cera il servizio di guardia, i turni, le marce e le simulazioni di accampamento. Queste
ultime si rivelarono uninteressante esperienza per Napoleone, dopo aver mangiato bene per un anno
alla Scuola Militare. Alla fine della giornata, il sergente maggiore dava ordine di tirare fuori dalla
salmeria le pentole per cucinare. Gli ingredienti per lo stufato venivano acquistati da contadini locali
usando la rana, una cassa comune alla quale tutto lequipaggio del cannone, compresi gli ufficiali in
prova, doveva contribuire. Una volta pronto lo stufato, gli artiglieri si mettevano in fila davanti la
pentola in ordine di anzianit. Poich era la recluta pi recente del reggimento, Napoleone veniva per
ultimo e gli toccavano i rimasugli. Allinizio aveva pensato di protestare e far valere il proprio grado,
ma poi si rese conto che nel giro di pochi mesi sarebbe stato al comando di quegli uomini e non poteva
permettersi di attirarsi la loro ostilit. Gli uomini finirono ben presto per rispettarlo e, col passare del
tempo, quando approd alla seconda fase del suo periodo di prova e fu nominato sottufficiale, qualcuno
coni un affettuoso soprannome per il giovane ufficiale: il piccolo caporale.
Allinizio Napoleone aveva patito quella parte delladdestramento ma, finendo per conoscere gli
uomini e lavorando al loro fianco, impar a fondo il suo mestiere. Alla fine dellanno, ormai era in
grado di scambiarsi di posto con qualsiasi uomo della compagnia e svolgere le sue mansioni con
altrettanta efficienza ed efficacia.
Alexandre, invece, stava affrontando il periodo di prova senza nascondere il disgusto per le
mansioni comuni che doveva svolgere e la frequentazione forzata con i soldati semplici. Non appena la
sua giornata si concludeva, si precipitava in citt a cambiarsi dabito e uscire a bere con gli altri
ufficiali. Napoleone tendeva a trattenersi in caserma, parlando con i soldati e assicurandosi di aver ben
compreso quanto aveva imparato quel giorno. E poi, non aveva denaro a sufficienza per sprecarlo in
alcol e donne.
Finalmente, allinizio del 1786, il colonnello convoc Napoleone al quartier generale. Era
caduta una neve leggera, ricoprendo la caserma di un sottile strato farinoso, e Napoleone si strinse nel
cappotto mentre risaliva le scale e scambiava un saluto con la sentinella, un uomo conosciuto nella
compagnia in cui aveva prestato servizio.
Mattinata fredda, Gaston.
S, signore. Se non mi danno subito il cambio, mi si geleranno.
Un vero peccato. Soprattutto per la figlia di quel mugnaio.
Risero entrambi, dopodich Napoleone entr nelledificio e si avvi dallufficiale in comando.
La porta dellufficio era aperta e Napoleone buss sullo stipite. Dentro, il colonnello era seduto davanti
al caminetto, scaldandosi le mani vicino ai tizzoni ardenti. Si guard attorno.
Ah, Bonaparte, entrate. Prendete una sedia.
Quando anche il giovane ebbe preso posto vicino al caminetto, godendosi il tepore del fuoco, il
colonnello gli sorrise. Probabilmente ormai lavrete capito. Il periodo di prova  finito. Lavete
passato a pieni voti. Da adesso in poi, potete assumere tutti gli incarichi di un tenente.
Vi ringrazio, signore. Non vi deluder.
Mi fa piacere sentirlo. Purtroppo, quello scavezzacollo di Des Mazis dovr prestare servizio
per un altro mese prima di poter mettere fine al suo periodo di prova. Ha unidea tutta particolare della
giusta condotta di un ufficiale. Ma gli faremo abbassare la cresta quando vedr che avete portato a
termine il periodo di prova prima di lui.
Speriamo, signore. Napoleone sorrise. Des Mazis  danimo buono. Sono convinto che sar
un valido ufficiale.
Spero davvero che abbiate ragione, figliolo. Allora, una volta che il vostro amico avr superato
il periodo di prova, ho un incarico per qualche giovane ufficiale. Allarsenale di Nantes, questa
primavera, ci sar una dimostrazione dal vivo con i cannoni. Verranno collaudati nuovi modelli e il
ministero della Guerra mi ha chiesto di mandare degli osservatori. Ho scelto il capitano Des Mazis per
guidare il gruppo. C posto per altri quattro ufficiali, perci includer voi e il giovane Des Mazis. Non
ho ancora deciso gli altri due. Interessato?.
Napoleone annu. Sono onorato di essere stato scelto, signore.
Vi far bene vedere alcuni aspetti pi generali del mestiere, replic il colonnello. Poi,
ricordandosi di qualcosa, schiocc le dita.
Quasi dimenticavo! C un invito del direttore di unaccademia militare nella regione di
Angi. Offrono un breve addestramento a giovani signori di tutta Europa. Il direttore sarebbe felice se
facessero conoscenza con ufficiali francesi della loro et per favorire una certa amicizia. Pensa che
possa essere di qualche utilit per prevenire le guerre in futuro. Il colonnello scosse la testa. Speranza
quasi inesistente Tuttavia, c la prospettiva di buon cibo e ottimo vino. Potreste divertirvi e
sicuramente potete farci una capatina mentre andate a Nantes.
S, signore, annu Napoleone. Dove si trova esattamente questa accademia?
Un momento. Il colonnello si gir e rovist sulla scrivania per un momento prima di
voltarsi di nuovo con una lettera. Ecco qui. La Regia Accademia di Equitazione ad Angers.
Napoleone aggrott la fronte. Trovava gi abbastanza difficile tollerare i figli dellaristocrazia
francese. Adesso avrebbe dovuto sopportare la compagnia di aristocratici stranieri e gi cominciava a
temere quella visita ad Angers.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Eton, 1783.
.
Con il passare dei mesi, Arthur si adatt con difficolt alla nuova scuola. Per la prima volta da
quando i Wesley si erano trasferiti a Londra, viveva lontano da casa e aveva il sospetto che sua madre
fosse pi che felice del nuovo stato di cose. In effetti, le lettere che riceveva da casa contenevano ben
pochi segni di sincero affetto per lui, limitandosi a uninfinita litania di lamentele riguardo la
sistemazione che Richard le aveva imposto. Come avrebbe fatto con cos pochi domestici? Gi tanti dei
suoi ex amici dellalta societ la stavano escludendo dalla loro cerchia. Cosa di cui dava la colpa agli
ingrati figli e allirresponsabile marito. Ormai lunica speranza che le restava era che la figlia facesse
un buon matrimonio o che i suoi figli, se studiavano con impegno, potessero un giorno raggiungere
posizioni di grande influenza e ricchezza, in modo da garantire una comoda vecchiaia alla loro madre
dopo una vita di duro lavoro, stenti e sacrifici. Solo dopo aver esaurito la lista di lamentele, lady
Mornington chiedeva come stavano Arthur e Gerald, come procedevano i loro studi e se avessero
bisogno di qualcosa. Ogni volta che leggeva le sue lettere, Arthur le metteva via con il cuore pesante e
la rinnovata determinazione a sfidarla.
Mentre faceva ogni sforzo per migliorare la sua tecnica con il violino, trascurava gli studi di
proposito. Ancora di pi, rifiutava di attenersi al sistema di valori che Eton imponeva ai suoi studenti.
Mentre altri ragazzi si dedicavano agli sport, Arthur li guardava con freddo distacco e lanciava perfino
insulti e parole di critica dai bordi del campo, fino a che perfino gli insegnanti si stancavano della sua
irritante presenza e lo mandavano via.
Al tempo stesso, Bobus Smith, uno degli studenti pi grandi, non perdeva occasione per rendere
la vita del ragazzo nuovo un inferno, escludendolo di proposito da ogni gioco che si svolgeva nel
dormitorio e prendendosi gioco del suo grosso naso e dei lineamenti delicati. Nonostante il talento di
Arthur, suonare il violino veniva deriso come lattivit di un ragazzo ipersensibile e debole. Se Arthur
avesse sentito di avere una famiglia amorevole a cui fare ritorno, avrebbe provato nostalgia di casa e
aspettato con trepidazione le vacanze per potersi godere il calore e la sicurezza dei suoi cari. Ma lady
Mornington non gli permise di restare con lei durante le vacanze, dicendo di non avere abbastanza
spazio per una colonia di figli. Invece, alla fine del trimestre, quando Gerald torn da sua madre,
Arthur fu spedito in Galles, a vivere nella desolante solitudine della casa della nonna.
Finite le vacanze, torn a Eton e alla consueta routine di essere preso in giro da Bobus e i suoi
amici e di deludere gli insegnanti, sempre pi inclini a considerarlo un po ritardato. Specialmente se
paragonato a Gerald, che aveva dimostrato una pronta comprensione dei classici e ben presto superato
il livello del fratello maggiore.
I mesi si trascinarono lenti e, con la crescente sensazione di essere stato sradicato dalla sua
famiglia e abbandonato, Arthur cadde in una profonda apatia che esasperava chi gli stava intorno. In
modo particolare, provava una perversa soddisfazione nel deludere le aspettative altrui. Dal momento
che era destinato a fallire e a essere detestato e detestabile, tanto valeva eccellere in tal senso.
Passarono due anni senza che ci fossero miglioramenti nel suo atteggiamento n nellandamento
scolastico, a eccezione di una buona conoscenza del francese. Nel frattempo, le finanze della famiglia
non erano migliorate. Anzi, la natura complessa degli affari del padre consumava gran parte del tempo
di Richard, che perci era esasperato dalla monotona mancanza di progressi scolastici di Arthur.
Voleva il meglio per il fratello ed era convinto che avesse la stoffa per conseguire un certo successo, al
contrario di sua madre. Lei considerava la sua deludente resa come la dimostrazione del fatto che era
destinato a fallire, come mise bene in chiaro quando il figlio maggiore and a trovarla subito dopo
Natale nel modesto appartamento in affitto a Chelsea.
Richard,  senza speranze. Ed  un ingrato. Arthur sa che possiamo permetterci a stento di
mantenerlo a Eton. Con il costo della vita a Londra di questi tempi,  un miracolo che io riesca a
sopravvivere. Anzi, sto pensando seriamente di trasferirmi a Bruxelles. Pare che l si possa vivere bene
con meno denaro. Fino ad allora, tu e io dobbiamo vivere di stenti per mantenere Gerald e Arthur a
Eton. Ed  cos che ci ripaga. Devi parlargli.
Io? Perch non lo fate voi?
Perch non posso. Ormai non mi d pi ascolto.
Potete biasimarlo? Quand stata lultima volta che lavete visto, madre?.
Lady Mornington si sforz di ricordare lultimo incontro. Ci sono! A Pasqua. Abbiamo cenato
a Hills prima che lui partisse per il Galles per le vacanze.
 stato pi di sei mesi fa. Eppure passate molto pi tempo con Gerald, Anne e Henry.
Be, stiamo bene insieme. Arthur  diverso. Ha messo bene in chiaro di avercela con me.
Anche se il motivo  un assoluto mistero.
No, non lo , replic con fermezza Richard. Per me  evidente che si senta escluso.  cos
da quando la famiglia si  trasferita a Londra. Voi eravate cos impegnati a crearvi contatti sociali che
lo avete trascurato. Per lo meno nostro padre se n reso conto verso la fine e ha cercato di rimediare.
Ma voi. Scosse la testa. Avete rinunciato a lui. E adesso sembra che anche lui abbia rinunciato a se
stesso. Povera anima. Riuscite a immaginare come deve essere sentirsi cos soli? Cos abbandonati?.
Lady Mornington si port la mano alle labbra e si morse piano un dito.  la verit?  ci che
pensa?
Credo di s. Madre, ha bisogno di noi. Soprattutto, ha bisogno di voi. Qualcuno deve avere
fiducia in Arthur, altrimenti si arrender.
Lady Mornington rimase pensierosa per un momento e poi annu. Molto bene, devo sforzarmi
di pi per vederlo. Lo far restare con me a Pasqua.
Sarebbe un buon inizio, replic con tatto Richard. E, nel frattempo, scrivetegli pi spesso e
interessatevi della sua vita. A quel punto potremmo vedere qualche miglioramento.
E se cos non fosse?.
Richard si guard le mani e, per la prima volta, Anne lo vide come luomo che era diventato,
carico di responsabilit che avevano chiuso per sempre la porta dellinfanzia alle sue spalle. I tratti
puliti del suo viso erano gi segnati da rughe. Richard rialz lo sguardo con aria triste. Se questanno
non vedremo miglioramenti, allora temo che dovremmo ritirarlo da Eton. Ci servir ogni centesimo
possibile per far terminare gli studi a Gerarld. Sta facendo bene, molto bene, e il denaro sarebbe meglio
speso con lui.
Se ritiri Arthur, cosa ne sar di lui?
C poca scelta al riguardo. Se non riuscir a ottenere risultati a scuola, allora dovr pensare
alla Chiesa oppure allesercito. Credetemi, voglio qualcosa di meglio per lui ma dobbiamo essere
realistici. Possiamo provare a salvarlo da se stesso ma non posso fare a meno di sentire che  gi troppo
tardi. Il danno  fatto.
Capisco. Allora tutto dipende dai suoi progressi di questanno?.
Richard annu. La sua ultima possibilit.
Mancava una settimana alla fine della Quaresima, faceva molto caldo per quel periodo
dellanno e gi molti dei ragazzi toglievano le giacche mentre giocavano sulle rive del Tamigi. Il sole
splendeva su di loro da un limpido cielo turchese mentre Arthur guardava gli altri da sotto lombra di
una quercia. Era appoggiato al tronco e aveva finito di leggere una raccolta di poesie presa in prestito
dalla biblioteca della scuola. Ma le semplici parole sulla carta avevano perso ben presto la loro
attrattiva in confronto alla magica bellezza prodotta dallarrivo della primavera in una giornata cos
bella. La sua attenzione si allontan dal libro e vag oltre il prato, sul placido scorrere del fiume.
Per la prima volta dopo mesi, Arthur sent unondata di piacere e appagamento scorrergli nel
corpo. Di l a pochi giorni, sarebbe andato a casa da sua madre e non sarebbe stato esiliato tra le tetre
colline del Galles per le vacanze di Pasqua. Gi aveva programmato una serie di uscite per visitare
Londra e assistere alle migliori esibizioni pubbliche che la capitale aveva da offrire. Arthur non vedeva
lora di essere di nuovo parte della famiglia e non solo fonte di imbarazzo per loro.
Uno spruzzo di bianco e argento attir il suo sguardo verso il fiume. Arthur vide che alcuni
ragazzi si erano tuffati e stavano facendo una gara per raggiungere la sponda opposta. I loro vestiti
giacevano in mucchi disordinati sulla riva. Per un istante fu dolorosamente tentato di unirsi a loro.
Perch no?, disse ad alta voce. Perch non dovrei?.
Chiuso di scatto il libro di poesie, si alz in piedi e, prima di poter cambiare idea, si avvi alla
riva del fiume con passi lunghi e determinati. Davanti a lui, i ragazzi in acqua avevano raggiunto la
sponda opposta e nellavvicinarsi Arthur li riconobbe: Bobus Smith e i suoi amici. Prima che potesse
cambiare direzione e scegliere un punto diverso del fiume, Smith lo scorse e, portandosi le mani attorno
alla bocca, lo chiam a gran voce.
Wesley! Ehi, Wesley! Vieni a fare una nuotata?.
Il cuore di Arthur sprofond. Voleva solo farsi una nuotata per conto suo. Adesso Bobus Smith
laveva visto e sicuramente non gli avrebbe lasciato godere quel momento in pace. Bene, avrebbe
dovuto trovare un altro posto dove nuotare, lontano dalla vista degli altri ragazzi.
Non ti tuffi?, lo apostrof di nuovo Smith.
Arthur scosse la testa. Poi, per assicurarsi che lo capissero, grid: No. Devo leggere un libro.
Alz il volume di poesia a dimostrazione delle sue intenzioni.
Topo di biblioteca!, esclam qualcuno e subito gli altri lo imitarono, coordinandosi
istintivamente in una cantilena che si propag dal fiume e fece girare la testa di quelli attorno a Arthur.
La faccia gli ardeva di imbarazzo e rabbia quando si allontan e si incammin lungo il sentiero, via dai
suoi aguzzini. Non era andato molto lontano quando ud rumore di schizzi dietro di s. Voltatosi a
guardare, vide che Bobus Smith e i suoi amici stavano nuotando lungo il fiume, cercando di tenersi al
passo con lui. Alcuni continuavano a insultarlo mentre sguazzavano.
Topo di biblioteca! Topo di biblioteca!.
Arthur digrign i denti e si ferm allimprovviso. Non gli dispiaceva essere ritenuto studioso,
soprattutto visto il suo pessimo curriculum scolastico. Tuttaltro, dal momento che gli forniva la scusa
per non prendere parte alle attivit fisiche. Quello che lo faceva infuriare era sapere che Smith non
lavrebbe lasciato in pace. Lavrebbe seguito lungo il fiume e se Arthur avesse preso laltra direzione,
lavrebbero seguito come sciacalli. Se si fosse allontanato dal fiume e fosse tornato a scuola, sarebbe
stato lennesima meschina vittoria nella loro campagna di intimidazione.
Dannazione a te, Smith, ringhi. Andate allinferno tu e tutti quegli sciocchi.
Cosa hai detto, Wesley?, grid Bobus dal fiume, nuotando verso la riva. Ripetilo! Se sei
abbastanza uomo, intendo.
Senza riflettere, Arthur si chin a raccogliere una manciata di ghiaia dal sentiero e la scagli
contro il suo tormentatore. Una scarica di ciottoli e sabbia agit lacqua attorno a Smith e fu colpito al
volto. Il ragazzo url, pi per la sorpresa che per il dolore, e, con un ululato di rabbia si mise a nuotare
dritto verso Arthur.
Ad Arthur si gel il sangue. Non aveva alcun desiderio di azzuffarsi con Smith in una giornata
come quella e la prospettiva di vedere infranto il suo buonumore gli fece ribollire il cuore di rabbia e
rancore.
Va bene, allora, mormor tra s. Lasci cadere il libro sullerba e serr i pugni mentre Smith
cercava un po di equilibrio sul letto del fiume e poi raggiungeva la riva spuntando come uno scoglio
dal mare. Non ci furono preamboli, nessuna studiata presa di posizione, solo una forsennata lotta
quando Smith, nudo e gocciolante, si lanci in avanti. Arthur si accovacci per abbassare il baricentro e
sollev i pugni. Allultimo momento, si pieg da un lato e scalci in avanti il piede, sperando di far
inciampare lavversario. Ma calcol male il movimento. Invece di fare inciampare Smith, la scarpa cal
sulle dita dei piedi con un sonoro schiocco e Smith croll in avanti urlando di dolore. Per un istante,
Arthur fu troppo sconvolto dalla propria azione per reagire. Allent i pugni e stava per scusarsi quando
vide odio spietato nellespressione di Smith. Adesso esitare sarebbe stato fatale. Arthur serr di nuovo i
pugni e si avvicin a Smith. Gli sferr un calcio al ginocchio, strappandogli un nuovo grido di dolore, e
poi un altro colpo al ginocchio prima di saltargli sullaltro piede. Quando Smith, ululante, fece per
prendersi il piede, Arthur si spost e scaric una serie di colpi sul lato della testa dellavversario e,
infine, con tutta la forza di cui era capace, sferr un pugno dritto al naso camuso di Smith. Quando le
nocche entrarono in contatto con losso, Arthur sent il colpo ripercuotersi nel braccio fino alla spalla.
La testa di Smith scatt allindietro e il ragazzo cadde dritto e immobile sullerba.
Arthur lo fiss. Oh, Cristo! Cosa ho fatto?.
Attorno a lui ci fu un momento di silenzio prima che gli altri ragazzi sulla riva cominciassero ad
avanzare esitanti nella sua direzione. Dal fiume giunse il rumore delle bracciate degli amici di Smith
che accorrevano verso la riva ed emergevano dallacqua. Si era formato un capannello attorno ad
Arthur e la forma riversa nellerba. I ragazzi guardarono prima Smith e poi Arthur, il quale vide
lapprensione sui loro volti. Uno di essi lo guard dritto negli occhi e gli rivolse un cenno di
approvazione. Uno dei piccoli, una matricola, si fece largo tra la folla e rimase a guardare a bocca aperta.
Qu-quello  Bobus Smith!, disse con la voce stridula per leccitazione. Guard Arthur
ammirato e chiese: ȅ  morto?.
Arthur buss alla porta.
Entrate, Wesley!. La voce del preside tuon dallinterno dello studio. Arthur, che era stato
convocato direttamente dalla classe, gir la maniglia e spinse la pesante porta di quercia. La stanza era
ampia e ben arredata. Dietro alla sua scrivania, cera il signor Chalkcraft. Dallaltro lato, su due sedie
pi piccole, sedevano lady Mornington e Richard. Arthur non aveva idea che sarebbero andati a Eton e
subito sospett il peggio. Rivolse loro un impercettibile cenno di saluto e poi abbass gli occhi a terra.
Qui, vicino alla scrivania, ragazzo. E state dritto.
Arthur obbed, terribilmente a disagio sotto lo sguardo di madre e fratello.
Sapete perch siete qui, esord Chalkcraft. Era impossibile dire se fosse una domanda o
unaffermazione.
Ha a che fare con Smith, signore?
Certo. Cosaltro? Smith  ancora in infermeria. Tre dita del piede rotte. Naso rotto e soffre
ancora per quel colpo alla testa. Non  un bel vedere.
No, replic Arthur con sincerit. Ma non posso prendermi tutto il merito per il suo
repellente aspetto.
Sua madre si mosse a disagio sulla sedia e Richard lo fulmin con lo sguardo. Solo il preside
parve divertito e si sforz di nascondere un sorrisetto.
S, bene.  una faccenda seria, Wesley. Non possiamo permettere che i ragazzi si distruggano
a vicenda. Presto non resterebbe un solo studente. Questa  una dannata scuola, non una palestra di
pugilato.
Mi dispiace, signore.
Lo spero bene. Ho dovuto chiedere a vostra madre e a Sua Signoria di presentarsi a scuola per
discutere della questione. Ora, non ha senso tergiversare, perci andr dritto al punto. Lascerete la
scuola alla fine del prossimo trimestre.
Arthur scocc unocchiata ai tre adulti. Sono espulso?. Si sent travolgere dallindignazione.
Ma io mi stavo difendendo.
Silenzio!. Chalkcraft alz una mano. Non vi stiamo espellendo. Non ho detto che vi viene
chiesto di andarvene. Inoltre, non dipende esclusivamente dal vostro scontro con Smith. Dopo aver
discusso dei vostri progressi, o della loro assenza, a Eton, vostro fratello, vostra madre e io abbiamo
convenuto che continuare la scuola per voi sarebbe inutile. Sembrate non adatto a questo posto,
Wesley. Questo  quanto. Perci vostro fratello ha dato il preavviso di un trimestre alla sua intenzione
di ritirarvi dalla scuola.
Arthur guard Richard, lottando per nascondere lorgoglio gravemente ferito. Capisco.
Richard sostenne il suo sguardo accusatorio senza scomporsi. Sei qui da tre anni, Arthur. Ho
visto le tue pagelle. Non solo non sei stato promosso, ma i tuoi voti sono perfino pi bassi della
maggior parte degli studenti della classe inferiore alla tua. Sinceramente ci sono usi migliori che la
famiglia pu fare dei soldi che spendiamo per le tue rette scolastiche. E so che qui non sei felice.
Era la verit, ammise Arthur. Dalla prima allultima parola. Eppure adesso che veniva messo di
fronte alle conseguenze di tre anni di lassismo, si sentiva ferito dallaccusa di non essere stato
allaltezza delle aspettative riposte in lui. Dun tratto volle rimanere a Eton con tutto se stesso piuttosto
che accettare il ritiro, ennesima prova della sua inadeguatezza.
Voglio restare, replic in tono sommesso.
Richard sorrise. No, non  vero. So che ti piacerebbe pensarlo. E se restassi qui? Il tuo futuro 
gi rovinato per quanto riguarda insegnanti e gli altri allievi. Per quanto tu possa sforzarti di cambiare,
ti metterebbero sempre di fronte al tuo passato. Dopo questo scontro con Smith, non puoi affatto
biasimarli.
Lady Mornington tir su col naso. E puoi stare certo che quel maligno snob di Sidney Smith
sta informando lalta societ londinese di cosa ha fatto Arthur al suo fratellino.
S, madre, la interruppe Richard. Ma non siamo qui per discutere dei vostri attriti con
Sidney Smith. Siamo qui per parlare di cosa  meglio per Arthur, ricordate?
S. Certo che me ne ricordo, sbott lei e Arthur si rese conto che dovevano esserci state
parecchie altre discussioni prima di quellincontro nello studio del preside. Qualsiasi cosa avesse detto
adesso non avrebbe cambiato niente. Le decisioni riguardo il suo futuro erano state gi prese. Sua
madre si gir verso di lui e sorrise.
Arthur, caro, voglio che tu venga a vivere con me. A quanto pare ti ho trascurato fin troppo a
lungo. Ti piacerebbe? Sono certa di s. In ogni caso, ho deciso che  tempo di lasciare Londra.
Lasciare Londra?, ripet Arthur, nella cui mente si rincorrevano immagini di un ritorno a
Dangan. Mi piacerebbe.
Lo sapevo. Lady Mornington gli sorrise. Sono cos contenta. Siamo daccordo, allora. Non
appena finirai qui a Eton, faremo i bagagli e partiremo. Far in modo di trovare un bel posto per noi
mentre porti a termine lultimo trimestre.
Trovare un posto?. Arthur era confuso. Quale posto?
Be, un grazioso appartamento per noi, continu sua madre. A Bruxelles.
Bruxelles?
S. Una citt incantevole. Cos ho sentito dire. Anne gli prese una mano. Arthur, caro,
staremo benissimo l, sai?.
Arthur guard fisso sua madre e poi abbass gli occhi sulla mano guantata che gli stringeva le
dita flosce. Ricacci indietro la frustrazione e la rabbia che gli crescevano dentro. S, madre, come dite voi.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
Ah! Vedo che avete un musicista in famiglia, sorrise monsieur Goubert quando scorse la
custodia del violino tra i bagagli che venivano scaricati dalla carrozza. Cerano numerose valigie, una
serie di cappelliere, un baule di prodotti per la persona, alcune scatole di libri e spartiti impilati davanti
alla porta della casa dellavvocato. Era unabitazione imponente, poco distante dal centro di Bruxelles,
e, da diversi anni, monsieur Louis Goubert affittava appartamenti agli stranieri attratti dal ragionevole
costo della vita e dalle comodit della citt. Gran parte dei suoi inquilini erano aristocratici spiantati
alla ricerca di un posto pi abbordabile in cui vivere e, al tempo stesso, mantenere lapparenza di
appartenere alle migliori famiglie dEuropa. Di conseguenza, Bruxelles era diventata un luogo molto
pi interessante negli ultimi anni e monsieur Goubert vedeva di buon occhio larrivo in citt di
esponenti dellalta societ, il cui lustro poteva riflettersi anche su lui e sua moglie. Persone come questa
signora inglese e il suo giovane figlio.
S, infatti. Lady Mornington osserv la custodia del violino. Al mio Arthur piace di tanto in
tanto strimpellarlo.
Arthur trasal a quelloffesa ma tenne la bocca chiusa e si impose di sorridere. Non aveva senso
abboccare allamo. Da quando aveva lasciato Eton per andare a vivere con lei, Arthur aveva imparato
in fretta le regole del gioco. Se era in vena, sua madre sapeva essere estremamente tagliente e sarcastica
senza fare distinzione tra nemici, amici e familiari. Se qualcuno si offendeva, allora lei accusava la
vittima di essere troppo sensibile e priva di senso dellumorismo. Se il bersaglio del suo veleno
sceglieva di risponderle a tono, lei se la prendeva e scoppiava in lacrime. E, come Arthur aveva
scoperto ben presto, seguiva poi una lunga tirata sullingratitudine filiale e le sofferenze di una vedova
lasciata in ristrettezze da un marito spendaccione e da un inutile figlio violinista. Arthur trovava
questultima accusa particolarmente dolorosa e perci faceva del suo meglio per evitare di provocare la
madre.
Monsieur Goubert si rivolse al ragazzo. Be, devo dirlo, sarebbe un piacere sentirvi suonare,
signore. Anzi, c nella mia casa un altro ragazzo della vostra et che afferma di amare la musica. Lo
stimato John Armitage. Devo presentarvi non appena vi sarete sistemato.
Vi prego, s, disse lady Mornington. Sarebbe bello per Arthur farsi qualche amico. Dio solo
sa se ne ha pochi.
Aha!. Monsieur Goubert rise dandosi una manata sul petto. Il sano humour inglese!.
Anne rimase interdetta. Cosa intendete con humour?
Io, ehm, pensavo che vostra signoria. Lavvocato si fece piccolo sotto il suo sguardo e
torn a rivolgersi a Arthur. A pi tardi, allora, se vorrete.
Vi ringrazio, signore. Arthur chin il capo. Ve ne sarei molto grato.
Bene. Monsieur Goubert sorrise. Adesso devo andare al lavoro. Sono certo che vi troverete
bene.
Faremo del nostro meglio, replic Anne. La casa sembra in buone condizioni e confido che
troveremo la sistemazione come descritta.
Sono sicuro che starete comodissima, milady. Monsieur Goubert si lev il cappello. A pi
tardi.
Scese gli scalini e si avvi per la strada con una rigida andatura ondeggiante.
Sembra un uomo simpatico, osserv Arthur lanciando una rapida occhiata alla madre, per
essere un padrone di casa.
Abbastanza. Anne si gir a guardare la facciata dellabitazione dellavvocato. E pensare che
una volta avevamo una casa pi grande di questa a Dublino, e una ancora migliore a Londra.
Madre, le cose sono cambiate, replic Arthur con tatto. Non possiamo pretendere di
mantenere uno stile di vita al di sopra delle nostre possibilit. La nostra situazione cambier un giorno,
vedrete.
Aha! E i maiali potranno volare. Si gir verso gli uomini che scaricavano la carrozza e ordin
loro, in francese, di portare subito in casa i bagagli. Poi prese il braccio del figlio. Forza, Arthur,
andiamo dentro a ispezionare il nostro piccolo rifugio.
Lappartamento che aveva preso si trovava al secondo piano ed era formato da un ingresso, due
camere da letto, un salottino e uno studio. Cera un bagno in fondo al pianerottolo, da condividere con
gli occupanti dellaltro appartamento del secondo piano, un mercante norvegese e la sua famiglia. Le
stanze erano tutte di discrete dimensioni e comode ma carenti in fatto di arredamento.
Arthur guard la madre aggirarsi nelle stanze, passando il dito guantato sugli arredi e di tanto in
tanto tastando la tappezzeria; infine Anne fece spallucce e annunci: Andr bene, per il momento.
Lady Mornington fece del suo meglio per inserirsi nella societ di Bruxelles il pi rapidamente
possibile. Nel giro di pochi giorni dal loro arrivo, lei e Arthur furono invitati a un ballo al Chambre de
Palais, unoccasione mondana di abiti di seta, gioielli scintillanti e decorazioni militari. Mentre sua
madre si lanciava nellangolo occupato dal gruppo inglese di Bruxelles, Arthur sal nella galleria che
correva lungo i lati della sala da ballo e, appoggiatosi a una colonna, osserv le centinaia di ospiti che
vagavano in basso. Il sonoro vocio delle conversazioni era interrotto di tanto in tanto da stridule risate
femminili, ma non riusciva a distinguere cosa si diceva. Si chiese oziosamente se venisse detto davvero
qualcosa. Qualcosa che valesse la pena ascoltare, per lo meno. Scorse sua madre, impegnata in
unanimata discussione con un ufficiale dellesercito. Luomo aveva unaria sostenuta e indossava
lucidi stivali neri che gli arrivavano alle ginocchia e terminavano con una nappa dorata. Era alto e
magro, con i capelli castani ricci e corti su una faccia sottile dominata da un lungo naso prominente.
Dun tratto, Arthur si rese conto che forse sarebbe stato quello il suo aspetto negli anni a venire.
Osserv lufficiale sempre pi affascinato e lo vide conversare con un altro uomo in un modo
controllato e dignitoso che non tradiva la vivacit dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Anche se
luniforme scarlatta con i risvolti bianchi e le finiture dorate lo facevano spiccare nella folla, il fatto che
non portasse una parrucca incipriata, a differenza della maggior parte degli uomini presenti, lo faceva
sembrare naturale e, in un certo senso, pi notevole. Un personaggio davvero impressionante.
Lufficiale sembrava ascoltare con attenzione la madre di Arthur e, con una fitta di imbarazzo, il
ragazzo si accorse che lei stava cominciando a flirtare con quelluomo. Proprio l, davanti a tutti.
Un trambusto dallaltro lato della sala attir lattenzione di Arthur. I musicisti stavano
prendendo posto. Quando tirarono fuori gli strumenti dalle custodie e iniziarono ad accordarli e a
passare la resina sugli archetti, il direttore dorchestra distribu gli spartiti. Era una piccola orchestra per
un evento di quelle dimensioni e rifletteva la natura meno fastosa dei circoli sociali di Bruxelles.
Finalmente lorchestra parve essere pronta e il direttore sal sul podio davanti a loro, battendosi
impaziente la coscia con la bacchetta. Poi Arthur not che uno dei due posti nella sezione violini era
vuoto. Il direttore si guard intorno furioso fino a che i suoi occhi si posarono sulla discreta entrata di
servizio in un angolo. Seguendo la direzione del suo sguardo, Arthur vide un uomo che, stringendo una
custodia di violino, varc barcollante la porta, procedette lungo la parete e sal la scalinata. Era
evidente che fosse molto malato, o molto ubriaco, e per poco non cadde allindietro sulle scale;
sbracciandosi come un forsennato, ritrov lequilibrio e raggiunse il loggione incespicando su per gli
ultimi gradini.
Le sue buffe acrobazie avevano attirato lattenzione di alcuni ospiti, che scoppiarono in risate
fragorose mentre luomo barcollava lungo la galleria, si scusava con il direttore, si metteva la custodia
del violino tra le gambe e cadeva in avanti, sbattendo la testa contro una colonna e perdendo i sensi.
Arthur si fece prendere dallilarit mentre guardava il direttore mettersi le mani sui fianchi disgustato e
pungolare luomo svenuto con la punta della scarpa. Poi si gir di nuovo verso lorchestra e richiam
tutti allordine. Il violinista rimasto scosse la testa contrariato e indic il compagno privo di sensi.
Mentre il contrattempo assumeva le dimensioni di una rabbiosa discussione, Arthur prov un
senso di stordimento quando gli venne unidea. Era pura fantasia, si rimprover. Poi guard la sala in
basso e avvert la crescente impazienza di coloro che si erano trasferiti sulla pista da ballo.
Arthur fece un profondo respiro, si stacc dalla colonna a cui era appoggiato e si avvi lungo la
galleria in direzione dellorchestra. Sapeva che era da sciocchi, che sicuramente lavrebbero rifiutato o
che, se gli avessero lasciato prendere il posto del violinista svenuto, lavrebbero fatto apparire come un
comune dilettante. Ma, a controbilanciare tutto questo, cera il pensiero che avrebbe potuto cavarsela.
Avrebbe potuto davvero fare qualcosa di cui andare fiero e, cosa pi importante, di cui sua madre
potesse andare fiera. Cos si impose di continuare verso lorchestra, radunata attorno alla forma
immobile del violinista.
Accortosi del suo arrivo, il direttore si volt verso il ragazzo con un sopracciglio inarcato.
Sono spiacente, signore, ma al momento siamo un po presi.
Forse posso esservi daiuto, replic Arthur in francese. Indic luomo a terra mentre la puzza
di brandy gli colpiva le narici. Posso prendere io il suo posto.
Voi?. Il direttore sorrise. Grazie per lofferta, ma penso che abbiamo gi abbastanza
problemi.
Io non suono da solo, disse con fermezza il violinista sopravvissuto.
Il direttore si volt di scatto e punt la bacchetta verso luomo. E invece suonerete, dannazione
a voi!.
No.
Signori!. Arthur si intromise tra i due con le mani alzate. Signori, vi prego. Avete un
pubblico che vi aspetta. Un pubblico che sta per perdere la pazienza.
Il direttore sbirci da sopra la balaustra e not le espressioni inequivocabili sulla pista da ballo
in basso. Si gir verso Arthur. Dunque sapete suonare il violino. Quanto bene?
Abbastanza bene per le vostre necessit.
Davvero?, fece il direttore. Balli?
Posso farcela, signore.
Il direttore prese in considerazione lofferta per un momento e poi, frustrato, si diede una
manata sulla coscia. Oh, va bene! Non ho niente da perdere a parte il compenso di questa sera. E forse
la reputazione. Indic lubriaco. Potete prendere il suo strumento.
Con un rapido sorriso, Arthur si chin a raccogliere la custodia e ne sganci le fibbie.
Allinterno, lo strumento laccato riluceva. Lo tir fuori e, sotto lo sguardo attento del direttore,
controll che fosse accordato e apport una piccola modifica alla corda del MI. Poi se lo infil tra
mento e spalla, fece scivolare la mano sinistra sotto il capotasto, flett le dita e sollev larchetto.
Pronto.
Va bene, allora. Prendete posto. Cominceremo con qualcosa di lento e semplice. Ecco. Inser
uno spartito sul leggio di Arthur. Conoscete questa?.
Arthur diede unocchiata allintavolatura: una gavotta di Rameau. S, signore. Lho gi
suonata in precedenza. Star al passo.
Lo spero, borbott il direttore. Per il bene di tutti noi.
Il direttore richiam lattenzione della sua orchestra, indic la battuta e cominci. Era un brano
di breve durata, con lunico intento di segnalare che le danze stavano per cominciare e offrire al
pubblico la possibilit di sgranchirsi con passi semplici. Arthur conosceva abbastanza bene il brano per
entrare in sintonia con gli altri musicisti e, quando terminarono, il direttore si rivolse a lui soddisfatto.
Ottimo lavoro, signore. Siete pronto per qualcosa di pi vivace?.
Arthur annu e il direttore pass al ballo successivo in programma. Quando il brano ebbe inizio,
Arthur si scopr pi felice di quanto non si fosse mai sentito sin dalla morte del padre. La familiare
sensazione dello strumento e il piacere che ne traeva dal suonarlo fecero s che suonasse come parte
integrante dellorchestra. Quando alz lo sguardo sul direttore e ricevette un cenno di apprezzamento,
Arthur sorrise e continu con gioia crescente. I balli si susseguirono e sulla pista in basso il pubblico
elegante si muoveva con grazia sincronizzata. Le ore passarono con una breve sosta a met programma,
quando Arthur bevve del vino con gli altri orchestrali e si crogiol mentre apprezzavano il suo talento.
Quando lultimo brano giunse a conclusione, il direttore si gir verso il pubblico, che lo
applaud con entusiasmo. Mentre gli ultimi applausi si spegnevano, luomo alz una mano per avere la
sua attenzione.
Signore e signori, la mia orchestra e io vi ringraziamo umilmente per il vostro apprezzamento.
Ma prima che questa serata si concluda, desidero richiamare lattenzione su uno di noi in particolare.
Si gir e fece segno a Arthur di alzarsi. Per un istante, il ragazzo fu troppo imbarazzato per reagire; poi,
quando il direttore lo invit di nuovo, si alz esitante.
 stata senza dubbio una fortuna che stasera ci fosse tra voi questo giovane gentiluomo,
spieg il direttore. Vista la, ehm, improvvisa indisponibilit di uno dei miei violinisti, questo
giovanotto si  offerto di sostituirlo. Anche se ammetto di avere avuto i miei dubbi e di essere stato
restio ad accettare la sua offerta di aiuto, il suo talento di violinista  stato subito evidente. Signore e
signori, vi prego di unirvi a me nellesprimere la nostra gratitudine a. Si gir frettolosamente verso
Arthur e bisbigli: Per Dio! Non vi ho chiesto come vi chiamate.
Arthur Wesley, signore.
Il direttore fece un ampio gesto col braccio per indicare il ragazzo e annunci: Vi presento
Arthur Wesley.
Il pubblico applaud e Arthur arross nel riconoscere tanto gradimento.
Poi dalla sala da ballo si lev un acuto grido di sorpresa. Arthur? Il mio Arthur?.
Guardando in basso, Arthur scorse sua madre, ancora accanto allufficiale. Sembrava furiosa
ma, quando si accorse che le persone intorno a lei sorridevano, annu rivolta al figlio e parve raggiante,
come ogni genitore che si bea della gloria riflessa di un successo pubblico del proprio figlio. Arthur
sent il cuore gonfiarsi di orgoglio e la salut con la mano. Poi poggi il violino sulla sedia e, dopo un
giro di strette di mani con il resto dellorchestra e parecchie manate sulle spalle, lasci il loggione e
scese nella sala da ballo. Attraversando la folla, accett occasionali lodi e congratulazioni fino a
raggiungere lady Mornington.
Lei gli sorrise e, abbracciandolo, gli sussurr allorecchio: Oh, ben fatto, Arthur! Adesso tutti
penseranno che siamo il tipo di famiglia che deve cantare per mangiare. Non mi sono mai vergognata
tanto in vita mia.
Si scost da lui con un sorriso gelido. Lui la guard con unespressione ferita e sorpresa che
contrastava nettamente con quella di lei. Prima che Arthur potesse replicare, lufficiale venne avanti e
gli strinse la mano.
Ottimo lavoro, Wesley. Siete stato davvero coraggioso. Non molti ragazzi della vostra et
avrebbero avuto abbastanza sangue freddo per cavarsela.
Coraggioso?
S. Lufficiale stava per continuare ma poi si interruppe con un sorriso mortificato. Le mie
pi sentite scuse, non mi sono presentato. Perdonatemi. Strinse con fermezza la mano di Arthur.
Colonnello William Ross. Sono attach presso lambasciata. Lieto di fare la vostra conoscenza.
Lo sono anchio, rispose Arthur con un inchino del capo.
Un vero capolavoro, ragazzo. Non mi meraviglia che vostra madre sia cos fiera di voi.
Oh, suvvia!. Anne si finse imbarazzata. Colonnello, voi mi fate arrossire!.
Lady Mornington mi ha detto tutto di voi.
Davvero?
S, figliolo. Pare che al momento non abbiate ancora in mente una carriera.
Questo  vero, signore. Sto cercando di migliorare il mio francese mentre siamo a Bruxelles.
Ma a parte quello ho solo la mia musica.
Avete un talento raro per il violino, Wesley. Questo  evidente, ma penso che converrete che
non basti per qualcuno con le vostre origini. Si protese impercettibilmente in avanti per trafiggere
Arthur con i suoi penetranti occhi azzurri. E, ho il sospetto che, malgrado il piacere che chiaramente
traete dalle vostre doti musicali, bramiate qualcosa di pi eccitante, eh?
S, signore, rispose educato Arthur, anche se non era sicuro di voler fare qualcosa di pi
eccitante che dedicarsi al violino. Ma, trovandosi di fronte al colonnello Ross, rimase affascinato dal
suo stile elegante e sent di nuovo che gli sarebbe piaciuto emanare la medesima sicurezza una volta
raggiunta let di quellufficiale.
Come se gli avesse letto nel pensiero, il colonnello gli sorrise e propose in tono leggero: Avete
mai pensato a una carriera nellesercito?
Lesercito? No, signore. Non ancora, per lo meno.
Forse dovreste. Lady Mornington mi ha spiegato che siete un figlio minore. Conosco per
esperienza personale il peso di non poter accampare diritti sulleredit. I figli minori degli aristocratici
possono scegliere se darsi allalcol, diventare sacerdoti o arruolarsi nellesercito, o tutte e tre le cose se
sono ghiotti di castighi, anche se non in quel preciso ordine, certo. Rise allegramente e Arthur rise con
lui. Poi il colonnello Ross continu. Non riesco a immaginarvi come un alcolizzato o un prete, perci
lesercito sembra la scelta pi saggia. Vostra madre condivide la mia opinione.
S.  brava a prendere le decisioni per gli altri, replic Arthur senza scomporsi.
Anne ignor il tono ironico del figlio. Vale la pena rifletterci, Arthur. Richard, si volt verso
il colonnello per spiegare, ovvero il mio figlio maggiore, conte di Mornington. Si gir di nuovo
verso Arthur. Dovrebbe avere delle conoscenze che possono aiutarti a trovare un posto nellesercito.
Gli scriver presto e vedr cosa pu fare.
E se il conte  impossibilitato ad aiutare, allora sar pi che felice di farlo io, aggiunse
cortese il colonnello.
Siete molto gentile, signore, replic Arthur. La conversazione gli stava sfuggendo di mano.
Se non tentava di deviarla dalla direzione che stava prendendo, sua madre lavrebbe fatto spedire in
qualche derelitta parte del mondo prima della fine del mese. Una carriera nellesercito potr anche
essere la cosa migliore per me, ma bisognerebbe sempre ponderare bene le proprie scelte.
Senzaltro, convenne il colonnello. Parlate come un vero soldato! Forse la soluzione
migliore sarebbe passare del tempo in una Scuola Militare. Farsi unidea della vita militare, senza per
prendere impegni definitivi. Cosa ve ne pare?
Scuola militare?. Anne parve allarmarsi.  costoso?
Non pi di qualsiasi altra scuola.
Oh, capisco.
Il colonnello avvert allistante la delicatezza della situazione. Certo, molti studenti
frequentano queste scuole solo per un breve periodo di tempo, non pi di un anno, direi, e le rette
variano parecchio. In Francia, per esempio, si possono trovare delle vere occasioni. Se volete, lady
Mornington, parler con alcuni dei miei contatti militari presso le altre ambasciate e vedr se possono
segnalarmi qualche opportunit per vostro figlio.
La madre di Arthur sorrise. Ve ne sarei molto riconoscente. Grazie.
Adesso, milady, temo di dovervi lasciare.
Anne gli mise una mano sul braccio. Non vorrete mettere fine cos presto a una serata tanto
piacevole?
Assolutamente no, milady. Ho un impegno con altri ufficiali e mi duole dire di essere gi in
ritardo per quellappuntamento, grazie alla nostra affascinante conversazione.
Lei sorrise. Immagino che si sentir la mancanza della vostra eccellente compagnia e sono
stata egoista. Magari, in unaltra occasione.
Ross annu. C un ballo allambasciata di Prussia verso la fine del mese. Vi far recapitare un
invito. Potrei chiedere dove.
Abbiamo un appartamento nellabitazione di monsieur Goubert, rue de Poincon.
Rue de Poincon. Molto bene, mi attiver a tale riguardo. Si inchin. Buonanotte, milady. E
sono certo che vi rivedr presto, Arthur.
S, signore. Lo spero.
Non appena il colonnello non fu pi a portata di orecchie, Anne se la prese con il figlio.
Mantenendo il viso privo di espressione, abbass la voce e parl in tono rabbioso. Cosa credevi di
fare?
Madre?. Arthur si strinse nelle spalle. Non capisco.
Non fare il finto tonto con me. Gli altri potranno anche considerarti un sempliciotto, ma io ti
conosco meglio. Cosa significava quella vergognosa esibizione lass in galleria?
Erano senza un violinista. Potevo prendere il suo posto e cos ho pensato di dare una mano.
Hai pensato di dare una mano, gli fece il verso in tono malevolo. Capisco. Quindi se ti
capita di vedere il cavallo di qualcuno azzopparsi, ti metterai le briglie e darai una mano, suppongo?
Madre, siete ingiusta.
No, sbott lei, sei tu a essere ingiusto. Ti ho portato a Bruxelles per migliorare il tuo
francese. Dio sa se non hai imparato altro negli ultimi anni. E pensavo che avremmo passato pi tempo
insieme. Alla prima occasione che ti  capitata stasera, te la sei svignata. Abbandonando la tua povera
madre nella folla.
A me non siete sembrata cos abbandonata.
Non essere insolente. Lo guard fisso per un momento e poi continu in tono ferito:  solo
che avrei voluto sapere doveri finito. Tutto qui, Arthur. Sarebbe stato premuroso da parte tua.
In seguito allimprovvisata esibizione al Chambre de Palais, Arthur e sua madre furono invitati
a molti eventi sociali. Lui si adegu alquanto in fretta alle attenzioni di cui era oggetto e ben presto
svilupp un talento nella conversazione e modi disinvolti, quasi affascinanti. Anne scopr con sorpresa
che suo figlio faceva colpo sulle altre persone, al punto che fu evidente che una parte della mondanit
di Bruxelles preferiva la compagnia di Arthur alla sua. Anche se, si consolava Anne, non poteva affatto
dirsi di bellaspetto.
Il colonnello Ross si inform riguardo le pi rinomate scuole militari dEuropa, tracciando una
linea sottile tra qualit e accessibilit. Alla fine, raccomand listituto di un vecchio amico di famiglia,
Marcel de Pignerolle. La Regia Accademia di Equitazione ad Angers, malgrado il nome, non era una
semplice scuola di equitazione ma offriva un vasto piano di studi che comprendeva la matematica, le
materie umanistiche e larte della scherma. La clientela era sufficientemente esclusiva per fare colpo su
lady Mornington e la retta ragionevole sarebbe stata altrettanto di suo gradimento. Una combinazione
perfetta per Arthur Wesley. Poco prima di Natale, Anne annunci di aver iscritto il figlio allaccademia
di Angers. Avrebbe cominciato laddestramento a gennaio. Lei avrebbe fatto ritorno in Inghilterra.
Bruxelles, dichiar, era troppo piccola e provinciale per soddisfare il suo interesse un minuto di pi.
Inoltre, le mancava la sua famiglia.
Arthur ascolt tutto quanto con la medesima triste sensazione di vuoto che aveva provato a
Eton. Veniva abbandonato di nuovo. Stavolta, si ripropose, avrebbe evitato la scontrosit che aveva
adottato a Eton. A quel tempo aveva sperato che mostrandosi infelice, avrebbe suscitato sensi di colpa
nella madre e lei gli avrebbe dato laffetto che meritava, e agognava. Ma adesso, concluse, era evidente
quanto fosse limitato laffetto di quella donna per il suo terzogenito. Lui, a sua volta, non le doveva
niente. Inoltre, era prossimo a un grande cambiamento nella sua vita. Lo sentiva. Per la prima volta,
Arthur vedeva una strada davanti a s. Non era pi la musica il suo unico scopo nella vita. Avrebbe
ballato a un ritmo diverso: quello del cupo rimbombo del tamburo militare e degli acuti squilli delle
trombe.
A gennaio si sarebbe recato ad Angers per cominciare la sua vita da soldato.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
Angers, 1786.
.
Quando la carrozza attravers il corpo di guardia, Napoleone si spost da un lato e guard
ansioso fuori dal finestrino. Gli zoccoli ferrati dei cavalli rumoreggiavano sullacciottolato del cortile
che si apriva su un ampio spazio davanti allingresso principale dellaccademia. Un manipolo di uomini
a cavallo riceveva istruzioni al centro del cortile. Napoleone li osserv attentamente. Si trattava, senza
dubbio, dei figli dei vari aristocratici prussiani, austriaci e britannici, dilettanti nelle loro giubbe rosse
dai bottoni gialli e i risvolti azzurri. Non erano veri soldati. Non erano professionisti come lui,
addestrati dalle migliori menti militari dEuropa. Anche se aveva ricevuto il suo primo incarico e il
periodo di prova era terminato, ci sarebbe stato un ulteriore periodo di addestramento nei mesi a venire
prima di potersi considerare un ufficiale di artiglieria a pieno titolo. E quando non fosse stato di turno,
ci sarebbero stati manuali da digerire e storie da leggere, a parte le opere di filosofia e letteratura che
leggeva per piacere personale. Rispetto a quella esperienza, Napoleone tendeva a considerare
quellelegante accademia nientaltro che una scuola dlite, gestita dal raffinato Marcel de Pignerolle e
sua moglie.
Linvito del direttore a Napoleone, e ai quattro ufficiali con cui divideva la carrozza, era stato
scritto con grafia elegante. Dapprima Napoleone era stato tentato di ripensarci. Era stanco di essere
trattato con sufficienza dai figli dei nobili francesi per via dei suoi natali corsi. Diventare oggetto di
curiosit per i nobili di altre nazioni era ancora pi pesante. Il colonnello, che aveva ormai un debole
per il suo brillante ma goffo tenente, gli aveva consigliato con pazienza di unirsi ai suoi compagni e
fare visita ad Angers perch sarebbe stato semplicemente utile conoscere gli uomini con i quali un
giorno avrebbe potuto scontrarsi in battaglia. Scoprire che tipo di uomini erano. Individuare punti di
forza e debolezza del loro carattere nazionale. Era unargomentazione convincente e, alla fine
Napoleone, con un piccolo sfoggio di riluttanza che aveva divertito il colonnello, aveva accettato
linvito.
Ora, Bonaparte, ricordate cosa ho detto e tenete docchio i vostri ospiti, aveva concluso il
colonnello. Potreste imparare qualcosa. Allo stesso tempo, badate di comportarvi da gentiluomo in
mezzo a gentiluomini. Non  un peccato divertirsi. Controllate quellimpetuoso orgoglio corso e
potreste scoprire di apprezzare lesperienza. A un uomo possono tornare utili tutti i contatti che
stabilisce a questo mondo.
Napoleone sorrise a quel ricordo e prov una fitta di imbarazzo ripensando alla ruvida
immagine di s che doveva aver dato al suo colonnello. Be, eccolo l adesso, e non cera modo di
sottrarsi alla situazione. Avrebbe dovuto controllarsi e assicurarsi di non dire niente di sciocco.
Qualsiasi provocazione gli fosse stata lanciata.
La carrozza si ferm fuori dallentrata principale dellaccademia e un valletto, accorso con uno
sgabello, apr lo sportello per i giovani ufficiali di artiglieria. Napoleone fu il primo a emergere dalla
carrozza e balz a terra da un lato del poggiapiedi. Si raddrizz e si sistem rapidamente luniforme,
lisciando le grinze che il viaggio aveva impresso nella stoffa. Davanti a lui si ergeva unimponente
facciata classica: le lucide porte di legno che conducevano nellingresso erano circondate da un superbo
colonnato che risaliva fino alle curate tegole di un bel tetto mansardato. Laccademia assomigliava pi
a un palazzo con unaura di esclusivit derivante da duecento anni passati ad addestrare giovani
gentiluomini ai rudimenti dellarte bellica.
Alexandre Des Mazis allung il collo allindietro per osservare i capitelli delle colonne che
incorniciavano lentrata. Non c che dire, eh, Napoleone?.
Il suono di pesanti stivali riecheggi dallingresso e poi un giovane usc a grandi passi
dalledificio, accogliendoli con un amabile sorriso. Era alto, il viso largo, i capelli scuri legati
allindietro e brillanti occhi azzurri. Indossava un uniforme da cadetto e si inchin con grazia agli
ufficiali di artiglieria. Parl con un inconfondibile accento inglese, ma dal particolare tono cantilenante.
Signori, madame de Pignerolle mi ha mandato a darvi il benvenuto e a portarvi nelle nostre
sale. Il mio nome  Richard Fitzroy.
Il capitano Des Mazis avanz, chin il capo e gli tese la mano. Capitano Gabriel Des Mazis
del reggimento de la Fre. Vi presento i tenenti Alexandre Des Mazis, Franois Duquesne, Philippe
Foy e Napoleone Bonaparte.
Lietissimo. Fitzroy sorrideva mentre stringeva la mano a ognuno di loro. Se volete seguirmi,
signori.
Si volt e li condusse allinterno dellaccademia. Il pavimento era rivestito di marmo e,
malgrado lucidato, recava il segno del passaggio di decine di migliaia di cadetti nel corso dei secoli. La
sala era dipinta di azzurro, con particolari in foglia doro sullarchitrave. A intervalli regolari, alle
pareti erano appesi grandi dipinti di uomini dallaria distinta in uniforme e, osservando quei quadri,
Napoleone avvert una fitta di gelosia nellardente ambizione che gli riempiva il cuore. Un giorno un
dipinto di Napoleone avrebbe potuto adornare la parete della Regia Scuola Militare di Parigi e tutti gli
uomini che lavessero visto ci avrebbero pensato due volte prima di ridere della Corsica.
Giunti in fondo allingresso, il cadetto li condusse su per unampia scalinata a un grande
corridoio. Vi si aprivano numerose stanze e, nel passarvi davanti, Napoleone cap che erano sale
comuni, ciascuna arredata con gusto. In una not un cadetto alto e snello, che sembrava avere la sua
et, disteso su un divano. Il cadetto, con i capelli di un castano spento, stava leggendo un quotidiano.
Una figura emerse dallultima stanza del corridoio e, alzato lo sguardo, Napoleone vide una matura
donna slanciata che sorrideva loro, mettendosi graziosamente da una parte e invitandoli a venire avanti.
Gli ufficiali di artiglieria si fermarono allistante e si inchinarono nel modo insegnato loro dal
maestro di ballo della Scuola Militare. La signora inclin la testa a mo di ringraziamento e poi si
rivolse al cadetto.
Signor Fitzroy, siate cos gentile da accompagnare dentro questi signori. Le presentazioni
formali possono essere fatte quando il direttore torner dalle scuderie. Ho organizzato un piccolo buffet
per allietare la loro attesa.
S, madame.
Madame de Pignerolle si rivolse agli ufficiali di artiglieria. Ora, temo di dovermi occupare del
mio guardaroba, signori. Vi affido al signor Fitzory.
Napoleone si inchin di nuovo. Molto bene, madame.
Mentre la donna si allontanava leggiadra lungo il corridoio, Fitzroy si mise da un lato per
lasciare che gli ospiti entrassero nella stanza. Gli stivali di Napoleone si posarono felpati su un folto
tappeto azzurro con un elaborato motivo di fiordalisi bianchi. Da una parte cera un appendiabiti e
lasci il tricorno su uno dei pioli levigati dalluso. La stanza era ampia, con il soffitto alto e lunghe
finestre che davano sullennesimo vasto cortile. Tuttintorno erano disposti piccoli gruppi di sedie
imbottite e decorati tavolini da rinfresco. Al di l dellappendiabiti, cera un lungo tavolo sul quale era
allestito un buffet. Dietro al tavolo, due valletti erano in attesa di servire gli ospiti.
Signori. Fitzroy agit una mano in direzione del buffet. Prego, servitevi mentre vado a
prendere i cadetti che faranno parte del nostro gruppo. Si inchin e lasci la stanza.
Mentre i passi del cadetto riecheggiavano lungo il corridoio, Napoleone e gli altri cadetti
banchettarono con gli occhi. Il cibo della Scuola Militare era fino a quel momento la migliore cucina
che il giovane corso avesse mai assaggiato, ma quel tavolo imbandito lo faceva sfigurare. Cerano
grandi vassoi di carni finemente tagliate; fette di salmone; vassoi di formaggio e di salsicce stagionate
tagliate sottili come fogli di carta. Fettine di pane e tortini con sciabole, moschetti e cannoni raffigurati
sulle superfici glassate. Dallaltro lato del tavolo cerano numerosi decanter di svariati vini e liquori.
Niente dolci?, osserv asciutto Napoleone, scoccando un rapido occhiolino a Des Mazis.
And a mettersi di fronte al valletto pi vicino. Ebbene?
Signore, madame de Pignerolle ha dato disposizioni perch pi tardi venga servita una cena
formale. Il tono era adeguato ma cera appena una punta di sdegno per un ufficiale tanto screanzato da
pensare di lamentarsi dellaccoglienza del suo ospite.
Capisco. Napoleone tir su il mento e guard dallalto del suo naso il valletto. Be, in tal
caso dovremo aspettare per un pasto come si deve. Nel frattempo, potete servirmi una selezione di
carni.
S, signore. Il valletto prese con mano esperta un paio di pinze dargento e cominci a
riempire un piatto dal disegno elaborato. Napoleone prese il piatto e una forchetta e si avvi adagio
verso le lunghe finestre dallaltro lato della stanza. Dietro di lui, gli altri ufficiali aspettavano di essere
serviti. Attraverso il vetro, Napoleone guard in basso il secondo cortile dove decine di giovani cadetti
si esercitavano con la spada. Indossavano casacche bianche imbottite ed erano armati di sottili stocchi.
Erano disposti in lunghe linee davanti agli istruttori, imitandone i movimenti. Avanzando, ritraendosi,
balzando in avanti, avanzando e poi lanciando un attacco improvviso. Napoleone osserv tutto quanto
un po disorientato mentre gustava alcune deliziose fette di salsiccia affumicata. Non si era mai distinto
con la spada, una carenza che era stata indicata nelle sue valutazioni alla Scuola Militare. Napoleone
non riteneva essenziale padroneggiare quellarte. Non in quellepoca e a quei tempi. Avvert una
presenza al suo fianco: Alexandre laveva raggiunto alla finestra. Napoleone gli indic il cortile. Chi
pensano di prendere in giro?
Come, scusa?
Lezioni di scherma Che utilit ha uno stocco sul campo di battaglia? Tutto questo costoso
addestramento non servir a niente quando si troveranno contro un moschetto.
Napoleone, saper usare una spada non ha niente a che fare con il campo di battaglia. 
semplicemente un requisito dellessere un ufficiale e un gentiluomo, replic in tono stanco Alexandre.
Ne abbiamo gi parlato.
Continuo a credere che se un uomo viene addestrato per la guerra, allora dovrebbe essere
addestrato per la guerra. Questo questo balletto armato non  che unaffettazione.  datato e non
serve a niente.
Non serve a niente?. Alexandre inarc le sopracciglia. Ma certo che serve.  una delle arti
che ci distingue dalla comune marmaglia.
Ci distingue?. Gli occhi scuri di Napoleone fissarono quelli dellamico. Include anche me?
Ovviamente, replic Alexandre in fretta ma non in modo convincente. Tu sei un ufficiale.
Ma non faccio parte dellaristocrazia. Non sono il figlio di un conte, come te e gli altri.
Alexandre lo fiss per un momento, dominando lirritazione. Quando pensi di desistere da
questa linea di pensiero, Napoleone? Non puoi serbare rancore nei confronti del mondo in cui vivi per
sempre. Devi cambiare. Non essere cos suscettible.
Perch dovrei cambiare io? Perch non pu cambiare il mondo e lasciare che gli uomini di
talento abbiano successo? Nonostante le loro origini. Te lo dico, Alexandre, il vecchio ordine strangola
i talentuosi mentre distribuisce tutti i premi agli stupidi figli di aristocratici incestuosi. Napoleone si
interruppe e fece un sorriso forzato. Mi dispiace, non intendevo.
Aristocratici incestuosi come me?. Alexandre arretr di un passo e pos il suo piatto su un
tavolino.  questo che intendi?
Certo che no, Alexandre, rispose Napoleone con un sorriso. Pensi davvero che sarei amico
di un idiota?
No, replic pacato Alexandre. Sarebbe indegno di te.
I due rimasero a guardarsi in nervoso silenzio e poi le labbra di Napoleone si curvarono in un
leggero sorriso. Adesso chi  quello suscettibile?
Signori!.
Si voltarono e videro Fitzroy avanzare a grandi passi verso di loro. Lo seguivano una dozzina di
cadetti, compreso il languido giovane col giornale che Napoleone aveva visto prima. Fitzroy percep la
tensione tra i due ufficiali di artiglieria e unaria preoccupata apparve sulla sua faccia.
Signori, spero che non ci siano problemi. Il cibo?
Il cibo  eccellente. Des Mazis sorrise.
Allora?
Stavamo osservando i vostri colleghi esercitarsi con la spada e abbiamo avuto una divergenza
di opinione, tutto qui. Ora, se potessimo fare la conoscenza dei vostri compagni.
Ma certo.
Gli ufficiali di artiglieria e i cadetti si misero gli uni di fronte agli altri mentre Fitzroy
presentava ciascun uomo. Napoleone serr le labbra quando il suo cognome fu pronunciato male. Se
voleva vivere il resto della vita in mezzo ai francesi, allora avrebbe dovuto cambiarlo. Magari
modificarne qualche lettera in modo che per gli altri fosse pi facile pronunciarlo. Quel momento di
distrazione gli imped di cogliere il nome dei suoi ospiti e si maledisse per quella sua mancanza di
attenzione.
Una volta finite le presentazioni, i cadetti si precipitarono al buffet per farsi riempire i piatti dai
due valletti. Rimase solo il cadetto del giornale, che guard Napoleone incuriosito e poi gli tese la
mano.
Tenente Bonaparte, dico bene?.
Napoleone annu e gli strinse la mano.
Bonaparte, ripet con precisione il cadetto inglese. Poi continu. Un nome insolito, signore.
Non  francese?
Corso, rispose Napoleone con un sorriso. Ma poich sono nato dopo che lisola  stata
acquisita dalla Francia, ritengo di essere francese dopo tutto.
Giusto. Anche se oserei dire che alcune persone dalla mente ristretta tendano a usarla come
scusa per riservarvi un atteggiamento di sufficienza, replic con sincerit il cadetto.
Napoleone era sorpreso dal fatto che ci fosse solo una leggera traccia di accento nel francese del
cadetto. Quello e la sua ultima osservazione alimentarono la sua curiosit. Mi dispiace, signore. Temo
di non aver capito il vostro nome.
Wesley, signore. Arthur Wesley. Di Dangan Castle, contea di Meath.
...
.
...
FINE Parte 1.